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Intervista a Javier Castillo

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Javier Castillo, classe 1987, dopo essersi dedicato agli studi di economia aziendale, aver conseguito un Master in Management ed aver intrapreso la carriera di consulente aziendale, a ventisette anni decide che le storie che ha in testa meritano di essere lette. Durante i viaggi di lavoro scrive il suo primo romanzo su uno smartphone e lo pubblica sulla piattaforma Amazon Kindle. È un successo. Seguono altri tre romanzi, tutti trovano il grande favore del pubblico. A marzo è uscito nelle librerie il suo nuovo romanzo pubblicato in Italia e per l’occasione è venuto a Roma. Ne abbiamo approfittato per una bella chiacchierata.



Sul tuo profilo Instagram affermi che la vita non si può pianificare, alcuni traguardi si raggiungono con il lavoro duro, altri sono frutto del caso: l’importante è la passione, che è tutto. Come nasce la passione per la scrittura in te che hai studiato Economia Aziendale ed hai esercitato la professione del consulente fiscale?
In realtà ho iniziato a scrivere molto giovane. Da bambino, già a dieci undici anni, mi piaceva molto leggere e scrivevo racconti brevi, fumetti, cercando di riprodurre ciò che leggevo. La famiglia mi spingeva a cercare una professione che avesse uno sbocco, un ritorno economico immediato. La scrittura però è rimasta sempre un mio hobby. Poi mentre lavoravo ho scritto il mio primo romanzo I giorni della follia durante i tragitti in treno da casa al lavoro e questo lavoro è diventato un successo, il romanzo più venduto in Spagna. Questo mi ha fatto riflettere e mi ha permesso di dedicarmi completamente alla scrittura.

Nelle librerie italiane è appena arrivato il tuo ultimo lavoro edito da Salani, La ragazza di neve. Agli inizi la scrittura era un hobby, come hai affermato, ora sei stato definito uno scrittore divo, un fenomeno della letteratura europea, da Joël Dicker. Quanto ti ritrovi in questa definizione? Quanto potrà influenzare, in termini di pressione, il tuo lavoro di scrittore in futuro?
Per me è un grande onore che autori come Joël Dicker e Donato Carrisi parlino di me. Sono stato sempre un loro grande ammiratore. Ora il successo implica da parte mia più attenzione nello scrivere ma cerco di prendere con calma il successo. Io posso solo controllare la mia scrittura. Continuerò a lavorare come ho sempre lavorato cioè nel mio studio, nella mia casa. Non ho il controllo vero su quello che esce dalla mia penna se piacerà o non piacerà, non ho controllo su questo e non mi preoccupo.

Se dovessi paragonarti o meglio ispirarti ad un autore o autrice di romanzi gialli, chi indicheresti e perché?
Sono molti gli autori che ammiro. Naturalmente Donato Carrisi che è un maestro, con quel suo stile oscuro che mi affascina. Gillian Flynn negli Stati Uniti, Joël Dicker che ho la fortuna e l’onore di conoscere. Assomigliare a queste grandi penne è importante ma in realtà quello che voglio è che i lettori riconoscano nei miei libri me e soltanto me e la mia voce.

Nel tuo ultimo lavoro racconti la più grande paura di un genitore, quella di perdere un figlio. Come vivi le tue paure di genitore e che genitore ritieni di essere?
Di paure ne ho tante. Che possa accadergli qualche cosa e soprattutto, la grande paura di ogni genitore, quella di non avere il controllo sulla vita dei propri figli, di non poterli difendere. Penso di essere un padre molto diverso dai miei genitori. Mi piace che i miei figli scelgano liberamente. Io amavo molto la scrittura e la lettura, mi era concesso però era un’aspirazione e una passione che in qualche modo in famiglia veniva limitata, bloccata. Io invece voglio che i miei figli sperimentino tutto ciò che vogliono e si interessino a tutto ciò che gli piace come la musica, l’astrologia, tutto quello che li attrae. Io voglio aiutarli a raggiungere i loro traguardi, ciò che hanno scelto. Il piccolo per esempio vorrebbe essere un dinosauro, è la sua aspirazione, ma qui ho dovuto spiegargli che sarà impossibile, purtroppo! Ah ah ah…

Affronti una questione delicata nel romanzo, una questione che tanto ha fatto discutere e che fa ancora discutere: quanto sia giusto, nel rispetto del diritto di informazione e della libertà di stampa, rivelare dati sensibili che spesso provocano la gogna mediatica degli indagati. Ci si chiede se la stampa faccia informazione o se, a volte se non spesso, crei sensazionalismo per il proprio interesse. Qual è il tuo pensiero in merito?
La protagonista Miren all’università impara quali sono i valori fondamentali del giornalismo per così dire “ideale”, ma che quando entra in una redazione si rende conto che il giornalismo reale è tutt’altra cosa. Esiste questo sensazionalismo, questa morbosità di cui si fa uso per vendere di più senza in realtà dare la giusta attenzione ai casi di cui si parla. Nel caso di Kiera, le informazioni che vengono date sul caso non sono verificate, al contrario di quello che invece fa Miren, che analizza ogni più piccolo dettaglio. E proprio questo non verificare fa sì che paghi chi non aveva nulla a che fare con il caso.

Netflix sta preparando una serie ispirata a La ragazza di neve. Puoi anticipare qualcosa?
Si sta già lavorando a La ragazza di neve. Spero che esca per quest’anno o al massimo agli inizi del prossimo anno. Mentre il libro è ambientato negli Stati Uniti, la serie è ambientata in Spagna. La parata del Giorno del Ringraziamento è simile ad un evento che in Spagna si chiama la Cavalcata dei Re Magi, che è il momento in cui si perde la bambina che nell’adattamento ha cinque anni e non tre. Ci saranno sempre i personaggi di Miren e del professore. Io partecipo come consulente alla sceneggiatura, non scrivo ma posso controllare da vicino che venga rispettata l’anima del romanzo e il taglio dei personaggi. Proprio la settimana passata è stata girata la scena della Cavalcata dei Re Magi con la presenza di mille comparse, una cosa strabiliante, enorme, che fa capire il potere di Netflix sulle produzioni. Una cosa impressionante.

Senza spoilerare nulla, il libro finisce con una sfida alla protagonista Miren, “Vuoi giocare?”. È la premessa per un sequel?
Ti posso dire che in Spagna è già uscito un sequel del romanzo, Il gioco dell’anima, che sta riscuotendo un grande successo che è una continuazione ma può anche essere letto in ordine cronologico diverso, anche invertendo la sequenza temporale di stampa dei due romanzi.

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