Intervista a Elisabetta Bricca

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Elisabetta Bricca, romana prestata all’Umbria, è laureata in Sociologia, comunicazione e mass media. Vive con la famiglia in un antico casolare che sta a poco a poco restaurando, da cui si domina il Lago Trasimeno. Appassionata di cucina, fa parte de Le Cesarine, un gruppo di cuoche casalinghe che ospitano, nelle rispettive case, turisti che vogliano apprezzare le tipicità culinarie della zona in cui si trovano; il loro scopo è infatti quello di conservare e condividere ricette del luogo. Oltre a questo è copywriter e traduttrice, e autrice, ça va sans dire. Conoscete una donna che più di lei possa fregiarsi del termine “multitasking”? Mangialibri ha approfittato di una pausa dai suoi numerosi impegni per rivolgerle alcune domande.




Perché hai voluto scrivere di Virginia Woolf sotto forma di romanzo nel tuo Cercando Virginia?
Mi sono accorta che i lettori medi consideravano Virginia Woolf una scrittrice troppo difficile da poter approcciare. Esistono saggi, monografie, studi su di lei ma pochi, pochissimi romanzi. Mi piaceva l’idea di far arrivare Virginia al grande pubblico inserendo la sua figura e alcuni dei suoi libri all’interno di una trama di fiction, cercando di parlarne in modo semplice mantenendo il massimo rispetto verso un’icona della letteratura. Non è stato facile. Credo di esserci riuscita. Dopo aver letto Cercando Virginia, in molti mi hanno scritto che, grazie al mio romanzo, si erano decisi a comprare per la prima volta i libri di Woolf, partendo proprio da quelli citati nel libro. È un inizio, un buon inizio che mi rende felice.

La protagonista si chiama Emma, un nome abbastanza ricorrente in letteratura. Casualità o scelta consapevole?
Casualità. Trovo sia un nome semplice e breve, che non si fa fatica a ricordare.

Clarissa Dalloway decide di suicidarsi annegandosi nella vasca da bagno, richiamando così il suicidio di Virginia nel fiume Ouse. A me ha ricordato la morte di Ofelia, soprattutto per la posizione del corpo, come viene raffigurata ad esempio nel quadro di Millais. Clarissa come Ofelia, una figura martire?
Una vittima della società, ma mai remissiva. Clarissa non impazzisce, il suo è un gesto lucido dettato da una consapevolezza estrema.

Ogni personaggio di Cercando Virginia mi pare abbia un ruolo simbolico: il padre di Emma rappresenta il padre padrone, Lorenzo l’uomo dolce e sensibile che poi però si rivela anch’egli schiavo della società patriarcale, la madre di Elizabeth/Clarissa la donna che accetta il ruolo imposto dall’uomo, quindi contraria all’emancipazione. È così? E se sì, cosa diresti alle donne che ancora oggi accettano una condizione subordinata?
Sì, è così. Ogni personaggio rappresenta una fase del cammino di emancipazione di Emma, è il confine, il limite da superare. Ci sono ancora oggi donne che vivono in condizioni di subordinazione. Più di quante riusciamo a immaginare. Non è facile, quando si parla di violenza psicologica e fisica sulle donne, non scadere nel giudizio “subisci e quindi sei complice”. Ci sono tutta una serie di sfumature, di questioni complesse, di retaggi legati al tipo di educazione ricevuta che non sono semplici da capire per chi non vive questo tipo di situazioni sulla propria pelle. Molte volte sussistono condizioni di estrema solitudine e di paura. L’unica cosa che mi sento di dire è: lavorate su voi stesse, sulla percezione che avete di voi in quanto persone, non lasciate che un uomo distrugga la vostra autostima. Cercate di essere economicamente indipendenti in modo da non essere ricattabili. Nessuno ha il diritto di maltrattarvi, di umiliarvi. Nessuno ha il diritto di mettervi le mani addosso. Siete nate libere, senza padroni. Non permettete che qualcuno lo diventi. Meritate di essere amate, rispettate. Meritate di essere serene, felici. Ne avete tutto il diritto.

Trovo molto interessante che tu abbia trattato dell’emancipazione femminile sfiorando solo la rivoluzione femminista che proprio in quegli anni si andava consumando. Cioè tu hai centrato il tuo romanzo sulla lettura e lo studio come strumenti per arrivare alla consapevolezza di sé e quindi alla rivendicazione dei propri diritti, quando negati. Quindi ti chiedo, quanto è importante la lettura?
La lettura è importante, ma molto dipende da come si legge e da cosa. Non sono mai stata una sostenitrice del “va bene tutto purché si legga”. Ci sono testi che davvero possono cambiare la percezione che abbiamo del mondo, aprirci gli occhi, consegnarci una chiave di lettura diversa. Aiutarci a riflettere e a metterci in discussione. Ecco, questi sono i libri che io reputo fondamentali, strumenti di crescita personale.

I LIBRI DI ELISABETTA BRICCA



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