Intervista a Gianluca Di Marzio

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Non solo di calcio giocato si ciba il tifoso, da quando il calciomercato - trasformato in show - anima sempre più le calde e vuote giornate estive (e non solo estive). Chi da anni ci racconta compravendite più o meno incredibili ed è diventato un vero e proprio guru della materia è Gianluca di Marzio, volto noto di Sky che grazie alla trasmissione “Calciomercato - L’originale”, condotta da Alessandro Bonan, allieta le serate e dispensa sogni o delusioni a seconda dei casi di milioni di spettatori. Ho avuto l’onore e il piacere di fare una piacevolissima chiacchierata con lui, ora che ha pubblicato un libro imperdibile sul calciomercato.




Gianluca, tu hai vissuto dall’interno quasi trent’anni di mondo pallonaro. Com’è cambiato il calcio dai tempi di tuo papà, vale anche nel calcio il detto “Si stava meglio quando si stava peggio”?
Io dovrei dire di no, perché vista l’età dovrei essere votato più alla modernità da social, da calcio virtuale che non al calcio di tanti anni fa, ma in realtà mi sarebbe piaciuto molto viverlo. Sai come quei film tipo Ritorno al futuro, salire sulla macchina del tempo e vedere com’era ai tempi di mio padre, quali erano le differenze, perché io ho vissuto soprattutto il calciomercato delle tv a pagamento, dei social, di internet, di whatsapp, quindi ovviamente e stata una vera e propria rivoluzione, soprattutto per quanto riguarda il calciomercato. Una volta se non andavi a fare l’inviato nella città dove si stava svolgendo quella determinata trattativa - mi viene in mente Maradona al Napoli -, se non eri lì sul posto a vivere quei dieci giorni di trattative febbrili per poterle poi raccontare al tuo giornale sportivo, senza telefonino, da inviato vero sul campo, non avresti potuto farlo questo mestiere, e quello in effetti sarebbe stato un aspetto davvero affascinante da vivere. Oggi certe trattative le puoi vivere anche da lontano, da casa, perché tutto si può fare online: ma il fascino di raccontarle sul posto, da vicino, non avrebbe avuto prezzo.

Come hai cominciato a occuparti di calciomercato? Sei partito dal calcio giocato?
No, guarda, il calcio giocato era una battaglia persa. Mio padre da subito ha stroncato ogni mia velleità, dicendomi che avevo i piedi ingessati, non ero proprio all’altezza di poter fare il “figlio di” e di poter giocare a certi livelli. Devo dire anche, non per essere presuntuoso, che al di là di mio padre ho avuto subito la consapevolezza dei miei limiti. Ci sono tanti che insistono lo stesso inseguendo un percorso anche se non è roba per loro, mentre io ho capito, mi son fermato subito percependo che non sarebbe stata quella la mia strada, come invece viceversa lo era quella della voce, quella di raccontarlo il mondo del calcio, perché vivendo sempre con lui, nella sua veste di allenatore mi sono ovviamente appassionato ai meccanismi del mondo del calcio. E poi da lì la passione del calciomercato è nata perché quando poi lui ha smesso di allenare e ha cominciato a fare il direttore sportivo, un po’ a Cosenza poi a Venezia e Padova. Era proprio il periodo in cui io crescevo e quindi lo seguivo con molta più attenzione nei box dove si intavolavano le trattative, e vedendo come lui comprava i giocatori, come li vendeva, ho finito per appassionarmi a quello. Scoprire cioè dall’interno il meccanismo, il dietro le quinte, cercare di capire come funzionava il tutto, finché poi crescendo grazie a Sky - dove son stato fortunato perché appena arrivato nel 2004 son stato subito inserito in quel tipo di squadra mercato - ho potuto iniziare un vero e proprio mestiere e da lì poi è stato tutto un crescendo e adesso sono orgoglioso di essere il “frontman” di questa specialità.

Hai raccontato e seguito centinaia di trattative. Qual è il tuo colpo indimenticabile che racconterai con orgoglio ai tuoi figli e quale la sconfitta più pesante da digerire?
Ma guarda, sul mercato ricordo una trattativa: erano proprio gli inizi, e ricordo che insieme con Alessandro Bonan eravamo sicuri di avere avuto delle soffiate molto precise sul fatto che Bobo Vieri sarebbe tornato alla Juventus. Me lo ricordo come se fosse adesso, facemmo un giochino con due palloni in mano, uno bianconero e uno rossonero, facemmo cadere il pallone rossonero e ci rimase in mano il pallone bianconero, dicendo che Vieri sarebbe tornato alla Juve, anche perché in quel momento il suo procuratore utilizzò tante persone vicine a me e ad Alessandro per far “svegliare” in realtà il Milan, cioè la trattativa con la Juve era reale ma lui ci utilizzò dicendo che era fatta, per stanare in realtà il Milan. E così fu. Nella notte il Milan soffiò il giocatore alla Juventus. Il fatto è che noi la sera uscimmo con la bomba clamorosa del ritorno di Bobo alla Juve ma alle quindici del giorno dopo Vieri fu ufficializzato ai rossoneri. Puoi immaginare quindi per noi la botta, da diventare rossi dalla vergogna, perché per chi ci aveva messo la faccia come noi fu una brutta botta da digerire, e ricordo la difficoltà nell’andare in onda la sera dopo per spiegare ai telespettatori che durante la notte cera stata una clamorosa svolta, perché poi la gente non si rende conto che possono succedere certe cose. Questa quindi è la buccia di banana che non dimenticherò mai. La notizia a cui invece sono più legato è sicuramente quella di Guardiola al Bayern Monaco perché all’epoca mi creò una visibilità internazionale che non avevo e invece dando una notizia di un allenatore spagnolo che andava in una squadra tedesca la gente si chiedeva ma come avesse fatto un italiano a saperlo, e da allora hanno iniziato anche a seguirmi con curiosità dall’estero.

La pandemia di COVID-19 indubbiamente ha cambiato forse per sempre anche il mondo del calcio. Come immagini sarà il “dopo”?
Eh, lo immagino molto tribolato. Siamo in un momento molto delicato perché stanno richiudendo di nuovo tutto non ci sono entrate, non ci sono sponsor, è una situazione molto complicata da parte dei club. Io spero che il calcio riesca a sopravvivere e sono preoccupato soprattutto per le categorie inferiori, perché ovviamente in serie A bene o male con le partite anche a porte chiuse, riducendo i costi, non facendo operazioni eccessivamente onerose, penso sopravviveranno. Cosa diversa per le categorie inferiori, in cui le squadre hanno enorme difficoltà di recuperare a livello economico e sono molto preoccupato per quelle realtà specialmente al sud, che ho nel cuore oltretutto per averle vissute grazie alla militanza di mio papa e mi dispiacerebbe che il COVID-19 finisse per uccidere quel tipo di calcio e spero davvero in una ripresa, in una risalita ma soprattutto spero che questa pandemia ci dia una tregua perché così diventa davvero difficile.

Il calciomercato negli ultimi anni è diventato un vero e proprio spettacolo. Che direzione ha preso secondo te anche nel modo in cui voi lo raccontate?
È sicuramente diventato uno storytelling, non è più soltanto la notizia del giocatore che viene accostato ad una determinata squadra e viene ceduto, c’è grande curiosità per sapere come vanno le trattative, chi sono i protagonisti, dove si svolgono, quindi un vero e proprio format che poi infatti è diventato presto un format televisivo, è diventato un format con il libro, forse diventerà un format con una serie tv, cioè la gente si è appassionata al fenomeno del calciomercato per tutto quello che c’è dietro, quindi i luoghi, gli aerei, gli alberghi, le telefonate, il giocatore che viene bloccato ma poi dopo le visite mediche decide di non andare più, tutti questi particolari che riguardano il calciomercato un tempo solo appannaggio degli addetti ai lavori sono diventati di dominio pubblico in Italia, molto più che all’estero per altro, perché da noi si guarda dal buco della serratura e si vorrebbe sapere in anticipo e soprattutto si vuol sapere come si arriva a quella scelta, perché magari salta quella trattativa, quindi c’è attenzione quasi morbosa oramai per questo e ovviamente un po’ di merito per questo cambiamento ce lo prendiamo anche noi di Sky che con “Calciomercato - l’originale” abbiamo creato questo format in seconda serata molto leggero, anche parlando di musica, di scrittura, provando ad andare anche oltre la semplice notizia, ma svelando anche i personaggi che sono dietro la semplice trattativa.

Quali sono le doti imprescindibili che un giornalista di calciomercato deve assolutamente avere?
Una grandissima passione ovviamente, non guardare l’orario di lavoro perché puoi lavorare anche h24, puoi lavorare durante le feste, ovviamente durante l’estate, quindi non pensare alle ferie, puoi lavorare giorno e notte, devi avere tanti contatti, devi essere bravo a crearti i contatti giusti. Io dico sempre ai ragazzi che lavorano con me che devono cominciare a crearsi i contatti dalle categorie inferiori, perché quello che oggi è il DS della Feralpisalò tra due anni può diventare il DS della Spal e poi magari del Torino, come è capitato a Vagnati o a Faggiano, quindi non è vero che se oggi non conosci il Direttore Sportivo di serie A non puoi fare il calciomercato. Comincia dalle categorie inferiori, comincia a coltivarti quei tipi di personaggi, perché fra pochi anni saranno loro al centro del mercato. E poi consiglio ai ragazzi di non forzare nei linguaggi, cioè di non forzare una trattativa dicendo che è fatto quando non lo è, cercare di avere grande equilibrio, di stare molto attenti, perché la gente poi è lì pronta a rinfacciarti subito quella notizia, perché magari tu hai esagerato in quel momento nel forzarla, quindi essere sempre molto cauti da questo punto di vista. perché poi come ho spiegato anche nel mio libro molte trattative saltano anche quando sembrano ormai cosa fatta.

Com’è il rapporto tra voi giornalisti detective a caccia di scoop all’ultimo whatsapp? Complici o rivali?
Noi di Sky siamo un bellissimo gruppo, siamo veramente una squadra, ci vogliamo bene, usciamo anche insieme, abbiamo anche un buon rapporto di famiglia, siamo davvero riusciti a creare un gruppo ottimo da questo punto di vista, non percepisco neanche nel tempo alcuna forma di invidia tra noi su chi dà la notizia, su chi non la dà, abbiamo grande rispetto per ognuno di noi. Poi con gli avversari ovviamente c’è il gusto della sfida, però davvero noi abbiamo avuto sempre un modo rispettoso ed elegante di vivere la rivalità con gli altri, poi se gli altri non lo fanno sarà un problema loro.

Hai mai pensato come il tuo collega Bonan un giorno di raccontare attraverso il calcio una storia in forma di romanzo?
Ma Ale è un un grandissimo scrittore, ha già scritto due romanzi, è un artista perché tutte le sigle della trasmissione sono scritte e cantate da lui, quindi davvero lui ha una vena artistica dentro di sé che secondo me è unica nel mondo della televisione. Secondo me avrebbe voluto forse scrivere lui un romanzo sul calciomercato quindi da questo punto di vista forse l’ho anticipato. Però lui potrebbe certamente creare un romanzo di fantasia su questo mondo e sicuramente lo scriverebbe con dolcezza e ne verrebbe fuori davvero un bestseller, secondo me.

I LIBRI DI GIANLUCA DI MARZIO



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