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Intervista a Gianluca Masi

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Ha inventato e fondato il Virtual Telescope Project, il progetto scientifico che dal 2006 rende disponibili le immagini di telescopi da qualsiasi luogo del pianeta via web; ha scoperto decine di asteroidi, supernovae e stelle variabili e tre pianeti extrasolari. E non è tutto, ma restringere Gianluca Masi in poche righe biografiche è un affare complicato. Astrofisico, oggi anche curatore scientifico del Planetario di Roma, ha di recente esordito come autore. Il suo primo libro è una narrazione lirica ma rigorosa di un episodio poco noto della storia dell’astronomia. Tutto parte da una domanda millenaria: l’universo è formato da un’unica galassia o da moltitudini piccole isole cosmiche? La risposta arrivò solo un secolo fa… Ma le risposte di Gianluca per Mangialibri arrivano subito: ve ne diamo conto con piacere.



Il tuo Quando l’universo diventò infinito racconta una vicenda pressoché ignota al grande pubblico, eppure fondativa per la storia della scienza e per la conoscenza della nostra realtà. Perché hai scelto proprio il cosiddetto Grande Dibattito per esordire come autore?
I temi del Grande Dibattito mi conquistarono nel corso degli studi universitari. Essi avrebbero imposto cambiamenti radicali, che ci avrebbero condotto a cogliere la disarmante profondità dell’universo. Ciò avvenne grazie a studiosi con storie, percorsi e vicende incredibilmente interessanti. Il nostro tempo sembra affacciarsi con confidenza sullo spazio cosmico, eppure ai più sfugge la lunga e straordinaria avventura che ci ha condotti a comprenderlo e misurarlo, per meglio collocarci al suo interno. Ecco, ho creduto che fosse culturalmente importante colmare quella lacuna e, a mio modo di vedere, il Grande Dibattito offriva temi e vicende perfetti per farlo in modo avvincente. Posso solo sperare di esservi riuscito.

Come hai affrontato la scrittura: da scienziato o da narratore?
Ho cercato una via di mezzo. Da sempre la mia attività di ricerca nel campo dell’astrofisica e dell’astronomia si intreccia con il grande desiderio di raccontare al pubblico le meraviglie del cielo. Ho costantemente percepito questa sovrapposizione tra scienziato e narratore come una preziosa opportunità: poter parlare di argomenti e corpi celesti che hai osservato e studiato di persona al telescopio, magari proprio la sera prima, ti permette di coinvolgere ancor più il tuo interlocutore. Spero che questo emerga anche nel libro, ovvero che il lettore avverta che chi scrive ama visceralmente le cose di cui parla.

La scelta di inserire piccoli intermezzi dedicati al tuo rapporto con il cielo è inusuale, ma deliziosa. Come ti sei sentito a “confidarti” con i lettori?
Questa domanda si ricollega perfettamente a quanto ho appena dichiarato. Desideravo, infatti, che il lettore sentisse al suo fianco un autore coinvolto in prima persona, qualcuno che era stato sedotto e rapito a sua volta dagli argomenti, dalle domande e dai grandi temi dell’universo, non solo quelli descritti nel libro. Ho creduto di poterci riuscire attraverso piccole confidenze, scorci sulla mia vita astronomica, soprattutto al tempo degli esordi pre-adolescenziali, quando i sogni di un bambino sono sì acerbi, ma potenti e contagiosi. Ricordare quei momenti mi ha emozionato e raccontarli mi è piaciuto moltissimo.

Riesci a immaginare il tuo lettore tipo?
Mi piace pensare che il mio libro abbia la fortuna di ritrovarsi tra le mani di una persona curiosa, desiderosa di partire per un viaggio straordinario e ricco di colpi di scena. La curiosità, si sa, non ha età e dunque quella lettrice o quel lettore potrebbe essere giovane o maturo, indistintamente. Un ragazzo potrebbe ispirarsi alla vita di un certo personaggio, destinato a diventare un protagonista della storia in modo rocambolesco; un adulto potrebbe cogliervi l’opportunità per mettere ordine tra le idee che si è fatto nel corso degli anni sull’universo. Lo penso in virtù della mia lunga esperienza come divulgatore, che mi ha portato nel tempo a intuire quelle tendenze.

Come sceglierai la prossima storia da raccontare: guardando il cielo, indagando negli archivi o…?
Ho già qualche idea per il prossimo libro. Probabilmente esso guarderà al cielo, alle sue storie, al significato scientifico e culturale di quegli astri, per renderli familiari e invitanti agli occhi di chi legge. Spero di convincerlo a mettersi in gioco, stavolta in prima persona, con l’osservazione e la contemplazione della vastità e della grande bellezza del firmamento.

I LIBRI DI GIANLUCA MASI