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Intervista a Jonis Bascir

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La presentazione del libro di Jonis Bascir è una delle più vivaci e rilassate alle quali assistiamo alla edizione 2021 della fiera Più Libri Più Liberi. Niente di accademico, Jonis ha l’aria di chi sta sempre per dire una battuta, ironia e scioltezza certo non gli mancano. L’aria sorniona è quella del romano, la cui cadenza nel parlare va ad infrangere pesantemente lo stereotipo dell’attore impostato e ingessato. Volto noto al grande pubblico, attore di fiction, cinema e teatro, musicista, compositore e autore di colonne sonore, è in libreria con un libro sul Jazz. La foto è di Riccardo Acerbi



Nel tuo Il Jazz è morto!? sei tu a porre le domande a tutte le figure autorevoli che hanno partecipato alla tua pubblicazione, ora chiedo io a te: il Jazz è morto?
Non credo sia morto, si è trasformato negli anni mischiandosi ad altre forme musicali rinnovandosi di volta in volta. Già nasce meticcio, come tale si comporta e continua ad arricchirsi.

Se prima di stabilirne la morte, vera, presunta o apparente che sia, c’è già da mettersi d’accordo su cosa sia il Jazz, non credi che il fatto di averlo inserito nei Conservatori rischi di standardizzarne le forme attraverso un’imbalsamazione che potrebbe portare ad una “classicizzazione”, un Ipse dixit musicale che ne arresti il fermento?
I Conservatori in qualche maniera, come già dice il nome stesso, conservano alcune musiche, le accademizzano e nello stesso le preservano diffondendole attraverso vari canali, dall’insegnamento ai concerti e molto altro. L’accademizzazione rischia di cristallizzare una forma, ma nel caso del jazz per sua natura credo sia impossibile.

Fenomenologia sociologica del Jazz: dagli albori fino agli anni ’70 la maggior parte dei jazzisti, soprattutto nel bebop, erano tipi ai margini, gente di Ghetto e di strada, dediti a sostanze varie - e qui vado con la mente al nostro compianto e geniale Massimo Urbani. Ora, non me ne voglia nessuno, vedo tra le nuove leve del Jazz quelli che sembrano una pletora di ligi e precisi geometri del catasto. Curiosità stupida: ma ce n’è qualcuno accettabilmente fuori di testa?
Si, per fortuna ce n’è più di uno accettabilmente fuori di testa, non faccio nomi per ovvi motivi. Molti fanno il compitino ma ci sono anche quelli geniali. La genialità verrà misurata dal tempo.

La chitarra la suoni da sempre e so che ti sei iscritto al Conservatorio da adulto, diciamo a ‘ntasei anni, ma non credo che tu abbia ascoltato sempre e solo Jazz. Raccontami la tua musica di formazione…
Io mi definisco un ascoltatore ad ampio spettro, come gli antibiotici!! Sicuramente parto da una formazione blues, rock & funk in giovane età poi immediatamente apertasi ad altri generi come il jazz e la classica. Ho cominciato a studiare chitarra classica con un maestro privato per breve tempo per poi confluire a fine anni ’70 nel jazz alla Saint Louis Music School quando era in via del Cardello a Roma. Da grande ho frequentato molto il Gospel, che amavo da piccolo, e la musica da film, in particolar modo Ennio Morricone.

La tua poliedricità è risaputa, stavolta approdi all’editoria libraria: oltre alla musica, raccontami la letteratura che hai assorbito e che ami, ormai ti tocca…
La letteratura mi ha appassionato all’ultimo anno delle scuole secondarie. A tal punto che, anche frequentando un Istituto Tecnico, portai come prima materia Italiano. Mi appassionai a Pirandello, Svevo e gli scrittori di quella generazione. Approfondii con vari classici antichi ma soprattuto moderni partendo dagli italiani. Poi mi appassionai alla letteratura straniera, di rottura e non. Da Marquez a Bukowsky, da Keruac a London, ecc. Anche qui ad ampio spettro.

Posto che sei il ragazzo di Montagnola cresciuto tra Tor Marancia, Garbatella e la sala da biliardo ai Navigatori, alla fine della presentazione è partito un audio registrato nel quale cantavi, accompagnato da una chitarra in stile Jazz, uno stornello che diceva qualcosa tipo “so’ nato straniero a casa mia…”. Magari sarai esausto dell’argomento ma, ti va di spiegare ai nostri lettori da cosa nasce questa espressione?
Nasce dal racconto della mia vita, un brano essenzialmente autobiografico scritto per il corto “Diversi ma tutti uguali” Di Amin Nour-Diana Pesci prodotto per l’UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale della Presidenza del Consiglio. Sono nato a Roma e avendo una connotazione fisica da straniero ho vissuto in maniera, per fortuna, serafica questo stato schizofrenico dell’essere e non essere. Ma per poi essere cosa? Ecchime. Nella versione jazz sono accompagnato alla chitarra dal grande Fabio Zeppetella.

Ne Il Jazz è morto!? ti sei ritagliato il ruolo di ricercatore musicale ma non si tratta del libro di un romanziere: un’ipotesi del genere è contemplata?
Sono un fiume in piena, sono pieno di ispirazione e non vedo l’ora di realizzare cose. Purtroppo tendo a pensarci molto per avviarmi, sono lento, ma poi una volta che parto divento inesorabile, come un diesel. E quindi non escludo un romanzo, ho già qualche idea appuntata.

Il brano che hai ascoltato con più frequenza, il film che hai visto più volte e, se c’è, il libro che sei tornato a leggere di nuovo…
Ho troppi brani che ho ascoltato con più frequenza, forse Hendrix o Led Zeppelin, o Genesis, o Yes, o Weather Report: troppa roba. Un film che ho visto molte volte è Jesus Christ Superstar, un capolavoro, e Qualcuno volò sul nido del cuculo di Milos Forman. Ma anche film di Sordi, Totò, Manfredi, Tognazzi, Magnani, De Sica, Pasolini e di tutta quella schiera di grandi registi e attori che hanno dato lustro al cinema italiano. Da piccolo amavo Il Libro della Giungla, La Spada nella Roccia e Mary Poppins, per la famosa scena di ballo degli spazzacamini. In età adolescenziale mi piaceva molto Bergman, portai gli amici a vedere L’Uovo del Serpente, per poco non mi picchiarono. Per quanto riguarda i libri credo di aver letto più volte Il tallone di ferro di Jack London e mi piacerebbe rileggerlo ora. Perché ogni età apprezza qualcosa di diverso. Mi sono riletto anche Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez e La compagnia dei Celestini di Stefano Benni. Ma anche saggi riguardanti il nostro benessere psicofisico come Puoi guarire la tua vita di Louise Hay.

I LIBRI DI JONIS BASCIR