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Intervista a Massimo Cotto

altDopo una vita passata ad occuparti di musica (in fondo anche il tuo romanzo d'esordio "Hobo" si muoveva sempre negli stessi territori) passi a qualcosa di totalmente diverso con L'ultima volta che sono morto: il salto è stato difficile? È stato difficile non scrivere, ma vincere il pudore a farlo. Scrivere è sempre stata, per me, una necessità, ma dopo anni trascorsi a riportare vite reali (dei musicisti con cui ho scritto le biografie), ho avvertito il bisogno folle di inventare vite dal nulla, come soffiare sull’argilla e dare respiro a un personaggio. “Hobo”, essendo un romanzo generazionale di e sulla musica, mi offriva una rete di protezione. L’ultima volta che sono morto è un salto senza rete. L'ultima volta che sono morto è più un giallo, una storia d'amore o una saga familiare? O forse tutte e tre le cose? Le ultime due, senza dubbio. Il noir è solo la cornice che contiene gli altri due disegni. È il meccanismo che fa comprendere, anche se non giustificare, le conseguenze di una storia d’amore così bella e, al tempo stesso, terribile. Perché la scelta di ambientare il tuo romanzo in Irlanda? Ho una casa in Irlanda, nella penisola di Dingle, che guarda l’oceano, proprio a fianco di un albergo chiamato Inch Strand. La sera, quando piove e tira vento, non si vede più nulla. l’ideale, anche metaforicamente, per entrare nel buio di un mistero. Nel passato di uno dei personaggi del libro c'è l'ombra dell'incesto. Con quale spirito hai affrontato un tema così delicato? Scrivere è un prodotto dell’inconscio. Non so perché sia affiorata questa storia. Non si basa su niente, neanche su storie lontane, accadute a qualcuno che conoscevo. Non credo alla reincarnazione, ma forse in una mia precedente vita qualcosa è successo. Che lettore è Massimo Cotto? Qual è l'ultimo bel libro che hai letto? Leggo moltissimo, ma non so come e in che modo queste letture influenzino la mia scrittura. Se devo scegliere un filone, vado sulla letteratura americana del secondo dopoguerra, quella basata sulla vita e non sui salotti alla Henry James. Ma la fonte cui abbeverarsi è la Bibbia. Lo stile delle Scritture è straordinario. C’è chi vorrebbe essere Dio, io mi accontenterei di essere un evangelista. Nel tuo futuro ci saranno altri romanzi? Ci stai già lavorando? Non voglio rinunciare alla narrativa. Fino a quando ci sarà qualcuno disposto a leggermi, scriverò, inventerò, giocherò con le vite altrui. Aspetterò che i personaggi vengano a bussare alla mia porta. Sto scrivendo due nuovi romanzi, di registro diverso. Spero in un’uscita verso la fine del 2006 o inizio 2007. [david frati]