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Intervista a Felice Saulino

altDi fronte ad un romanzo del genere, la tentazione di fare riferimento all'attualità politica italiana è irresistibile: quanto ti sei ispirato a leader politici reali? Potrei risponderti con le parole usate da Vázquez Montalbán nella nota con cui accompagnò Assassinio al Comitato Centrale. La cito anche nel libro: "Davanti alla prevedibile e subdola intenzione d’identificare i personaggi di questo romanzo con personaggi reali, l’autore dichiara che si è limitato a utilizzare degli archetipi, anche se riconosce che a volte i personaggi reali si comportano come archetipi". Ma non voglio sottrarmi. Ho fatto il cronista parlamentare fino al 2003 e ho conosciuto da vicino molti protagonisti dell’attualità politica italiana. Era inevitabile che, nello scrivere Exit poll, mi ispirassi a fatti, situazioni e personaggi reali. D’altra parte, la mia ambizione – e non l’ho mai nascosto - era quella di utilizzare la fiction per gettare un fascio di luce su ciò che accade dietro le quinte, dietro il teatro della politica. Ma adesso sono il primo a stupirmi per certe curiose coincidenze tra la realtà in atto e il mio racconto. Ti faccio solo due esempi. A metà febbraio Berlusconi fa sapere d’essersi affidato alla Pbs Associates, una società americana di sondaggi. Il protagonista di Exit poll Sandro Pes, presidente uscente d’un governo di centrodestra, a tre mesi dalle elezioni viene messo di fronte a un sondaggio che non gli lascia speranza di riconferma e decide di affidarsi agli americani. Perfino il nome è simile: la società del racconto si chiama Pka. Ma il secondo caso è ancora più impressionante. Il 28 febbraio l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga dichiara testualmente: "Berlusconi vince solo se gli fanno un attentato". Bene, a un certo punto del romanzo, qualcuno dice al premier uscente che ormai può vincere le elezioni solo grazie a un attentato… Leggendo in filigrana la vicenda noir (anzi, la spy-story) alla base di Exit Poll, viene spontaneo chiedersi se la politica debba inevitabilmente essere fatta di inganni, trame occulte, intrighi finanziari, delitti... Non c’è bisogno d’aver letto Machiavelli per sapere che la politica può essere feroce come una guerra e che le battaglie della politica spesso sono fatte d’intrighi, inganni e trame occulte. Allora il problema è quello di contenere gli istinti animali degli uomini in lotta per la conquista del potere. In una democrazia vera, lo si fa ponendo limiti, fissando regole, facendo funzionare poteri indipendenti. Veramente autonomi dai partiti. I sondaggi elettorali sono i protagonisti di queste settimane prima del voto: come giudichi questo approccio alla lotta politica che sembra mutuato dalle strategie di marketing? Pericoloso. L’ossessione dei sondaggi da cui ho tratto spunto per raccontare la mia storia è purtroppo un dato di fatto. Tutti i protagonisti della vita politica italiana, e non solo, fondano ormai le loro strategie sui sondaggi. Da noi, il rapporto che fino a pochi anni fa, bene o male, ogni eletto aveva con il suo territorio non esiste quasi più. Non è un caso se il 9 aprile andremo a votare con un inedito sistema proporzionale senza preferenza, un sistema in cui non sarà possibile scegliere tra i candidati di una lista, perché hanno già deciso tutto le oligarchie dei partiti. A questo punto sarebbe stato meglio chiamare questi candidati con il loro vero nome: "designati al Parlamento". Comunque, la vera novità degli ultimi anni, e qui vengo al marketing politico, è che ormai in Italia il virtuale sembra aver ucciso il reale, per cui non scegliamo più la persona ma il personaggio. Perché in politica, proprio come al supermercato, la qualità reale del prodotto oggi conta meno della sua capacità mediatica e della sua forza pubblicitaria. Mi hanno molto colpito le figure femminili nel tuo romanzo: sembra che in un mondo, quello del Potere, gestito da uomini diabolici e cerebrali che si fanno la guerra con tutti i mezzi leciti e illeciti, per le donne ci sia spazio solo come fedeli segretarie use a "obbedir tacendo" o come entreneuse. Che spazio può e deve esserci per le donne in politica? Anche qui, mi sono ispirato alla realtà. In Italia è così. Il governo uscente è riuscito a esprimere solo due donne ministro e, guarda caso, una delle due l’hanno messa alle "Pari opportunità". Ma se la destra piange, la sinistra non ride. Una delle polemiche scoppiate in casa dei Ds al momento delle candidature è stato quello delle mogli… Da noi non c’è una donna al vertice d’un partito… Non c’è mai stata una donna in corsa per la guida del governo… Nella politica di casa nostra la donna continua ad avere una funzione di contorno, un ruolo quasi sempre marginale se non ancillare: assistente, segretaria, amante. Lo so, è deprimente, ma la situazione è questa. Quanto devi ai maestri del noir o del legal-thriller? C'è qualche scrittore che consideri una figura di riferimento? Be’ ce ne sono parecchi. Montalbán e, poi, i maestri americani. Facendo le debite proporzioni, mi sono ispirato a Grisham che ha scritto d’un mondo che conosceva dall’interno: quello degli avvocati americani. Poi sono affezionato a Michael Connelly, a un certo punto lo cito anche nel libro. Connelly lo sento vicino anche perché è un ex cronista. Tra gli italiani mi piace molto De Cataldo. "Romanzo criminale" l’ho letto due volte. Come sarà il tuo prossimo libro? Hai già in mente qualcosa? Lo sto scrivendo. Sarà un altro "noir politico". La storia di un candidato senza storia…la cosa incredibile è che i suoi sponsor lo hanno voluto proprio per questo. Il mio protagonista è stato candidato a perdere... Naturalmente anche in questo caso ho tratto spunto da una vicenda vera. Non farmi dire altro… [david frati]