Intervista a Gianluigi Nuzzi

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Giornalista, conduttore e scrittore, in uno studio televisivo come sul foglio Gianluigi Nuzzi scandisce i tempi del racconto dosando con maestria, dati, fatti e notizie. E il lettore, come lo spettatore, viene rapito da quel piacevole stato di ansiosa attesa, che usiamo chiamare suspense. Le sue inchieste fanno tremare le fondamenta del Vaticano. La sua ultima fatica editoriale sembra un annuncio apocalittico, e forse lo è. È il racconto di quello che il quotidiano “la Repubblica” ha definito il “sacro crac”. Il libro è stato di recente presentato all’ottava edizione di Passaggi, Festival della Saggistica di Fano: una buona occasione per intervistare un autore da brivido… per gli inquilini dei sacri palazzi.




Nel tuo ultimo libro, Giudizio Universale, fai luce sul dissesto economico dello Stato del Vaticano e gli sforzi di Papa Francesco per frenare l’emorragia finanziaria e salvare la Chiesa. Perché è importante che si sappia qual è davvero la situazione finanziaria dello Stato Vaticano e quali fatiche di Sisifo stiano mettendo alla prova il Papa e i suoi fedeli collaboratori?
Lo Stato Città del Vaticano è l’unico stato al mondo che basa il suo sistema e si mantiene non sulle tasse dei cittadini, come l’Italia e tutti i paesi europei, ma sulle libere offerte e i lasciti dei cattolici. Sapere come queste vengono gestite è un diritto di tutti, perché riguarda sia i fedeli sia i non credenti, visti i profondi legami – anche economici – tra Italia e Vaticano. Si pensi solo agli arretrati dell’Imu che l’Europa ci sollecita di incassare dal Vaticano per i loro beni sul nostro territorio e che noi italiani con il nostro governo invece, nicchiamo nel chiedere.

L’inchiesta che ha portato alla pubblicazione di Giudizio Uni-versale ha richiesto l’analisi di circa tremila documenti riservati. Come sei arrivato a mettere insieme una mole così grande di documenti?
Questa inchiesta è partita nel 2008 con il primo libro, Vaticano SpA, uscito l’anno dopo per Chiarelettere, ed è stato una continua ricerca, un continuo approfondimento fino all’ultimo volume. Via via che emergevano verità clamorose, documentali, testimonianze esclusive, diventava mio dovere renderle pubbliche e da qui le uscite dei diversi saggi tradot-ti in tutto il mondo.

Ci puoi dire qualcosa sul tuo metodo di inchiesta?
Ho dato un ordine al mio lavoro, prediligendo sempre la scia del denaro e le ricadute sul potere: nei sacri palazzi sono aspetti fondamentali che condizionano i pontificati.

La pubblicazione di Via Crucis, nel 2015, libro che può essere considerato il capitolo precedente di Giudizio Universale, ti è costata un’accusa per concorso morale nella divulgazione di documenti. La vicenda si è poi conclusa con la tua piena assoluzione, benché l’amarezza forse è rimasta. Cosa ti ha lasciato quella vicenda? Temi nuove possibili effetti collaterali del tuo la-voro di scrittore/giornalista d’inchiesta con questa nuova pubblicazione?
Certo, ho amarezza per quel processo e per quelle accuse assurde, ma ho anche la soddisfazione di apprezzare il cambiamento. Sì, ieri ero finito io come imputato, oggi, invece, i libri provocano indagini e processi. Ad esempio, con il mio penultimo saggio, Peccato Originale, avevo deciso di portare la prima copia all’autorità giudiziaria vaticana, perché in quelle pagine denunciavo gli abusi sessuali ai danni dei chierichetti del Papa, che vivono in un seminario dentro le mura leonine. Ne è scaturita un’inchiesta penale voluta proprio da Bergoglio, conclusa da poco. Speriamo che ora facciano il processo.

Credi che la rinuncia di Papa Benedetto XVI sia stata segretamente resa possibile dalla stessa fronda di porporati che si oppone oggi alla riforma della Chiesa voluta da Bergoglio?
La rinuncia di Benedetto XVI è stata una scelta libera, rivoluzionaria, indipendente di un pon-tefice consapevole della drammatica crisi che sta vivendo la Chiesa. Lo dice proprio Ratzinger che la crisi della Chiesa è “una crisi della Fede”.

Citando affermazioni riportate nei verbali del Consiglio per l’Economia in cui si annuncia il default del Vaticano, tu riporti una data indicata come termine ultimo per elaborare un piano di sviluppo economico: è il 2023, una scadenza ormai vicina. Sono stati fatti passi in avanti per scongiurare il temuto default del Vaticano e della Chiesa?
I passi sono purtroppo ancora oggi troppo timidi e disomogenei per apprezzarne i risultati.

I malanni che affliggono le casse vaticane sono un po’ quelli dell’Italia ante spending review e pre ANAC e Cantone. Sembra assurdo che lo Stato del Vaticano non abbia ancora un codice per gli appalti, che le norme antiriciclaggio siano rimaste inapplicate per anni e che le logiche clientelari siano prevalenti rispetto alle politiche per la trasparenza e la corretta amministrazione. Perché anche i pontefici incontrano enormi difficoltà nel determinare quel cambiamento che la situazione critica richiede?
Perché in Vaticano oltre ai problemi che tu hai appena messo in evidenza, ci sono l’indulgenza, la misericordia, il perdono, la giustizia divina, che incidono sull’azione giudiziaria come noi comuni mortali ci attendiamo. Se cioè, si scopre che un cardinale ha le mani “lunghe”, nell’agire incide quella pietas verso “il fratello cardinale”, che rimane figlio di Dio e va aiutato. Senza dimenticare il timore dello scandalo, la paura di turbare il sonno di quei cattolici che non si interrogano, non domandano.

La riforma della Chiesa, voluta e avviata da Papa Francesco, rischia di interrompersi bruscamente con l’improvvisa venuta meno del pontefice o di essere ridotta a un mero fenomeno gattopardesco?
Se venisse meno il Papa oggi sarebbe una catastrofe inimmaginabile. In questa situazione pandemica, un conclave che elegga il nuovo papa, richiamando a Roma gli anziani cardinali da ogni angolo del mondo, sarebbe davvero impensabile per i diversi rischi che bisognerebbe affrontare.

Credi che la Chiesa sia “una spelonca di ladri”, come afferma don Nunzio Scarano nell’intervista da te riportata?
No, penso che sia una Casa di anime buone e belle, generose, con incredibili storie di tanti santi e di tanti santi nemmeno riconosciuti tali, ma il diavolo è normale che lì alberghi. Bisogna allontanare i mercanti e i pedofili dal Tempio, Bergoglio lo sta facendo.

Da molti anni tu segui e racconti le sorti e gli scandali del Vaticano. Cosa è cambiato in meglio e in peggio dall'inizio delle tue prime inchieste? Quali sono le aspettative e le tue previsioni sul futuro prossimo del papato di Bergoglio e delle sue battaglie per salvare la Chiesa?
La situazione rispetto al 2008 è cambiata: è cambiata negli uomini al comando, nelle leggi e, seppur non in modo dominante, nella mentalità. In meglio quindi, bisogna sottolineare come Bergoglio abbia avviato un ricambio profondo tra chi aveva in mano le leve del comando. Una volta c’era Bertone con il suo attico. Oggi c’è Parolini come segretario di Stato. Un tempo c’era il cardinale Domenico Calcagno, detto anche “cardinale Rambo” per la collezione di armi che deteneva, oggi troviamo il vescovo Nunzio Galantino… e potrei continuare. Di meglio c’è la trasparenza gestionale che si sta implementando. Di negativo c’è la lentezza nei processi gestionali, nel come la curia accetta i cambiamenti voluti dal Papa e soprattutto, la crisi della Fede. Diminuiscono le offerte, il numero di fedeli e le vocazioni. Quindi, la grande domanda è quanto sarà centrale la Chiesa cattolica nei prossimi decenni. Un tempo lo era, la Chiesa era cruciale nella quotidianità italiana, ma domani?

I LIBRI DI GIANLUIGI NUZZI



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