Intervista a Maria Pia Romano

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Pluripremiata a livello nazionale e internazionale per i suoi lavori, presente con le sue poesie nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa, Maria Pia Romano, classe 1976, è beneventana di nascita e pugliese di adozione. Iscritta all’albo dei giornalisti dal 2000, collabora con svariate testate regionali e nazionali e si occupa di organizzazioni di eventi e di uffici stampa. La raggiungo telefonicamente, avendo così la possibilità di conoscere una donna e una scrittrice dalle potenti emozioni e dalla schiettezza disarmante.




Ci parli del tuo romanzo Le amiche imperfette?
Il mio ultimo libro nasce dal desiderio e dall’urgenza di parlare di un fenomeno che, a mio avviso, costituisce il cancro del libro: l’editoria a pagamento. Io narro di qualcosa che accade a Lecce, ma che potrebbe succedere in qualsiasi altra città di provincia. Le belle signore annoiate che si improvvisano scrittrici credo possano risiedere ovunque. Del resto cosa puoi fare per cambiare vita? Per diventare medico ci vuole una laurea, per essere architetto bisogna studiare duramente, invece per diventare scrittore sembra ci voglia un attimo. Ahimé, questa è una moda o una cattiva abitudine che si sta rapidamente diffondendo: tutto è facilitato da questo sistema assurdo, che con tanto di pagamento permette di avere un libro che porta il proprio nome, una bella presentazione dello stesso e il proprio momento di gloria. Non si parla più di buoni libri, ma di una semplice fiera della vanità. Le amiche imperfette nasce proprio dalla voglia di raccontare un sistema a mio avviso inaccettabile. A causa di tale modus operandi, negli ultimi tempi, ci si imbatte troppo spesso in pubblicazioni senza logica né senso. Ho pertanto pensato di inventare questa storia e di disegnare una delle protagoniste, Angelica, come signora benestante e annoiata, capace di poter pagare la pubblicazione di un libro. Ho voluto però delineare l’altra faccia della figura femminile e ho creato Elisa (che mi rispecchia molto), una donna resiliente, a cui Angelica fa la proposta di scrivere un libro al suo posto. Cosa fa Elisa? Accetta di fare la ghostwriter, unicamente per soldi, perché questa donna ha fondamentalmente bisogno di danaro. Purtroppo, come succede nella vita reale, ci sono persone che possono decidere come spendere i propri soldi tipo Angelica e ce ne sono altre, come Elisa, che devono farsi i conti in tasca, perché hanno una vita diversa da quella auspicata. Non è un caso che io citi all’inizio del romanzo la frase di Marusa Krese “Piango e che motivi avrei in realtà? È solo la vita che scorre in un modo leggermente diverso dai miei desideri. Sul serio, leggermente diverso”. Elisa è una donna che pensa questo: la sua vita è andata in maniera leggermente diversa dai suoi desideri. Elisa è una donna in gamba, una sempre pronta a lavorare a farsi in quattro per se stessa e per gli altri. Elisa si è laureata e ha immaginato grandi orizzonti per se stessa; questo è successo anche a me. Ho iniziato a lavorare negli anni ’90 per una televisione locale e all’epoca immaginavo per me un futuro radioso, che poi, a causa del complicato sistema giornalistico, non lo è stato. A venti anni però, quando si lavorava per le emittenti locali, ci si sentiva importanti. La gente che ci vedeva girare in città con il microfono ci credeva importanti. Sappiamo che non era così, che gli stipendi erano bassi ed effettivamente le cose nel tempo sono pure sensibilmente peggiorate. La storia di Elisa, pertanto, è molto vera: questa donna si ritrova ad avere a che fare con una televisione che non sempre la paga e quindi si trova costretta ad arrotondare con il giornale. La sua vita privata, al pari di quella professionale, non è per niente semplice, in quanto ha i genitori anziani da accudire. Quando Angelica le fa la proposta di scrivere un libro al suo posto, Elisa ci pensa, ma alla fine accetta e si ritrova catapultata nella Lecce “bene”. La donna, però, sente che quello non è il suo mondo, fatto di ricchezze oggettive e di povertà d’animo. Nonostante questo, Elisa sta al gioco, perché se Elisa fosse stata coerente fino in fondo, non avrebbe accettato la proposta di Angelica, per correttezza e lealtà. Si ritrova pertanto coinvolta e travolta da Flavio, credendo con l’ingenuità di una bambina che possa esserci un domani in una storia che un domani non ce l’ha. Sono due donne imperfette Angelica e Elisa, perché nessuna è risolta a modo suo. La prima cerca la popolarità, la gloria, cerca il sentirsi realizzata perché in fondo è vuota. Angelica ha tanti soldi, ha un marito famoso, ha una bella casa, ma chi è Angelica? Sceglie di pubblicare un libro per affermarsi, per far vedere che anche lei sa far qualcosa, ma il talento non si improvvisa e lei se ne rende conto molto presto, quando sente parlare la città intorno a sé, quella gente che non vede l’ora di partecipare alle iniziative atte a pubblicizzare il libro. È proprio qui che Angelica si rende conto di trovarsi in un gioco troppo grande per lei, comprendendo di non saper scrivere un libro. Nasce così la storia, questa sorta di patto, di cui entra a far parte anche Flavio, il marito di Angelica, travolgendo Elisa, che fondamentalmente è una buona persona. Nella chat finale, che si svolge tra lei e Flavio, lui le chiede quando possono vedersi ancora e lei, anziché trattarlo male per il suo atteggiamento scorretto, gli risponde “Sii felice”. Del resto è così che funziona, gli uomini ci provano sempre e Elisa vuole credere in quella favola. Ha quarant’anni e a quella età non è semplice trovare un uomo che piaccia davvero, quella persona che è nei desideri. Elisa in realtà lo trova, a lei Flavio piace davvero, tanto che poi quanto accade diventa scrittura. La cosa buffa è che Angelica, quando legge il libro, dice di trovarlo perfetto e di fronte alla battuta di Sabrina sulla possibilità che si pensi male di Flavio, ne nasce un discorso vuoto e insignificante. Elisa e Angelica sono due donne differenti, appartenenti a due mondi diversi. Preciso che nel romanzo non si narra di amicizia, perché l’amicizia è ben altro: è la voglia di essere veri a tutti i costi. In questo caso specifico si narra di un patto di alleanza, di un interesse reciproco, in cui è coinvolta anche Elisa per il suo tornaconto. Nonostante questo, Elisa risulta essere molto più gradevole di Angelica e diventa a tutti gli effetti la protagonista del romanzo. Sembra quasi essere una lotta e ci si chiede chi vince. Forse vince Radio Lecce, con le sue pillole quotidiane. Le amiche imperfette è un libro per me molto sofferto. Spesso, in passato, mi è stato detto che i miei libri sono di difficile comprensione, dalla scrittura quasi ermetica. Questa volta mi sono lasciata andare a una scrittura fluida e scorrevole. Il mio desiderio era quello di creare un libro contemporaneo e penso proprio di esserci riuscita. Indice della realizzazione di tale volontà sono i tre selfie inseriti nel prologo, che fotografano e presentano in maniera nitida i tre protagonisti, Angelica, Elisa e Flavio. Poi ci sono le chat di condominio, che a me personalmente fanno rabbrividire, ma è innegabile che ormai facciano parte della nostra quotidianità. Il saluto, il buongiorno, le emoticon, cose che non tollero, ma esistono e vanno ormai accettate. Quello che c’è da chiedersi è se poi alla fine questa gente legge i libri. Tutti che vogliono informazioni da Angelica circa la presentazione del libro per potervi partecipare, ma forse solo per mondanità e non per reale interesse. Io penso che un vero lettore non abbia bisogno di assistere a una presentazione: se vuole leggere un libro, lo legge facendolo suo. Un testo non ha bisogno di clamori e di eventi in cui essere protagonista. I libri vivono la loro vita indipendentemente da tutto questo. Tornando alla presentazione del libro di Angelica, lei è tutta presa dall’evento mondano e non si accorge di nulla, non vede il retroscena della situazione. Elisa, invece, è molto più sensibile e di fronte al suo dolore e alla falsità che la circonda scappa via. Ho voluto creare tramite lei la figura di una donna davvero intelligente: tornando alla chat con Flavio, lei non lo tratta male perché comunque ha apprezzato una ricchezza della vita, che se non fosse accaduta sarebbe stata una cosa in meno. Trovare un uomo che l’abbia fatta stare bene, dopo che aveva dimenticato cosa significasse, per lei è stato comunque un dono. Non ce l’ha con lui e la sua bellezza consiste in questo e mi è sembrato giusto così. Le amiche imperfette è un libro dedicato a chi resiste e lotta. Sono del parere che i libri debbano essere una cosa vera e lasciare sempre quel senso di speranza, perché fondamentalmente una persona che lotta da speranza.

Il tuo Donne in apnea, invece, è un libro dedicato alle donne che almeno una volta nella vita hanno preso per mano le altre donne. A proposito, della solidarietà femminile cosa ne pensi?
Io sono convinta che l’amicizia tra donne sia fondamentale e che sia una cosa bellissima. Io ho delle care amiche che posso non sentire per anni, però so che ci sono. Ci credo nella solidarietà femminile e penso anche che nella vita ci sia posto per tutti e che non sia necessaria alcun tipo di rivalità. È inutile negare che noi donne dobbiamo lottare il doppio per vivere degnamente e per questo dobbiamo aiutarci fra di noi. La solidarietà esiste e non voglio pensare diversamente. Io ho amiche che mi fanno stare bene con un pensiero: guai se perdessimo questa nostra complicità. Del resto gentilezza chiama gentilezza.

Da donna e da autrice che ha scritto e scrive del mondo femminile, cosa pensi non si stia facendo per contrastare il drammatico fenomeno della violenza sulle donne?
Se ne sta parlando tanto e credo che sia doveroso che si faccia: cosa non si sta facendo? Io credo che la psiche umana sia molto particolare. Troppo spesso noi donne scambiamo un sentimento malato per amore e ritengo che le autorità non prendano sul serio determinate denunce. Sono troppe le segnalazioni che vengono accantonate e magari riviste solo quando è troppo tardi. Bisognerebbe prendere maggiormente in considerazione la parola delle donne, specialmente se a parlare sono donne ferite. Altra cosa fondamentale che si dovrebbe imparare a fare, è confrontarsi e parlare di più: intendo che ne parlano tanto i media, ma noi donne tra noi, quanto ne parliamo? Sarebbe necessario sottrarsi un attimo prima di arrivare a trasformarsi in vittime, ma non è così semplice.

A quale scrittore o scrittrice devi il tuo stile?
Una scrittrice che io amo è Maria Corti e comunque ammetto di leggere tanto e di tutto. Sicuramente uno scrittore che anche mi affascina è Francesco Biamonti, di cui ho adorato sia Vento largo che Attesa sul mare. Posso dire con certezza che la scrittura di Moravia mi ha molto influenzata, ho letto tanto di lui sin da piccola. Comunque se proprio devo dire chi mi ha fatto innamorare della scrittura, ribadisco Maria Corti, la trovo magica.

I LIBRI DI MARIA PIA ROMANO



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