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Intervista a Inga Gaile

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Negli ultimi tempi lavora per la scuola e non può dedicare alla lettura e alla scrittura tutto il tempo che desidera. Tuttavia, è riuscita a raccontare una storia potente e profonda, che porta il lettore nella Lettonia del 1938 e gliene presenta le diverse sfaccettature. Inga Gaile si racconta con estrema generosità e ci parla di amore e violenza, condivisione e mancanza di limiti, letture e progetti futuri.



Il periodo della dittatura di Kārlis Ulmanis è stata spesso definito l’epoca d’oro della Lettonia. Il tuo romanzo Frammenti di vetro racconta un’altra faccia della medaglia. È così?
Spero che il mio romanzo, come la vita, non abbia soltanto due facce. Nella mia scrittura ho sempre cercato di eliminare le dicotomie che appartengono al potere e, purtroppo, anche alla lingua controllata dal potere. In Lettonia generalmente non definiamo dittatura il periodo successivo al 1934, quando Kārlis Ulmanis realizzò il suo colpo di stato. Nemmeno io lo definirei così. Era un regime autoritario che ha molto indebolito la nostra società e l’ha resa succube dei due regimi totalitari che l’uno dopo l’altro, nel 1940 e nel 1941, sono arrivati da noi. Quel che volevo descrivere è proprio il lato d’ombra di questo potere autoritario, apparentemente morbido, che afferma di volere soltanto il bene.

Magdalēna è un personaggio straordinario, fortemente sfaccettato. Vittima di violenza e di una sindrome maniaco-depressiva, vive la gravidanza, frutto di una violenza, come una colpa, una sua colpa. Come hai creato il personaggio di Magdalēna? Dove hai trovato ispirazione e quali sono le caratteristiche che volevi far emergere in modo particolare ?
Magdalēna non crede che la sua gravidanza sia il risultato di una violenza. Ama Kārlis e lo amerà per tutta la sua vita. Nello stesso tempo si tratta naturalmente di una violenza, perché Kārlis è in una posizione di potere nei confronti di Magdalēna, lui per lei è come un Dio. A Kārlis non era permesso abbandonarsi a una relazione di questo genere, oppure avrebbe dovuto faro in maniera del tutto diversa. D’altro canto Magdalēna non si sarebbe mai lamentata dell’agire di Kārlis, perché era qualcosa di assolutamente normale. Anche ai nostri giorni in Lettonia molte persone vivono all’interno di relazioni violente, chiamano tutto questo amore e perdonano al partner la violenza. Il personaggio di Magdalēna mi si è presentato mentre riflettevo a come avrei potuto vivere in Lettonia nel 1938, in un istituto psichiatrico, senza andare da un terapeuta, come invece faccio oggi. Volevo mettere in rilievo la vitalità e l’autenticità di Magdalēna. La sua forza vitale e la sua capacità di amare altri esseri umani. La sua capacità di condividere, che viene dalla sua mancanza di limiti, ed è per questo che non si oppone a chi vuole ottenere qualcosa da lei.

Quanta ricerca e quanto studio presuppone un romanzo come il tuo, in cui le vicende personali si intrecciano con quelle della Storia?
Mi hanno aiutato le storiche Vita Zelča e Ieva Lībiete, e lo storico Vents Zvaigzne. Ho letto anche molte cose su quell’epoca, molti studi. Ma quando scrivi un romanzo devi anche dirti: adesso basta, non continuerò a documentarmi ma scriverò questa storia. E devi lasciare qualcosa che hai scoperto, qualcosa di emozionante, per il prossimo romanzo. È successo così con la storia di Katrīna Vaica, a cui accenno già in Frammenti di vetro, ma dalla quale è sorta una delle linee narrative di Skaistās (Le belle). Katrīna Vaica era prigioniera nel campo di concentramento di Ravensbrück, dal quale riuscì a fuggire addirittura due volte. Purtroppo venne ritrovata anche la seconda volta. Mentre la cercavano, le altre prigioniere dovevano stare in piedi. Con questo episodio, durato tre giorni e tre notti, inizia il romanzo Skaistās.

Da dove sei partita nella realizzazione del tuo romanzo: hai prima progettato la storia e poi hai iniziato a scrivere oppure sei partita con una scrittura di getto, senza alcuna progettazione narrativa?
Ho iniziato con un monologo di Magdalēna. In questo caso non avevo fin dall’inizio una trama, di tanto in tanto dovevo inoltre fermarmi e indagare fatti storici e testimonianze documentarie, e rielaborare poi il romanzo perché mantenesse una forma. Ho cominciato a scrivere pensando che sarebbe stato solo un monologo di Magdalēna, ma poi sono arrivate anche le altre voci.

Qual è il personaggio che ti ha creato maggiori difficoltà, perché particolarmente complesso da raccontare o troppo lontano dalle tue corde?
Sono affezionata a tutti i personaggi. Anche a Krīvmanis. Naturalmente sono anche arrabbiata con lui, più che con gli altri. Anche più che con Kārlis. Perché Krīvmanis avrebbe la possibilità di migliorare il sistema e dire a Kārlis Ulmanis che forse non è tutto così bianco e nero. Sceglie però la sicurezza e la comodità, cosa umanamente comprensibile ma che provoca la sofferenza di altre persone. Ma non è in grado di comportarsi altrimenti. Si tratta di un male provocato involontariamente. Il padre di Lidija non mi piace, e nemmeno i genitori di Magdalēna. È anche questo il motivo per cui nel romanzo non li lascio parlare molto.

Quanto tempo dedichi in genere, nella tua quotidianità, alla scrittura? E alla lettura?
Sono molto impegnata, soprattutto negli ultimi tempi. Per diverse ragioni ho cominciato a lavorare nella scuola. Il mio ideale sarebbe scrivere quattro ore e leggere due ore al giorno. Ma succederà prima o poi in futuro. In realtà scrivo un’ora e leggo un’ora o un’ora e mezza. E mi dedico alla scrittura durante le vacanze o quando sono ospite di qualche residenza per scrittori, allora scrivo quelle cose che non riesco a scrivere quando mi occupo delle mie figlie e dei figli di altri.

Ci sono autori che ti hanno ispirata nella costruzione della tua voce autorale?
Dostojevskij, Majakovskij, Sokolov, John Berger, la poeta e scrittrice lettone Vizma Belševica e tanti altri. Leggo molta poesia, ma anche romanzi, leggo gialli, e a volte leggo anche Stephen King ed Elena Ferrante. In questo momento sto leggendo molte autrici, e spero che esercitino su di me una buona influenza.

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Stai scrivendo una nuova storia?
In maggio uscirà la mia nuova raccolta di poesie. Spero che Margherita Carbonaro possa tradurle e che il libro esca in Italia. Dopo l’uscita della raccolta di poesie comincerò a lavorare al romanzo Atmiņa. Saldais gaiss (Memoria. Aria dolce). E devo scrivere ancora l’ultima parte di una raccolta di racconti intitolata Ievērojamu cilvēku dzīve (Vite di persone eccezionali), titolo un po’ ironico preso da una serie di biografie pubblicate in epoca sovietica.

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