Intervista a Chibundu Onuzo

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Incontro la giovane scrittrice Chibundu Onuzo, nigeriana di nascita e londinese d’adozione, a Più Libri Più Liberi 2019. Per registrare la nostra intervista decidiamo di sederci sui gradini esterni del Roma Convention Center, dove si svolge la fiera. Chibundu è una ragazza solare, le sue risate fragorose ben presto calamitano l’attenzione di tutte le persone sedute vicino a noi, e l’intervista diventa un piccolo show.




Eri così giovane quando hai scritto La figlia del re ragno, poco più di una bambina! Rileggendo il romanzo oggi, cambieresti qualcosa?
No, tutto sommato no. Quel romanzo rappresenta la persona che ero allora, ha “catturato” come una macchina fotografica i miei punti di vista e i miei sentimenti di dieci anni fa. Non direi che oggi sono gli stessi, ma la prospettiva rimane valida.

Lagos, questa metropoli gigante, così complessa e piene di contraddizioni. È lo sfondo de La figlia del re ragno e l’oggetto del tuo secondo libro. Cosa rappresenta questa città per te? Il centro di tutti i conflitti oppure il posto in cui puoi trovare tutto e dove devi fare i conti con tutto e tutti?
È una bellissima città, ci ho vissuto fino a quando ero una ragazzina prima di trasferirmi in Inghilterra. È un luogo che trasmette energia, un posto eccitante. Voglio dire, io vivo a Londra e anche Londra ovviamente è una metropoli enorme e piena di energia, ma credo che il tipo di atmosfera che si respira a Lagos sia inimitabile, è davvero unica.

Londra ti ha cambiato in qualche modo?
Sì, assolutamente. Anche dal punto di vista letterario. Il mio terzo libro inizia a Londra, è parte del percorso che ho dovuto fare per venire a patti con il mio essere una straniera. Non ho ancora aderito a quella che potrei definire “black british identity” perché in fondo la stessa idea di essere “nera” è ancora abbastanza lontana da me, era del tutto nuova quando sono arrivata in Inghilterra. Credo che sia lo stesso per qualsiasi africano: sono cresciuta in Nigeria e là ovviamente praticamente il 90% delle persone attorno a te ha la pelle nera, così la “negritudine” è un concetto che non ha alcun senso. Abbiamo altri canoni per distinguere le persone, cose che non hanno nulla a che vedere con il colore della pelle, per esempio l’etnia tribale o la religione praticata. E sono distinzioni che creano problemi e tensioni, sì, ma la razza non c’entra assolutamente nulla, è un concetto del tutto alieno a chi cresce in Africa. Poi ti trasferisci in Inghilterra e bum! Improvvisamente sei nera e scopri tutto un mondo di percezione di te che prima nemmeno immaginavi. Nel mio nuovo romanzo cercherò di esplorare proprio la costruzione di questa nuova identità.

I lettori italiani hanno conosciuto un’altra scrittrice nigeriana (Chimamada Ngozi Adichie) che pure si cimenta nel racconto della vita della Nigeria rapportandola con quella americana. Due donne. Ma anche due donne che provengono da due famiglie benestanti, che hanno potuto studiare e che però sono dovute andare via dalla Nigeria per potersi esprimere. Due donne che comunque ci raccontano i paradossi della società nigeriana, le sue contraddizioni. Ti senti fortunata? Qual è la condizione sociale delle donne oggi in Nigeria?
Quando mi fanno questo tipo di domande, mi pare che i miei interlocutori vogliano farmi sentire come un unicorno. Non sono un unicorno, in Nigeria. È pieno di donne istruite, intelligenti, emancipate che hanno avuto successo a Lagos o in giro per il mondo. I miei genitori sono entrambi medici, mia madre è una donna brillante. Esiste una enorme classe di professionisti in Nigeria, una borghesia del tutto simile a quella che c’è in Europa. Non voglio dire che si tratti della maggioranza della popolazione nigeriana o che non esistano problemi sociali ed economici in Nigeria, ci mancherebbe. Ma non c’è una situazione tale da giustificare questo approccio “preoccupato e addolorato” quando mi si chiede qualcosa sulla mia patria o sulle donne. La mia situazione non è così inusuale come sembrate credere, insomma.

Ne La figlia del re ragno viene presentato contemporaneamente, spesso negli stessi dialoghi, il punto di vista di due personaggi differenti (Abike e Runner G). Come è stato immedesimarsi in due persone tanto diverse? Dicci la verità: chi è il tuo personaggio preferito?
Ora che sono cresciuta sono assolutamente più vicina ad Abike. Quando ero piccola apprezzavo una visione più netta delle cose, è bianco o è nero, una certa irruenza. Ora capisco invece che Abike è capace di percepire i suoi limiti e accettare compromessi e contraddizioni, mentre Runner G ha un senso della giustizia molto personale che non mette mai in discussione, vive di certezze. Mentre scrivevo il romanzo ricordo che adoravo il suo approccio, oggi invece ho cambiato profondamente idea.

I LIBRI DI CHIBUNDU ONUZO



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