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Intervista a Leonardo Bianchi

Articolo di

Leonardo Bianchi, giornalista classe 1986, è news editor di “VICE Italia” e collabora con “Valigia Blu” e “Internazionale”. Ha esordito come saggista nel 2017 e negli ultimi mesi si è occupato – con un reportage e una newsletter – di “teorie del complotto che ti portano dentro la tana del Bianconiglio”, per dirla con le sue parole. Le sue inchieste toccano temi intricati e pervasivi; in una conversazione via skype abbiamo cercato di andare oltre le emergenze del momento (la guerra in Ucraina e, ancora, la pandemia) per capire come trovare la strada per decifrare questo “mondo capovolto”.



Partiamo dai temi del tuo Complotti! pubblicato minimum fax. L’ho letto prima della invasione russa in Ucraina, naturalmente, e prima delle conseguenti azioni di propaganda che inquinano ogni notizia dai fronti di guerra. In un tuo recente articolo hai scritto che “le comunità complottiste e antivacciniste attive nei paesi occidentali hanno accantonato il COVID per buttarsi a pesce” su questo evento. Cosa sta succedendo?
Nei momenti di crisi e di sconvolgimenti epocali c’è, come scrivo nel libro, fisiologicamente una grande fioritura di teorie del complotto, perché il complottismo cerca di spiegare l’inspiegabile e mettere ordine in un mondo caotico. Nell’epoca contemporanea le crisi sono totali, riuniscono più crisi unite tra loro - economia, pandemia, guerra - e anche le teorie si combinano tra loro. Esiste un intero sistema mediatico parallelo a quello ufficiale che si è forgiato in questi anni di pandemia. Da qui nasce la conversione: le strutture mediatiche erano già attive. Un ulteriore motivo: i gruppi antivaccinisti non sono diventati putiniani dal 24 febbraio. Lo erano già perché - pensate a un movimento come QAnon - parliamo di persone imbevute di teorie antidemocratiche, che aderiscono alla stessa visione del mondo di Putin. Una visione illiberale e in cui vige legge del più forte.

Tendiamo a pensare che gli italiani siano i più esposti, ma la deriva del complottismo è pericolosa ovunque…
C’è un pericolo attuale e concreto, esploso negli ultimi due anni, ma c’era anche prima, ovunque. La Germania ha prodotto in pandemia il movimento anti-restrizioni più forte e numeroso d’Europa, lo stesso che adesso scende in piazza con le bandiere russe e il simbolo “Z”, sostenendo la guerra di Putin. Parlo nel libro di altri casi simili in diversi paesi. L’Italia rientra in questo fenomeno europeo, globale e la narrazione è più o meno unica in tutto il mondo: deriva da una matrice statunitense, anglosassone, e viene poi declinata.

Da dove nasce il tuo interesse per questi fenomeni?
Ho sempre prestato attenzione ai fenomeni carsici pronti a esplodere, a trovare uno sbocco nella società. Lo faccio sia nella mia attività da giornalista sia nei libri. Il mio primo libro - La gente, pubblicato nel 2017 - si occupava di fenomeni allora marginali come il gentismo e il populismo. L’anno successivo sono arrivati al potere, con il governo giallo-verde che, adesso, tendiamo a rimuovere. È dai margini che si capisce in che direzione sta andando la società, margini negletti, poco conosciuti ma che generano fenomeni storici.

Il tuo libro è assai documentato nelle fonti, ma richiami anche citazioni letterarie e cinematografiche che, solo a prima vista, sembrano surreali. Cosa consigli di leggere per capire questo “mondo capovolto”?
Direi di partire sempre da Umberto Eco. E di leggere Philip K. Dick, Thomas Pynchon, Don DeLillo, grandi scrittori che si sono occupati di paranoia, di complottismo, dei grandi temi della modernità. In loro possiamo trovare lo stimolo e gli strumenti per difenderci e, al tempo stesso, mantenere uno spirito critico.

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