Intervista a Daniel Kehlmann

Articolo di: 

Ho incontrato il tedesco-austriaco Daniel Kehlmann, uno dei più talentuosi e importanti scrittori europei, al Salone del Libro di Torino 2019, allo stand Feltrinelli. Serio ma non serioso, disponibile e molto professionale. Ecco cosa mi ha detto.




Si potrebbe pensare che Tyll sia un romanzo storico, ma in realtà ha uno strano rapporto con la Storia, che qui da te viene modellata come fa un artigiano. Perché per esempio la scelta di spostare un personaggio medievale qualche secolo in avanti?
Ho voluto concentrarmi sul personaggio di un saltimbanco, di un buffone e quindi l’ho messo al centro della vicenda. Poi però ho pensato che non ci fosse bisogno di inventarne uno quando nella tradizione tedesca esiste la figura di Till Eulenspiegel, che raccoglie in sé tutte le storie e tutti i personaggi del tempo. È un tipico archetipo tedesco e nordeuropeo in generale, figura mitica che ho deciso di spostare avanti nel tempo. Un artificio molto semplice che è già stato provato da qualcuno, spostando lo stesso personaggio nel diciannovesimo secolo. Charles De Coster lo ha spostato nell’epoca della guerra tra la Spagna e i Paesi Bassi. Gerhart Hauptmann invece lo ha fatto approdare alla Prima Guerra Mondiale. Non sono stato quindi il primo scrittore ad avere spostato un buffone avanti nel tempo. Tra l’altro molti tedeschi pensavano che questo fosse un personaggio storico e mi hanno chiesto perché non abbia ambientato il romanzo nel tempo in cui è nato. Essendo però un personaggio fittizio non ha tempo. Eppure è talmente radicato nella cultura popolare tedesca che tutti pensano che sia realmente esistito.

…Forse perché un buffone o una maschera è l’unico personaggio che può esorcizzare l’orrore di una guerra?
Lo sguardo di un saltimbanco è un modo molto utile per parlare di guerra. Non volevo però che fosse un umanista ante litteram e che quindi si opponesse alla guerra. Sarebbe stato anacronistico. Lui non è né a favore né contro la guerra, ci si ritrova semplicemente in mezzo e prospera. Proprio come il personaggio della madre in Bertolt Brecht. Semplicemente la guerra è il loro ambiente. È un artista che danza sulla fune ma non fa teatro. Sicuramente nella Germania dell’epoca Shakespeare non avrebbe trovato un pubblico adatto per le sue tragedie e le sue commedie. Erano tempi oscuri, ma perfetti per l’arte di Till. Il suo personaggio mi è stato anche molto utile verso la fine del romanzo perché mentre lo stavo terminando mi trovavo negli Stati Uniti e Trump è stato eletto. Ero molto triste per questo ma ho pensato come avrebbe reagito Till in un momento come quello, e certamente non si sarebbe sentito distrutto. Questo mi ha dato coraggio e forza per finire il romanzo.

Cosa ha rappresentato la Guerra dei Trent’anni per l’Europa e perché è uno scenario così adatto per un romanzo del genere?
La Guerra dei Trent’anni è stata la più grande catastrofe europea fino alla Prima Guerra Mondiale. Ha rappresentato un punto di rottura enorme per varie ragioni e proprio in quel periodo si cominciarono a delineare gli Stati come oggi li conosciamo. Si raccolsero eserciti grandi come mai prima d’allora. Ci furono grandi saccheggi e poche battaglie. Nel folklore tedesco, come per esempio nella fiaba di Hänsel e Gretel, la fame è un tòpos molto comune proprio causa di quegli avvenimenti. Ci sono proprio stratificazioni di ricordi oscuri rimasti nella cultura tedesca. Sono rimasto molto sorpreso di come la gente si senta ancora molto legata a questi periodi storici, anche se molto remoti. Questa catastrofe è rimasta molto forte nella memoria collettiva di ognuno. In Bavaria, ad esempio, sono morte molte più persone in proporzione che durante la Prima Guerra Mondiale. Circa il 50% della popolazione del Nord Europa morì a causa delle conseguenze della carestia della Guerra dei Trent’anni.

Che ruolo ha il teatro nel tuo immaginario?
Quando facevo le ricerche per il mio libro ho scoperto qualcosa di incredibile. Federico V, Re di Boemia, aveva come consorte Elizabeth Stuart, ossia la figlia del re d’Inghilterra. Lei alla corte di suo padre aveva assistito alle commedie e alle tragedie di Shakespeare recitate dai Kingsmen. È stata quindi l’unica principessa tedesca ad avere visto le opere di Shakespeare dal vivo, tanto è vero che per il suo matrimonio con Federico V fece rappresentare La tempesta. Il fatto che lei abbia visto con i suoi occhi Shakespeare e la sua compagnia le ha fatto guadagnare un posto di rilievo nel romanzo. Shakespeare muore nel 1616, dopo gli eventi principali del mio romanzo, però molti dei fatti che ho narrato sono impregnati del suo spirito e questo va in contrasto con la mancanza di cultura tedesca dell’epoca. Le commedie dell’epoca in Germania erano basate su peti e bastonate sulla testa. C’è un contrasto quindi tra l’arte di Shakespeare e l’arte grottesca di Till. Alla fine del libro si parla molto di trattative politiche ed Elizabeth si comporta proprio come se fosse su un palco durante la rappresentazione di un’opera di Shakespeare.

Ogni scrittore ha rituali e regole pratiche. Quali sono le tue?
Non ne ho tante. Preferisco scrivere di pomeriggio piuttosto che la mattina o la sera. Posso dire che preferisco scrivere a mano anche se non lo consiglierei a scrittori in erba. Se posso invece dare un suggerimento, è avere il coraggio di scrivere anche cose brutte, come prima bozza che nessuno comunque vedrà. Le prime bozze sono sempre tremende, si sa. Qualcuno ha detto che in realtà scrivere è riscrivere, quindi si tratta di migliorare ciò che abbiamo messo su carta una prima volta. Non bisogna avere paura di aggiustare ciò che all’apparenza inizialmente sembra bruttissimo.

I LIBRI DI DANIEL KEHLMANN



Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER