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Intervista a Kim Bo-young

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L’autrice sudcoreana di fantascienza Kim Bo-young (1975) approda a Lucca Comics & Games 2023 grazie ad add editore. Graphic designer, sceneggiatrice e sviluppatrice di giochi prima ancora che scrittrice, Kim Bo-young è ospite in diversi panel incentrati sul tema della fantascienza e sulla sua collaborazione con il famoso regista Bong Joon-ho, autore degli acclamati Parasite e Snowpiercer (alla cui sceneggiatura Kim ha lavorato come consulente). Timida e riservata, appare quasi incredula di fronte all’interesse suscitato dal suo lavoro in altri appassionati ed esperti del settore, sopraggiunti per intervenire nei talk e per rivolgerle domande. È qui per parlare della sua prima raccolta di racconti tradotta in italiano. Durante i vari incontri e grazie al press cafè organizzato dalla manifestazione per gli addetti ai lavori abbiamo modo di conoscerla meglio, sebbene indirettamente, attraverso le parole della sua interprete. Si sollevano fin da subito argomenti e domande di carattere universale, impregnate di quei concetti filosofico-esistenziali che la scrittrice con forza ha voluto rimarcare nei suoi racconti. La foto di Kim Bo-young è di Arzak ed è concessa su licenza Creative Commons



Nel titolo del primo racconto L’origine delle specie, che è stato poi scelto come title track dell’intera raccolta, riecheggia l’eredità di Darwin. Il passaggio da un mondo dominato da esseri organici a un mondo popolato da esseri non organici potrebbe essere visto come una forma di evoluzione e di sopravvivenza?
Sì, sono d’accordo con questa interpretazione. Credo che l’intelligenza artificiale si possa considerare una forma di evoluzione, per permettere la sopravvivenza. Nel mondo orientale è molto frequente pensare che gli esseri inanimati, gli oggetti, abbiano un’anima. Quando ho scritto questo racconto ho pensato di sviluppare questo concetto.

Quanta realtà entra a far parte della tua fantascienza, quanto delle problematiche sociali attuali si inserisce nei tuoi lavori?
Nel mio caso, cerco di escludere la realtà e di isolarmi da essa, proprio per avere più libertà di creare e di riflettere sul mondo in cui viviamo. Ma ci sono eventi che arrivano a influenzare inevitabilmente la scrittura. Nel 2014 in Corea c’è stata una tragedia in cui centinaia di studenti, ragazzi e bambini, sono annegati in seguito al naufragio di una nave (il traghetto Sewol è affondato il mattino del 16 aprile 2014, 304 i morti, 9 i dispersi, ndr). Il 2016 è stato invece un anno caratterizzato da molte proteste organizzate dal movimento femminista. Questi accadimenti spingono a riflettere e sono fonte di ispirazione per la scrittura. In questo momento a preoccuparmi particolarmente sono i cambiamenti climatici, molto probabilmente ne tratterò in futuri racconti. Non sono solita scrivere di storie di amore, ma dato che adesso sono innamorata penso che anche questo potrà diventare un elemento protagonista di una qualche storia.

Il primo e l’ultimo racconto di questa raccolta si chiudono quasi a guscio, esprimono due punti di vista differenti ma specchiati, anche se in temporalità diverse. La stessa struttura, con elementi giustapposti, è presente anche in un’altra raccolta di racconti non ancora tradotta in Italia (I’m Waiting for You). Sembra essere una tecnica che risulta congeniale al tuo stile…
Molto interessante questa osservazione. In realtà non avevo riflettuto sulla cosa ma immagino che, essendo scritti sempre dalla stessa mano, i vari racconti abbiano degli elementi in comune. Il lettore ha probabilmente avuto modo di notarli anche se io, al momento della scrittura, non ne ero consapevole.

La scelta della forma racconto permette di spaziare su più fronti: più personaggi, diverse ambientazioni, molte storie a confronto. Come scegli quali racconti raggruppare in una raccolta e in che ordine proporli?
Non sono io a decidere. La prima raccolta presentata in Corea era composta da quattro storie scelte da Park Sun-young, una professoressa dell’Università della California del sud. Il libro ha avuto un gran successo prima in Corea, poi anche in America ed è stato selezionato per i National Book Awards. Quindi molto spesso non decido io, qualcun altro interviene nella scelta, come in questo caso la professoressa Park. I racconti riuniti in una raccolta possono essere nati in tempi anche molto diversi.

La fantascienza è di fronte a un bivio, deve scegliere se ignorare fenomeni come il riscaldamento globale e prevedere un futuro alternativo dove queste non sia contemplato, oppure prenderne atto e inserirli all’interno delle ambientazioni immaginate per le sue storie. Qual è la sua opinione sull’argomento?
I cambiamenti climatici non possono essere considerati propriamente dei problemi attuali, sono già avvenuti e hanno le radici nel passato e negli anni spesi ignorando il fenomeno. Non ha senso inserirli tra gli argomenti del futuro, in una prospettiva futuristica, in quanto già li stiamo vivendo qui e ora.

Perché in ambito fantascientifico l’umanità del futuro molto spesso è rappresentata come suddivisa in classi e pronta a darsi battaglia invece di prediligere una visione più ottimista di collaborazione e unione? Lo stesso Snowpiercer ne è un esempio…
La storia da cui è stato tratto il film è basata su una graphic novel, Le Transperceneige di Jacques Lob e Jean-Marc Rochette, e pertanto non ho creato io la trama. Nella mia idea, il treno doveva essere bloccato così da poter simbolicamente mettere fine a quella discriminazione sociale rappresentata dai vagoni in marcia. I viaggiatori in coda avrebbero potuto in tal modo risalire fino alla testa del treno e beneficiare di una più equa distribuzione delle risorse. Penso che la fantascienza non si limiti a trattare l’umanità solo in questa veste ma siamo noi, in realtà, a ricordare con più vividezza gli aspetti negativi e a immedesimarci nella lotta di classe con più facilità rispetto a storie positive.

Quali sono le tue fonti di ispirazione principali? Qualcosa di più visivo come, ad esempio, immagini di un film o piuttosto altri scrittori?
Io credo che la creatività nasca prevalentemente dal vissuto di un soggetto. In primis, quindi, prendo spunto da eventi che hanno coinvolto la mia persona. Sia film che libri possono comunque in egual misura fornire spunti di inspirazione, non ho una vera preferenza.

Quanto femminismo c’è nella tua scrittura e nella fantascienza coreana in questo momento?
È un argomento decisamente sentito, importante, e molto trattato al momento. Probabilmente c’è un grande punto di incontro tra il genere fantascientifico e la donna. Anche la fantascienza è stata discriminata per molto tempo. In questo genere si è trovato uno spazio adatto a dar voce al femminismo. Mi sono resa conto dell’odio degli uomini verso le donne specialmente nel 2016, mentre stavo scrivendo How Alike Are We. Ci fu un grande scandalo in merito a uno slogan femminista presente su una maglietta indossata da una doppiatrice di videogiochi. La foto pubblicata sui social le costò il posto di lavoro. Il racconto è stato profondamente influenzato da quell’evento.

Cosa vuol dire essere scrittrice di fantascienza, un genere sicuramente non mainstream e popolato da maestri prevalentemente uomini, e soprattutto cosa significa essere scrittrice in Corea del Sud?
Io sono stata come una pioniera della fantascienza in Corea, ai tempi non era un genere diffuso e non ho incontrato una vera concorrenza nel settore. Per me è stata una sfida lavorare in un ambito così poco conosciuto e rappresentato, più che sfidare scrittori affermati. Non conosco molti autori di fantascienza, nemmeno i più famosi. Essere la prima a scrivere di fantascienza ha avuto però anche i suoi risvolti negativi, mi sono sentita particolarmente sola. In Italia ho avuto modo di conoscere altre scrittrici del genere, più esperte di me, come Licia Troisi e Nicoletta Vallorani, e questi incontri sono stati molto curativi. Attualmente, i libri più venduti in Corea sono tutti firmati da scrittrici, è un momento particolarmente positivo per le autrici donne e io stessa non ho incontrato difficoltà sul mercato.

Molti scrittori occidentali di fantascienza, soprattutto gli autori maschili, hanno una formazione scientifica alle spalle. Che ruolo ha la scienza nella tua fantascienza?
Anche in Corea vale lo stesso, ci sono molti scrittori di fantascienza che partono da concetti scientifici per sviluppare le proprie storie. Secondo me non è necessario avere una formazione particolare per poter scrivere di fantascienza, né tantomeno per poterla leggere.

Cosa vorresti che rimanesse al lettore una volta terminata la lettura de L’origine delle specie?
Sarebbe molto bello per me sapere di essere riuscita a far compiere al lettore un viaggio all’interno del mondo che io ho immaginato e costruito.

Ci sono progetti futuri già in cantiere?
Sì, al momento sto lavorando a una nuova storia, legata a una leggenda antica di origine orientale.

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