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Intervista a Elisabetta Fiorito

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L’uscita della sua biografia di Golda Meir per Giuntina editore ci offre l’occasione per fare una chiacchierata con Elisabetta Fiorito. Giornalista professionista dal 1996, è cronista parlamentare a Radio 24 – Il Sole 24 ORE dalla sua fondazione e vice caposervizio. Conduce programmi radiofonici, collabora con Shalom, la rivista della Comunità ebraica di Roma. È anche molto attiva come scrittrice e drammaturga.



Nel 2022 hai partecipato all’Ebraica Festival di Roma scrivendo un monologo su Golda Meir recitato da Rosaria De Cicco. È partita da lì l’idea del libro?
Sì, lo spettacolo si chiama Eroine della Libertà ed è composto da cinque monologhi, si parte da una rammendatrice del Ghetto che assiste al rogo di Giordano Bruno, poi per varie tappe si arriva a Rita Levi Montalcini e infine a Golda. L’editore di Giuntina, Shulim Vogelmann, mi ha chiesto perché non scriviamo una biografia di una di queste donne? E io ho suggerito Golda. Non sapevo in che cosa mi stessi mettendo, non era mai stata scritta una sua biografia in italiano e quindi ho studiato molto sia le biografie in inglese sia i documenti di Golda e l’Italia che ho trovato grazie all’archivio storico di “Shalom”, il giornale della comunità ebraica di Roma, messo a mia disposizione da Ariela Piattelli, organizzatrice di Ebraica insieme a Raffaella Spizzichino e Marco Panella.

La storia di Golda Meir è la storia di Israele. Può intimorire approcciare la sua figura? Quanto la tua esperienza di giornalista è stata importante per scrivere un libro agile, fruibile e chiaro?
Beh, è stata un’impresa dura ma alla fine molto soddisfacente. Non mi ha intimorito la sua figura, Golda era una donna molto pragmatica, che accoglieva gli ospiti nella sua cucina e offriva torte, tè o caffè, è una persona che ti fa sentire a tuo agio perché non ha peli sulla lingua ed è facile comprendere il suo linguaggio. Il timore era piuttosto quello di sbagliare riferimenti storici sia riguardo a Israele sia riguardo alla storia mondiale. Golda attraversa tre continenti, due guerre mondiali e quasi un secolo di storia. Ho cercato di fare un libro che non fosse un saggio vero e proprio, è scritto in modo giornalistico, ho scelto di non mettere le note a margine ma di citare le fonti nella frase tra virgolette come si fa negli articoli dei quotidiani. Per chi vuole approfondire, c’è la bibliografia alla fine. Non volevo appesantire la lettura, né fare un tomo di mille pagine. In questo mi ha aiutato molto la mia esperienza giornalistica, ma anche di scrittrice di romanzi e pièce teatrali.

Golda Meir è stata una donna schietta, spesso tranchant e dall’arguta ironia yiddish. Tra le sue frasi o aforismi più conosciuti tu quale preferisci?
Sono molte. Le mie preferite sono: “Il momento è adesso” quando si rivolge agli ebrei di Chicago durante la raccolta fondi per combattere la guerra imminente che si prepara subito dopo la fondazione dello Stato. Molto spesso nella vita ci troviamo a temporeggiare e in Italia siamo maestri in questo, ma i sogni si realizzano se si prende il toro per le corna e Golda ripeteva sempre “Nulla accade per caso. Devi avere il fegato di resistere agli ostacoli e superarli. Devi lottare”. Di sicuro, la frase che ricorre più nei pensieri in questo tragico momento di guerra è quella: “O arabi, potremmo perdonarvi per averci ucciso i nostri figli, ma non vi perdoneremo mai per averci costretto a uccidere i vostri”.

Una vita dedicata alla politica con totale impegno e coerenza. Sono valori ancora attuali, secondo te, o sono storia antica? Che ricordo hanno di lei in Israele i giovani?
Golda è una figura mitica in Israele, anche se molto criticata come ogni premier all’interno di uno stato democratico. È stata amata e odiata, una donna che ha anche fatto degli sbagli, per esempio sottovalutando le istanze degli ebrei sefarditi che poi sono diventati maggioranza nel paese. Ma credo che in questo momento molti si chiedono cosa avrebbe fatto Golda oggi e magari la rimpiangono…

Pur non essendo una femminista in senso stretto Golda ha dovuto essere tenace in un mondo maschile, spesso osteggiante. Da giornalista parlamentare ti sembra sia cambiato qualcosa per le donne?
No, Golda mi ricorda molto tutte le premier donne che per prime hanno rotto il tetto di cristallo. Sono tutte donne non “femministe” nel senso tradizionale del termine, pensiamo a Margareth Thatcher o a Giorgia Meloni. A questo proposito, diventata ministra del lavoro preferì farsi chiamare ministro, un po’ come Meloni che preferisce “il presidente” a “la presidente”. Ma ancora oggi in Italia quando una donna è in un ruolo apicale rischia di essere stata messa lì come specchietto per le allodole. Ecco perché queste figure che hanno lottato contro un mondo maschile rifiutano la logica di essere lì in quanto donne, ma vogliono essere considerate per le loro caratteristiche intrinseche.

Hai visto il film Golda del 2023, diretto da Guy Nattivi e interpretato da Helen Mirren?
Ho avuto la fortuna di vederlo. È molto bello, parla della guerra del Kippur e del rapporto tra Golda, il conflitto e i soldati caduti. Spero che esca presto in Italia e non capisco cosa ne stia bloccando la distribuzione.

Concludo tornando a Ebraica Festival 2023, Gaetano Petraglia ha scritto La matta di piazza Giudia da cui tu hai tratto un monologo su Elena Di Porto, interpretato da Paola Minaccioni. Dato che il libro c’è già, da questo monologo nascerà qualcos’altro?
Il libro di Gaetano Petraglia è un saggio molto accurato che ha scoperto documenti importanti sulla detenzione Elena Di Porto, un’ebrea romana, in Basilicata quando era stata mandata al confino. Il mio è un monologo teatrale, una sorta di romanzo in scena, è accurato dal punto di vista storico, ma è anche un racconto di fantasia con una drammatizzazione per rendere fruibile una storia poco conosciuta ma di grande coraggio e di grande tenacia. Diventerà uno vero e proprio spettacolo teatrale, non più una mise en espace, per la regia di Giancarlo Nicoletti e interpretato ovviamente da Paola Minaccioni che riesce a travolgere il pubblico facendolo immergere nella storia drammatica di questa donna deportata infine ad Auschwitz.

I LIBRI DI ELISABETTA FIORITO