Salta al contenuto principale

Intervista a Claudia Riva

altIl condominio in realtà non è il tuo debutto letterario, visto che hai già scritto una fiaba per bambini, ma il tuo romanzo d'esordio: com'è nata l'idea di questo libro? E come lo definiresti? L'idea di scrivere questo libro è nata per gioco, un po' come tutti i migliori esordi, sia letterari che non, dato che venivo sempre presa in giro dai miei amici e dai miei familiari perché incontravo quasi sempre ragazzi veramente fuori dall'ordinario, che rappresentavano ognuno una certa tipologia di fidanzato: il ricco, il famoso, l'isterico... praticamente ho conosciuto tutte persone che, come succede coi segni zodiacali, si distinguevano per determinate caratteristiche. Comunque mi è sempre piaciuto scrivere e quindi ho pensato che volevo provare a scrivere qualcosa di ironico, divertente, che facesse parte di me. Perché hai scelto come titolo Il condominio? L'idea di chiamarlo in questo modo è venuta per ovviare al problema dei nomi, altrimenti qualcuno avrebbe potuto denunciarmi se avessi usato i nomi veri. Inoltre si tratta di una metafora, visto che io vedo l'amore come qualcosa di verticale, che parte dal basso come un amore adolescenziale per arrivare a qualcosa di più maturo, quindi l'ho paragonato ad un condominio, che ha una struttura verticale: parti dal basso per arrivare in l'alto. Nel libro parto da un piano terra senza cortile per arrivare a quello che dovrebbe essere il mio attico. Quindi si potrebbe configurare come una sorta di autobiografia? Non mi va di intenderlo come un'autobiografia, anche se l'80% di quello che c'è scritto è vero. Poi ovviamente ogni piano è stato enfatizzato, ingigantito e reso romanzato per necessità: infatti non è che sono proprio tutti veri fidanzati. Penso che sia un libro diretto un po' a tutti: secondo me può leggerlo sia una ragazzina che una donna matura piuttosto che un uomo, perché comunque rispecchia un po' quello che può capitare a chiunque. Tutti, femmine o maschi, abbiamo incontrato nella nostra vita determinate tipologie di persone. Difatti anche un uomo potrebbe trarre spunti interessanti dal tuo libro... Eh già... e farebbe bene anche a leggerlo il prima possibile! L'idea di strutturare il romanzo come un condominio è nata soprattutto come escamotage letterario... tuttavia il libro l'hai chiuso con l'attico: vuol dire che l'amore perfetto l'hai trovato davvero? Oppure pensi di cominciare a fare un po' di 'abusivismo edilizio' per provare a costruire anche un superattico? Ormai ho cominciato a costruire anche nelle cantine: sto cominciando ad andare verso il basso, come in una sorta di Divina Commedia al contrario. Comunque attualmente sono fidanzatissima e anche se non fosse l'attico... alla fine chi se ne frega. Nella stesura del romanzo ti sei ispirata a qualche libro in particolare? O c'è stato qualche scrittore che ti ha influenzato e che ti ha dato la spinta per intraprendere la carriera di scrittrice? Io ho sicuramente i miei scrittori preferiti come li hanno quasi tutti. Ma per scrivere questo romanzo non mi sono appoggiata a qualcuno o mi sono ispirata a qualche scrittore in maniera particolare. E' stata quasi una esigenza, una sorta di autoanalisi: forse è banale dirlo ma scrivere è davvero terapeutico. A me è servito perché penso che la scrittura serva sempre per sfogare delle cose, ironizzare su altre, esorcizzarne altre ancora, inventare, usare la fantasia... e anche essere liberi di scrivere quello che ci pare. E' fondamentale per me metterci molto del proprio, sia per sentirsi meglio con se stessi, sia, eventualmente, per far sentire meglio anche gli altri. In realtà è stata proprio un'esigenza e da qualche parte dovevo cominciare. Comunque tra i miei scrittori preferiti ci sono Charles Bukowski, John Fante, Pedro Juan Gutiérrez. Mi piace anche Margaret Mazzantini, quindi apprezzo anche gli autori italiani: diciamo pochi ma buoni. Anche se non si tratta di un'autobiografia nel tuo romanzo trovano posto personaggi famosi come tuo fratello Massimo e il suo compagno di avventure Vasco Rossi, che qui presenti in una veste inedita e intimista, quasi come uno zio prodigo di consigli, molto distante dall'immagine con cui viene solitamente percepito dai media e dal grande pubblico: questo corrisponde alla realtà dei fatti? Corrisponde perfettamente. Ovviamente parlando di me è stato naturale parlare delle persone che mi sono state vicino e lo sono tuttora. Una tra queste è Vasco oltre, naturalmente, mio fratello Massimo e un po' tutta la combriccola del 'Blasco'. Non mi interessava parlare di Vasco Rossi: se volevo parlare di lui proprio come Vasco Rossi scrivevo libro intitolato “Ve la dico io la verità” su Vasco. Mi piaceva invece mostrarlo agli altri nello stesso modo in cui lo vedo io, cioè non come Vasco Rossi ma come Rossi Vasco, che è una persona che mi ha praticamente visto nascere ed è sempre stata vicina ai miei fratelli, perché erano amici e uscivano insieme, oltre al fatto che con mio fratello Massimo ci ha lavorato. Nel romanzo mi interessava farlo apparire come un personaggio marginale, come del resto è effettivamente nella mia vita: lo conosco bene e ci sentiamo ma non l'ho inserito nel libro per vendere qualche copia in più bensì perché questo libro rispecchia l'80% della mia vita. E nella mia vita c'è anche lui, c'è stato e spero ci sarà. «Avevamo il mondo ai nostri piedi e lo sapevamo con esattezza» è una frase che la protagonista ripete spesso e che rende bene l'idea di quella sorta di spensierata onnipotenza, mista ad un po' di incoscienza, che hanno quasi tutte le ragazze consapevoli del proprio fascino quando cominciano ad affacciarsi alla ribalta del mondo: vuoi raccontarci come hai vissuto realmente quel periodo? Quella frase si riferisce più o meno a quando avevo 18-20 anni e vivevo una vita veramente spensierata con mio fratello Massimo a Bologna e avevo tutto quello che volevo: uscivo con lui, con Vasco, con gli amici di Massimo. Una volta era un musicista, un'altra volta un cantante: ero una ragazzina giovane che a quell'età sentiva veramente di avere il mondo ai suoi piedi. Avevo tutte le porte aperte e in questo gioco coinvolgevo molte delle mie amiche. Era un divertimento continuo tra la fine del liceo e l'inizio dell'università, che ti da ancora più possibilità di indipendenza. Si faceva molto tardi, si facevano un po' di bravate, niente di così diverso da quello che hanno fatto un po' tutti. Diciamo che io sono riuscita a prendere le cose migliori: ad esempio avevo una macchina con autista pagato o mi accodavo a mio fratello per entrare gratis ai concerti e nei posti più esclusivi. Sfruttavo molto questi privilegi e devo ammettere che sono riuscita a farlo alla grande... mi divertivo molto e lo ricordo come un periodo molto bello. La cosa buffa è che mio fratello, che faceva mille cose, ovviamente più spericolate delle mie, si preoccupava per me e quindi alla fine non voleva più uscire inseme a me: diceva che non si divertiva in quanto lo facevo preoccupare troppo! Tu affronti i vari piani del condominio sempre con lo stesso entusiasmo? Sì, anche perché non lascio passare molto tempo tra un fidanzato e l'altro: non riesco a star da sola a lungo, mi annoio, quindi praticamente salto sulla tomba del mio ex e ogni nuovo fidanzato è sempre l'amore della mia vita. Il condominio è una cosa che tu costruisci... ma è proprio vero che ogni volta sali di un piano? Ovviamente è una metafora però direi di sì perché, anche se è banale, «sbagliando s'impara». Del resto il libro si basa su alcuni concetti primordiali: da una cosa che tu hai fatto arrivi a quella successiva con una consapevolezza sicuramente maggiore, acquisisci dei punti di vista diversi e per me tutto questo è una crescita che va davvero verso l'alto in quanto tendi a non ripetere più gli stessi errori di prima. Quindi l'ordine cronologico delle storie è abbastanza fedele a quello reale? Sì, infatti si può notare facilmente come, mano a mano che si procede nella lettura, la scrittura diventa leggermente diversa. Sono partita da una scrittura e da punti di vista un po' più 'infantili', per arrivare al capitolo finale con una modalità di scrittura completamente diversa, sia a livello di uso di alcuni termini piuttosto che altri, sia a livello quasi 'filosofico'. Si potrebbe paragonare la figura dell'architetto con cui parla la protagonista a quella del Grillo parlante... che invece di parlare a Pinocchio parla con Lucignolo? Esatto: hai centrato il bersaglio! Nel libro infatti non è che il condominio me lo costruisco da sola, perciò faccio finta di far intervenire carpentieri, muratori e un architetto, che è la persona alla quale parlo, dicendo «ma io questo piano lo volevo fatto così» e dandogli la colpa praticamente alla fine di ogni singola storia. Come dicevi giustamente tu in realtà l'architetto, che interviene praticamente alla fine di ogni capitolo (tranne nell'ultimo, in cui mi fa notare in continuazione che non abito a New York e che quindi non posso costruire un grattacielo) è una sorta di grillo parlante, che poi sono io, ovvero la mia coscienza: è la parte buona di me che parla con quella 'cattiva', con Lucignolo, che è quello che non si prende le responsabilità delle proprie azioni e che addossa la colpa sugli altri, come fa una ragazzina un po' isterica e viziata. Alla fine il libro si può considerare una sorta di parziale bilancio del tuo vissuto? Un bilancio molto ironico però, dato che non traggo delle conclusioni definitive: fornisco degli spunti e poi le persone che lo leggono traggono le loro conclusioni. Io volevo fare qualcosa di divertente che mi facesse ridere mentre scrivevo e che potesse al contempo far ridere il lettore. Poi in realtà, visto che la vita non è sempre così sorridente e piacevole, ci sono anche delle note un pochino più malinconiche. Hai già in cantiere qualche nuovo romanzo? Se qualcuno continua a darmi la possibilità di scrivere mi piacerebbe continuare a farlo. Ovviamente non posso mantenermi scrivendo e quindi dovrò necessariamente continuare a fare altri lavori, come quello per il cinema, che comunque è un lavoro divertente. In realtà avrei già pronto un altro libro ma ho deciso che diventerà il mio terzo romanzo e non il secondo, perché il pubblico non è ancora pronto! (ride - NdR). Comunque ho in testa almeno cinque libri ancora da scrivere. [alessandro busnengo] I libri di Claudia Riva: Il condominio