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Intervista a Jason Mott

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Abbiamo incontrato Jason Mott – autore di diversi bestseller e insignito del prestigioso premio National Book Award nel 2021 - durante la XXIII edizione del festival letterario Pordenonelegge e lui ha dimostrato, con disponibilità e gentilezza, di essere una persona molto umana oltre che un bravissimo scrittore.



Nel tuo romanzo, il narratore dice spesso che avrebbe voluto scrivere una storia d’amore: credi che, alla fine dei conti, Che razza di libro! sia veramente una grande dichiarazione d’amore per il tuo popolo?
Sicuramente si tratta di un romanzo che è una dichiarazione d’amore per il personaggio, il personaggio deve imparare quello che è l’amore nei confronti di se stesso, deve imparare chi è. È una dichiarazione d’amore perché significa imparare chi si è e accettarsi, invece che cercare di capire come ti vede la società. Quindi, è un racconto di auto-amore, di amare se stessi, cercare di capire se stessi e accettarsi senza farsi influenzare dagli altri.

Un altro tema importante del tuo romanzo è la paura: la paura di esporsi per il narratore sul tema della situazione degli afroamericani negli USA, la paura del bullismo di Nerofumo, il bambino invisibile, e la paura dei padri per i figli…E tu, hai avuto paura di scrivere questo libro?
Sì, sicuramente è stato un processo terrificante e ho avuto molta paura perché è un libro molto personale, ha delle parti autobiografiche molto presenti e io sono una persona discreta che ama la privacy e quindi è stato veramente spaventoso condividere tante storie mie. Anche il processo della scrittura ritengo che sia qualcosa che fa paura perché nel mio caso io pensavo di non essere bravo abbastanza, di non riuscire a far passare il nucleo della mia storia. Il processo della scrittura di per sé è stato veramente difficile, addirittura anche dopo la pubblicazione ancora mi sentivo molto nervoso quando dovevo parlarne.

Nel libro, il narratore senza nome esprime sempre una certa avversità nei confronti dell’idea di rivelare al bambino invisibile la brutalità della sua realtà di “diverso”. Secondo te, quanto è importante per un afroamericano prendere coscienza del fatto che oggi purtroppo le sue possibilità di scelta non sono le stesse degli altri?
Sicuramente è molto importante che ci sia questa presa di coscienza perché c’è una necessita di sicurezza che va trasmessa a questi bambini, infatti i bambini di colore devono sapere che ci sono delle regole per loro differenti rispetto ai bambini bianchi, ad esempio quando vengono fermati dalla polizia. Devono sapere esattamente come comportarsi e cosa fare altrimenti corrono il rischio di finire ammazzati. Quindi, i genitori di colore si trovano di fronte a questo dilemma perché da una parte vorrebbero poter dire al loro figlio potrai diventare chi vorrai, avrai le stesse opportunità di tutti gli altri, d’altro canto tu ti rendi conto che la realtà è completamente diversa e nel momento in cui racconti questa storia e prepari tuo figlio alla vita che dovrà affrontare, ti rendi conto che stai distruggendo i suoi sogni e la sua immaginazione. È un momento molto doloroso per i genitori perché da una parte devono pensare alla sicurezza dei propri figli ma dall’altra devono ridurre in polvere tutte le loro speranze, ma è una cosa che va fatta.

Quanto ha contato la nascita del movimento Black Lives Matter nella creazione del tuo romanzo?
Il Black Lives Matter esisteva già nel momento in cui ho scritto il romanzo, addirittura questo movimento ha assunto le proporzioni più importanti nel 2020 e a quel punto il mio libro era già stato pubblicato e venduto. Si può dire quindi che questo movimento abbia esercitato un’influenza limitata sulla mia opera. Vorrei dire una cosa importante: il Black Lives Matter non è nulla di nuovo sotto il sole perché si tratta di una fase successiva rispetto ad altri movimenti precedenti, tipo Black Priority o il movimento NAACP, tutti nati per portare avanti la causa delle persone di colore. Io sono molto lieto che sia nato questo movimento ma d’altra parte mi rattrista che ci sia ancora la necessità dopo centinaia di anni di avere queste lotte per difendere i diritti delle persone di colore.

Per concludere, la paura non è altro che una forma di coraggio e tu ne hai avuto molto nello scrivere questo bellissimo romanzo. Secondo te, quanto coraggio è necessario per essere neri nella società di oggi?
Ci vuole veramente una dose massiccia di coraggio per essere neri non soltanto nella società americana, ma anche nel mondo. Ed è un processo veramente devastante perché il mondo continua a cercare di umiliarti, di farti sentire piccolo piccolo e quando si parla di Black Experience il mondo cerca di scegliere con accuratezza solo determinate parti dell’esperienza di essere neri. Per esempio i neri vengono citati sempre per quella che è la loro musica, la loro moda, il loro slang e quindi gli Stati Uniti e il mondo in generale amano questi aspetti della black experience e invece tendono a trascurare altri aspetti come ad esempio la violenza delle forze dell’ordine nei confronti dei neri e il fatto che sia difficilissimo trovare una casa, fare carriera, trovare lavoro… E quindi per essere neri nella società di oggi bisogna avere molto coraggio e anche saper ridere di sé, avere un forte senso dell’umorismo.

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