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Intervista a Davide Garbero

altPer migliaia di ragazzi della tua età pubblicare un libro è solo un sogno. Puoi raccontarci come hai fatto tu a realizzarlo? Per evitare epiteti più volgari, diciamo che è stata una gran botta di fortuna. Due anni fa frequentai un corso di sceneggiatura per fumetto tenuto nella mia città da Cristiana Astori (il cui libro Il re dei topi ed altre favole oscure è pubblicato dalla mia stessa casa editrice, la Alacràn di Milano). Visti i precedenti, rocamboleschi ed infruttuosi tentativi di pubblicazione dei miei racconti nella frusta rivista della mia scuola, provai a far leggere i racconti a Cristiana, la quale mi spinse e mi incoraggiò a continuare a scrivere. Essa inoltre recapitava, man mano che venivano scritti, tutti i miei racconti ad uno dei boss della mia casa editrice, Andrea Carlo Cappi, senza che io ne sapessi nulla. Continuai a scrivere, e a stesura ultimata del decimo e ultimo racconto del libro mi si parò davanti l’editore che, serrando un sigaro in bocca, mi chiese se ero interessato a pubblicare un libro. La risposta alla sua domanda è nota: meno noto è il fatto che dopo quella notizia ho dovuto iniettarmi una dose extra di antitetanica per abbattermi il sorriso dalla faccia. Come rispondi alle accuse di esagerare con la violenza ed il sangue nei tuoi racconti? Per avere meno violenza e meno sangue probabilmente dovrei sculacciare la mia immaginazione. È un compito ingrato ed imbarazzante, e francamente non ci penso neanche a svolgerlo. Le mie storie nascono così, con sangue, sesso e violenza compresi nel prezzo. Occhi che saltano, frullati umani o lingue masticate non sono, nelle intenzioni, innesti successivi per sbalordire, schifare o elicitare i più triviali istinti del mio fantomatico lettore. Essi nascono con la storia. Sul perché la mia mente partorisca questi racconti probabilmente dovrei sentire il parere di uno psicologo: ma visti gli indesiderati consulti ricevuti in questi mesi da ogni persona che, nell’ansia di apparire intelligente, si improvvisava psicologo da quattro soldi (riuscendo a far sembrare professionali persino gli scienziati dei film di Lucio Fulci), probabilmente all’entrata dello studio potrei iniziare a ridere compulsivamente, memore dei precedenti responsi, senza cavarne nulla di buono. Potrei elucubrare sull’argomento sangue e violenza per ore, nonostante sia ben poco significativo mentre scrivo, ma preferisco mettermi nell’ombra delle schiette parole di uno dei miei registi preferiti, Abel Ferrara: “Io me ne fotto, non sono disposto a scendere a compromessi. I miei film non sono per tutti. Me ne frego se turbano le casalinghe di Beverly Hills”. Quali sono gli scrittori ai quali guardi come modelli e quelli invece ai quali non vorresti mai essere paragonato? Adoro la classe di Charles Bukowski, la satira di Daniele Luttazzi, il cinismo di Aldo Nove, la precisione di Barry Gifford, il prosare di Joe R. Lansdale, il senso ludico di Andrea G. Pinketts e mille altre caratteristiche di mille altri scrittori che non starò qua ad elencarvi per evitare di spappolarmi le dita sulla tastiera. Non so se sia perché finora non ho ancora letto molto o perché ho avuto un sacco di fortuna, ma non ho mai letto libri che mi hanno fatto seriamente rimpiangere i metodi dei vigili del fuoco di “Farenheit 451”. Forse solo “Il piacere” di d’Annunzio, il libretto di istruzioni della Preparazione H e “100 colpi di spazzola” di Melissa P. La scrittura di Lingue morte è destinata ad essere solo una parentesi o stai lavorando a qualcos'altro? Sto lavorando ad un secondo libro di racconti e sono alla caccia di un disegnatore per realizzare una graphic novel di cui ho elaborato soggetto e parte della sceneggiatura. Come sono andati gli esami di Maturità? 94/100. [david frati]