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Intervista a Matteo Gambaro

altScrivere di vampiri oggi è possibile senza reinventare il mito e i cliché della figura del vampiro? Qual è il percorso che hai seguito tu? Qualcuno ha già detto di sì, che è possibile, dopo aver letto il mio Avorio. Personalmente, ammetto serenamente di aver letto poco sull'argomento: a memoria, oltre al "Dracula" di Stoker, ricordo solo "Le notti di Salem" di King, il bellissimo "Io sono leggenda" di Matheson e "Vampires" di Steamley. Ho sempre ritenuto un vantaggio non avere un background forte di quello che scrivo, in quanto mi sento meno influenzato ed ho modo di valorizzare di più quella che è la mia sensibilità sul tema: sarà forse per questo che scrivo meno fantascienza di quanto vorrei, avendone letto moltissima. Nella fattispecie, il libro Avorio raccoglie 3 racconti molto diversi per trama, stile narrativo ed anche per momenti della mia vita in cui li scrissi; non è mai stato un progetto predefinito, ma si è scoperto armonico solo in un secondo tempo. Semplicemente erano 3 storie che avevo dentro e che son venute fuori spontaneamente. Ne "Il Borgo", il racconto più lungo del libro, ho cercato di creare tensione senza che far accadere veramente qualcosa di particolare: volevo che il vero protagonista non fosse tanto il personaggio, quanto l'ambiente in cui lo stesso si trova ad agire. Con "Aspettando il figlio" cercavo una visione trasversale che fosse al contempo cinica e delicata, per questo la scelta del personaggio è caduta su un personaggio che normalmente non avrebbe mai trovato spazio in altre storie; ripensandoci, ha di certo delle connotazioni fortemente autobiografiche, visto che a 15-17 anni non ero un ragazzo molto facile! "Avorio", il racconto che dà anche il titolo al libro, è il più breve e forse il più efficace dei tre scritti: inizia con un inseguimento, in una sequenza con la quale ho cercato di incollare il lettore alla pagina. E' un racconto nato dall'idea finale, perciò il ritmo iniziale così incalzante; decisamente, con "Avorio" ho puntato soprattutto a divertirmi! Ad ogni modo, penso traspaia da tutti e tre il mio desiderio di dare una chiave di lettura originale ad un personaggio (il vampiro) già svicerato ormai in tutti i modi possiibli, scendendo in una prospettiva più 'bassa', più quotidiana. La scena letteraria horror underground italiana è molto vivace ultimamente: cosa ne pensi e perché secondo te le grandi case editrici snobbano un po' la faccenda? Non sono tanto sicuro che le tematiche horror vengano snobbate dalle grosse major editoriali, penso piuttosto che siano gli autori italiani ad essere snobbati. Il perché? Suppongo bigottismo, sia nei lettori che negli editori e distributori. Si legge poco e, cosa incredibile, si pensa che i romanzi provenienti dall'estero siano migliori di quelli scritti in Italia: eppure i più ignorano quanti scrittori italianissimi si nascondono dietro pseudonimi anglofoni! Può essere vero il fatto che la visione nordica e anglosassone del genere horror/noir risenta maggiormente di influenze e atmosfere originate dal Vecchio Testamento, mentre noi italiani siamo più influenzati da tradizioni Omeriche ed Evangeliche (ne discutevo poco tempo fa con delle amiche scrittrici), il che potrebbe spiegare in parte il fascino verso una narrativa straniera; ma questa mi sembra già una sfumatura decisamente troppo sottile per giustificare un fenomeno così ampio e, direi, "pesante". Basterebbe forse credere un po' di più negli autori di casa nostra e affiancare allo spirito imprenditoriale anche un po' del buon vecchio "gusto per la buona lettura". Sul web sei uno che si dà molto da fare, ti distingui per una serie di iniziative: vuoi parlarcene? Al web approdai negli anni dell'università, costruendomi un mio sito dove pubblicai i primi racconti (che sono ancora online e leggibili). In seguito, ho sempre cercato di fornire dei materiali narrativi o ludici gratuiti: ho infatti anche un discreto curriculum vitae nel mercato ludico e ruolistico, oltre che narrativo. Oggi il web per me è soprattutto uno strumento di comunicazione e promozione, mentre ho smesso di pubblicare miei racconti (quelli leggibili sono tutti editi in antologie o riviste ma molto vecchi, scritti fra il 1993 e il 1998). A gennaio la redazione di Radio Montecarlo mi offrì di aprire un mio blog nel loro sito: accettai e quella divenne la mia finestra principale con la quale dialogare con lettori, appassionati e navigatori. Ma oltre a parlare di me (cosa molto autocelebrativa e poco interessante), lo sfrutto anche per recensire libri e promuovere concorsi, pubblicazioni e presentazioni di autori che, come me, hanno passione e talento ma stentano a farsi largo in questo difficile mondo. La mia regola è "complimenti in pubblico, critiche in privato", almeno con chi non è ancora famoso! Ad uno scrittore emergente, la cattiva pubblicità non serve: meglio piuttosto una critica costruttiva solo via email. Oltre a ciò, ho dedicato una sezione del mio sito naturalmente ad "Avorio" e alle iniziative ad esso correlate, come "Fantastico d'Autore", il ciclo di presentazioni che feci l'autunno scorso in alcune librerie del territorio torinese, insieme ad altri 3 autori di narrativa fantastica. Trovo il web di facile utilizzo e grande potenzialità, raggiunge un'enorme utenza con uno sforzo davvero minimo; sempre però sapendolo usare in modo un po' furbo... niente spam, ad esempio: meglio piuttosto 1 comunicato ogni 6 mesi ma veramente importante, così sono certo che verrà letto! Quali sono gli scrittori ai quali guardi con maggiore interesse? Hai dei modelli? Ultimamente mi sto dedicando molto alla lettura di autori esordienti. Ho letto poco tempo fa "Il costruttore di biciclette" di Maurizio Cometto e ora sto terminando "New York 1920" di Laura Costantini e Loredana Falcone. Inoltre, ricollegandomi alla seconda domanda, quando accennavo alla visione anglosassone del noir, ho iniziato ad interessarmi a letturi di approfondimento inerenti il Vecchio Testamento e la storia delle religioni. Ma non so cosa ne scaturirà: forse ne trarrò grande ispirazione o forse mi stancherò e mi dedicherò ad altro. Non lo so proprio. Come si può intuire, tendenzialmente evito i modelli: forse sarà presuntuoso da parte mia, ma preferisco coltivare il mio stile senza rifarmi ad alcuno in particolare. Da bambino ho letto molto Calvino, poi Lovecraft e quasi tutto Asimov, che mi ha spianato la strada alla scoperta dei grandi nomi della fantascienza (Brown, Clarke, Bradbury, Sheckley, ecc.). Ho letto molto James Ellroy, poi mi son dedicato ad alcuni romanzi storici (i più amati, "Q" dei tre autori a firma Blissett e "Opera al nero" della Yourcenar). Quindi no, non mi sento di avere un modello in particolare. Hai in mente nuove storie con protagonista l'agente speciale Carnielli o Avorio rimarrà un capitolo a sé stante? Certamente sì. A novembre ho terminato "Alba di luna", un romanzo di vampiri attualmente in lettura presso una grossa casa editrice (incrociamo le dita!); è un romanzo particolare, iniziato oltre 10 anni fa e poi abbandonato, ripreso in mano a settembre per vicissitudini personali e portato a compimento. "Alba di luna" oridinariamente era però un progetto di trilogia, nel cui seguito (in fase di creazione) l'agente speciale Carnielli preme fortemente per uscire. Non so dirvi ora dove mi porterà questo nuovo viaggio, come Carnielli deciderà di evolversi: di certo, trovo curioso come un personaggio così poco presente si sia ritagliato una caratterizzazione così forte nell'immaginario dei lettori di "Avorio". La cosa non può che farmi piacere e certamente sentiremo parlare ancora di lui. [david frati] I libri di Matteo Gambaro: Avorio