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Intervista a Daniele Lucchini

altInnanzitutto, una breve presentazione dell'attività della casa editrice che dirige: da quanto esiste, in quali ambiti si muove, che genere di pubblicazioni cura, etc. Finisterrae nasce nell'estate 2004, con la pubblicazione della Confessione di san Patrizio patrono d'Irlanda. Il progetto in realtà era in pensatoio da anni. L'idea alla base della linea editoriale è di contribuire al recupero di testi europei dimenticati, che però hanno ancora molto da dire sulla nostra identità culturale. In un'epoca in cui nel nostro continente ci si fa vanto di aver già sepolto latino e filosofia greca e di star defenestrando umanesimo e cristianesimo, forse qualche segnale contro corrente è doveroso e necessario. Per me, appassionato lettore fin da bambino, decidere di farlo con i libri è stato abbastanza naturale. La proposta di Finisterrae è quindi costituita in prevalenza da testi dei secoli passati di autori europei mai pubblicati in italiano o, pur magari essendolo stati, introvabili da chissà quanto tempo. Come giudica dal suo punto di vista la situazione attuale del panorama editoriale italiano? Francamente non ritengo di avere gli strumenti per giudicare il panorama editoriale italiano né, d'altra parte, mi sento di esprimere giudizi. Anche se non posso negare di avere grande simpatia per i piccoli e mini editori, quelli che magari sfuggono ai censimenti ufficiali: hanno molta più libertà di movimento ed è pertanto più facile che siano loro a scoprire le perle più preziose. Ad ogni modo, come lettore, sono onestamente contento che in Italia esistano così tante case editrici: l'offerta libraria che ne deriva è decisamente ampia e variegata. Chi è il lettore tipo dei libri editi dalla sua casa editrice, e chi vorrebbe che lo diventasse? In altre parole, a quale fascia di mercato fate riferimento e quale avete intenzione di conquistare? La scelta di privilegiare testi di carattere religioso, poetico o storico evidentemente non pone Finisterrae proprio nell'ottica del best seller. Tuttavia sono molto lontano da una politica elitaria; rimango dell'idea che, presentandoli in modo corretto, si possono tranquillamente divulgare ad un pubblico più ampio anche libri apparentemente difficili. Se mi è permesso un esempio, le posso dire che se da un lato il rimario di Gregorio Comanini è ad ora richiesto perlopiù da docenti o ricercatori universitari, la Confessione di san Patrizio è richiesta da lettori di estrazioni tra loro piuttosto diverse. Che rapporto ha la sua casa editrice con il Web? Ritiene che internet possa rappresentare una valida risorsa promozionale per l'editoria? Senza internet Finisterrae semplicemente non esisterebbe. Conduco il progetto da solo e non dispongo certo delle risorse per un modello di business tradizionale, fatto di magazzini, distributori, conti vendita alle librerie. I libri Finisterrae sono perciò acquistabili solo dal sito web. Anche per quanto riguarda la stampa la tecnologia è di grande aiuto: non c'è alcuna differenza qualitativa ormai tra un volume in brossura stampato in offset e uno stampato in digitale. Il digitale ha però il vantaggio di permettere anche microtirature da dieci pezzi, rendendo possibile anche ad una minuscola editrice come Finisterrae di avere un catalogo nutrito che non va mai fuori stampa. Le appare in sogno Gutenberg e le conferisce magicamente pieni poteri per diffondere l'amore per la lettura tra gli italiani: quali sono le sue prime mosse al mattino seguente? Inizio a digitalizzare libri e a diffonderli attraverso internet. In questo senso direi che, per fortuna, il Nostro appare in sogno a diversa gente da almeno una decina d'anni; pensi ad esempio ad iniziative quali Project Gutenberg o Liber Liber, solo per citare le due più note al pubblico italiano. Se potesse essere un altro editore, quale sceglierebbe e perché? Senza alcun dubbio Einaudi, quello fino agli anni '80: l'essenza del libro, una miscela magistrale tra qualità delle scelte editoriali e sobrietà della veste grafica. Pensi ad esempio alla bellezza oggettistica di due collane come le Letture per la scuola media, poi divenuta Einaudi scuola, o i Saggi brevi: quasi pezzi di design nella loro semplicità ed eleganza. È stato, tra l'altro, proprio sui libri di Einaudi che ho coltivato la passione per la lettura; già in seconda elementare mi erano stati regalati infatti alcuni testi di Rodari e di Calvino. Davvero, se penso al libro, penso prima di tutto ad un libro di Einaudi. Quale libro edito da altri avrebbe tanto voluto pubblicare lei? Le rispondo a colpo sicuro: gli Studi su Dante di Auerbach, un saggio di una finezza altissima godibile come un romanzo. Per non dire del paradosso: il massimo poema italiano e cristiano che trova uno dei suoi più validi studiosi in un ebreo tedesco rifugiato in Turchia. Che gliene pare?