Intervista a Daisy Johnson

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Gentilissima, simpatica, timida e dolce, Daisy ci regala un quarto d’ora di chiacchierata ai margini di Più Libri Più Liberi 2019. È stata, a pari merito con Eleanor Catton, la più giovane finalista del Man Booker Prize della storia con il suo romanzo d’esordio, una rilettura raffinatissima e oscura (oddio, anche l’originale non è che scherzasse) della favola di Hansel e Gretel. Obbligatorio quindi per Mangialibri approfondire con lei alcuni aspetti.




Come è nata una storia così suggestiva e perturbante come quella di Nel profondo?
Fin dal primo momento sapevo che avrei voluto rinarrare qualcosa di già esistente. L’idea era quella di prendere qualcosa, decostruirla e poi ricostruirla in maniera diversa utilizzando quello stesso materiale. Tutto quello che troviamo nell’ultima stesura del libro è completamente diverso dalla prima bozza, a parte il fatto che il tema centrale è la nuova narrazione di questo mito, quello di Hansel & Gretel.

Come la protagonista della favola dei fratelli Grimm anche la tua protagonista cerca in continuazione di tornare a casa. Cosa è casa per Gretel e cosa è casa per Daisy Johnson?
Ci ho pensato molto quando ho scritto questo libro ed è un tema che ho affrontato anche in un libro precedente. Casa per Gretel è fondamentalmente Sara, la madre, a cui tutto ruota attorno e a cui la protagonista racconta tutta la storia. Solo alla fine si assiste ad un cambiamento per cui Gretel sente la necessità di avere un cardine diverso e quindi liberarsi e aprirsi in una maniera positiva. Per me in qualche misura è simile perché anche io ho girato molto in luoghi diversi con i miei genitori. Quindi per me casa non è un luogo fisico ma sono le persone. Crescendo ho capito che per me casa è soprattutto il luogo in cui scrivere. Gretel e io non siamo simili ma forse un elemento ci accomuna ossia ritenere che casa sia solitudine e raccoglimento. Come nel libro Il senso di Smilla per la neve. Io adoro Peter Høeg!

Una cosa che si nota nel libro è la fascinazione per l’Edipo Re di Sofocle. Cosa trovi di così affascinante in questa storia così antica?
È una storia che amo fin dall’adolescenza e che è tornata nella mia mente più e più volte. Una delle cose che mi affascina di più è il suo lato oscuro e dark, che è evidente fin dall’inizio con la scena di un bimbo che viene lasciato in balia dei lupi. È una sfida portare una storia così antica nella nostra contemporaneità. Un altro elemento che amo di quest’opera è che i protagonisti a un certo punto si ritrovano in cima a una collina per poi rotolare giù e credo che questo sia un’occasione eccezionale per godersi una scena simile. In tutti i miti greci poi apprezzo molto il cambiamento di genere.

I miti greci ultimamente stanno tornando molto di moda. Secondo te qual è il segreto della loro immortalità ed eterna contemporaneità?
Ci sono molti altri autori che riprendono le storie dei miti e penso che ognuno abbia una risposta valida a questa domanda. Per me ciò che rende i miti greci così senza tempo è che trattano di temi con cui tutti abbiamo a che fare prima o poi come vivere, avere una famiglia con tutti i rapporti che si creano in essa e così via. Io ho cercato di vederli da una prospettiva diversa. Oggi abbiamo molti modi per parlare di questione di genere o di cambiamenti ma nel mito possiamo trovare tantissimi spunti inediti e interessanti.

Il linguaggio è molto importante nel tuo libro. Come hai studiato e affrontato questo tema?
Già da quando studiavo Teoria letteraria all’università la scrittura è stato un tema centrale per me. Quindi ho voluto mettermi alla prova. Il mio metodo è semplicemente quello di essere una lettrice ossessiva. Mi concentro molto sulla struttura delle frasi e il mio intento è quello di riuscire a suscitare una certa inquietudine nel lettore.

Il traduttore italiano ha fatto secondo me un lavoro magnifico con il tuo scritto. Ti sei mai interfacciato con lui?
No, in realtà non abbiamo mai avuto una corrispondenza e ci siamo incontrati oggi per la prima volta. Capita comunque che alcuni traduttori più giovani mi chiedano consigli o opinioni via mail ma in questo caso non c’è mai stato bisogno. Il processo di traduzione mi ha comunque sempre molto affascinato perché si tratta sempre di trasformazione.

I LIBRI DI DAISY JOHNSON

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