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Intervista a Julia Green

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Julia Green è una pluripremiata autrice di romanzi e racconti. Ha fondato e diretto il Master in Scrittura per ragazzi della Bath Spa University e ha lanciato la carriera di oltre 70 autori. Ora è professoressa emerita di scrittura per ragazzi. La incontriamo alla Bologna Children’s Book Fair 2026.



Quando hai capito di voler fare la scrittrice? E perché hai scelto di raccontare ai bambini e ragazzi?
Da bambina mi piaceva leggere i libri e le storie e quando da ragazza ho frequentato l’università e ho avuto la possibilità di studiare letteratura, ho davvero capito che non volevo soltanto leggere le storie degli altri ma anche creare le mie. Ho da sempre voluto scrivere storie e da bambina lo facevo, scrivevo. Le storie sono fondamentali per capire sé stessi e gli altri e per me il pubblico più importante è quello dei bambini perché se i bambini non leggono le storie da piccoli non diventeranno mai adulti lettori.

Nel tuo Ettie e lo stagno di mezzanotte le descrizioni della natura e dei luoghi sono molto nitide e leggendo sembra quasi di seguire Ettie di nascosto mentre si reca alla vecchia cava. La natura è una protagonista importante della storia. Ti sei ispirata ad un luogo reale per la scrittura del libro? E come è nata la storia?
I posti sono davvero importanti in questa storia. Per me scrivere storie ambientate in luoghi reali rende le storie più vere e concrete da immaginare e da descrivere, rispetto allo scrivere di posti immaginari. I lettori che non conoscono o non hanno dimestichezza con la natura, in questo modo, possono percepirla meglio ed entrarne in contatto. Ho utilizzato appositamente i nomi delle piante, degli uccelli, della cava stessa, per rendere ancora più reale un luogo che effettivamente esiste e che si trova nel nord ovest dell’Inghilterra. La natura è molto presente nel libro, come lo è sempre di più nelle comunità. In Gran Bretagna esiste un movimento chiamato rewilding (ritorno alla natura selvaggia) in cui la gente sceglie di stare dalla parte della natura: giardini vengono lasciati liberi di crescere, i fiori di sbocciare e di conseguenza gli insetti di tornare nei giardini, gli uccelli di cantare sugli alberi. Ecco, Ettie e la nonna vivono la natura per ciò che offre con i suoi tempi, soprattutto Ettie quando sceglie di entrare e vivere il bosco.

“Sono un po’ come la mamma. Perché amo la vita selvaggia, la libertà e desidero emozioni e nuove avventure. Ma sono anche un po’ come te [nonna]. Mi piace la mia vita qui. E io sono io, non te o la mamma”. Ettie si sente dire spesso che assomiglia a… (e capita certamente di sentirselo dire anche agli adolescenti di oggi). Cosa vuol dire “essere sé stessi” secondo te? È importante assomigliare a qualcuno o bisogna trovare da soli una propria identità?
Quando ero bambina non volevo essere come mia madre, perché mia madre stava a casa, aiutava sempre tutti e io pensavo: “Io sarò io, e sarò là fuori, e leggerò libri, e avrò il mio lavoro e vivrò avventure”. E penso che questo sia importante. Come è importante anche avere dei punti di riferimento e il ruolo degli adulti e nello specifico quello dei genitori credo sia quello di essere delle guide quando i figli sono piccoli e poi, una volta cresciuti, essere in grado di lasciarli andare anche se è difficile. Può dispiacere, però bisogna essere in grado di farlo. Le storie sono un grande aiuto nei momenti di crescita dei ragazzi ma anche dei genitori.

La nonna nasconde a Ettie delle verità per proteggerla. È un comportamento molto diffuso tra gli adulti, anche (e soprattutto) quando ci sono di mezzo i libri. In libreria sentiamo spesso dire dagli adulti “Non faccio leggere questa storia a mio figlio perché non è ancora pronto”, pensando così di proteggerlo dal male o dal dolore della vita. Credi che ai bambini/ragazzi si debba invece raccontare sempre la verità, anche quando può far male? E che un libro possa spaventare più della realtà?
Ettie è una ragazza che sta iniziando a crescere, è frutto della mia fantasia anche se ha qualcosa di me, ma non è la sola... anche Cora e la nonna hanno qualcosa di me. Per la prima volta mi sono permessa di andare verso un lato oscuro con un personaggio come Cora. L’ho trovato necessario per i ragazzi che leggono, che hanno bisogno di onestà e di conoscere la complessità che caratterizza ognuno di noi. Quando cresciamo le persone hanno bisogno di esplorare nuovi orizzonti. Quando la nonna racconta le storie a Ettie elimina tutte le parti negative, ma noi abbiamo bisogno di tenerle dentro per essere autentici. I libri sono uno spazio protetto e se un bambino non è pronto per leggere quella storia chiude il libro. La realtà è molto più complessa ed è più facile farsi male. Ettie ha bisogno di quel lato oscuro rappresentato da Cora perché si porta dentro una tristezza grande, la nonna cerca di edulcorare la realtà per la nipote, ma così facendo non la protegge. Credo, in questo modo, di rispettare i bambini e i giovani lettori, permettendo loro di esplorare tutte le parti complesse che ci sono dentro tutti noi.

Le tue storie sono dense di emozioni, parlano di crescita, amore, amicizia. Quanto conta (e come deve essere) il finale in una storia per adolescenti?
Il finale è molto importante in una storia per bambini e ragazzi e deve essere sempre di speranza, anche quando la storia è oscura, piena di pericoli. Incontrare bambini e ragazzi è sempre per me motivo di speranza verso il futuro e scrivere per loro è un atto di ottimismo.

Una domanda a Sante Bandirali, editore di Uovonero e traduttore di Ettie lo stagno di mezzanotte. Com’è stato fare la traduzione di questo romanzo?
Per me si è trattato di una cosa particolare perché ho tradotto un libro che ho scelto di pubblicare, quindi lo avevo già letto come editore e me ne ero innamorato immediatamente. Ho combattuto per averlo perché poteva essere pubblicato da un editore molto più grande, ma Julia ha scelto la casa editrice Uovonero perché l’ha ritenuta giusta per la sua storia. La traduzione di questo libro è stata una grande responsabilità, ma avendolo già letto avevo ben in mente che tipologia di libro fosse, avevo già avuto modo di apprezzarlo e ho cercato perciò di dargli tutto lo spessore che meritava, di far emergere tutti i piani di lettura presenti nella storia. Mentre facevo la traduzione, mi sono immerso non solo nello stagno ma anche nelle parole, nelle descrizioni, nelle emozioni e nei nomi delle piante. È stata una bella sfida e noi di Uovonero ne siamo orgogliosi.

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