Salta al contenuto principale

Intervista a Marco Presta

Articolo di

Marco Presta, attore, conduttore radiofonico e televisivo, scrittore, è dal 1995 l’artefice del successo, insieme ad Antonello Dose, della trasmissione di Rai Radio 2 Il ruggito del coniglio. L’uscita del suo ultimo romanzo per Einaudi – ambientato durante il lockdown per la pandemia di COVID-19 – è l’occasione giusta per fare con lui una bella chiacchierata.



«Continuare a cercare il lato comico della vita è una forma di resistenza» è scritto sulla copertina del tuo romanzo Il prigioniero dell’interno 7. È un incitamento a non mollare e a vedere il bicchiere mezzo pieno, è il tuo modo di pensare o cosa?
L’umorismo è un punto di vista sul mondo, un balcone dal quale osservare quello che succede. Con l’ironia si riesce ad avere un po’ meno paura della vita, degli imprevisti che possono capitarci. È una forma di ottimismo, tutto sommato, di pietas verso noi stessi, verso le nostre debolezze.

Durante la pandemia, oltre a scrivere, ogni mattina hai fatto compagnia agli italiani dalla radio. Tu e Antonello in quel periodo vi siete mai sentiti “lavoratori necessari”?
All’inizio avevamo una paura boia, per strada la mattina giravamo solo noi e i carabinieri. Però per la prima volta in tanti anni abbiamo avuto la sensazione di servire a qualcosa, l’impressione che tutte le baggianate che diciamo quotidianamente potessero essere davvero utili a qualcuno.

I tuoi studi classici, l’Accademia e le letture personali rendono le tue pagine impeccabili. Il tuo italiano è una gioia per chi legge. Quanto lavoro di affinamento c’è prima di consegnare un romanzo all’editor?
Il lavoro c’è da prima e poi continua insieme all’editor. Ho la fortuna di pubblicare con Einaudi e di collaborare quindi con persone di grande qualità, umana e professionale.

La tua cifra è l’ironia, da quella garbata di Achille Campanile a quella pungente di Enrico Vaime, tuo maestro. Sia le tue battute che le frasi hanno più modi di essere fruite. Quello immediato e quello più raffinato, legato ai riferimenti che fai. Mai volgare e mai supponente. È una tecnica che si studia o una tua dote naturale?
Temo che sia un difetto di fabbrica, insito in me dalla nascita. Solo sulla pagina scritta mi sembra di riuscire a essere veramente me stesso, nel bene e nel male.

I personaggi dei tuoi romanzi sono a tutto tondo. Ti destreggi perfettamente tra voci narranti maschili, come Vittorio o Armando e femminili, come la splendida Caterina. Questa tua capacità può derivare dall’attenta osservazione delle persone che ti circondano?
Credo di sì. E devo dire che ventisette anni di radio, a contatto con il pubblico, mi hanno aiutato ad affinare questa caratteristica.

Concludo chiedendoti i tuoi desideri e sogni nel cassetto. Una pièce teatrale come la vedi? (Non vale dire la sveglia un’ora più tardi, per avere una vita sociale!!!!)
Mi piacerebbe che i miei romanzi venissero tradotti e letti anche all’estero. Ci sto lavorando…

I LIBRI DI MARCO PRESTA