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Intervista a Mia Kankimäki

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Mia Kankimäki mi sorride dallo schermo del laptop: una donna dallo sguardo gentile, fermo e intelligente. Ha accettato di incontrarmi in videochiamata su Zoom e si collega da Roma, dove si è recata per scrivere il suo prossimo libro, nell’impossibilità di viaggiare per il Giappone a causa della pandemia. Dieci anni fa, Mia Kankimäki ha deciso di cambiare radicalmente la propria vita: dopo essersi licenziata dal lavoro in casa editrice è diventata una viaggiatrice-scrittrice che ripercorre i passi di straordinarie donne del passato per raccontare sia la loro storia che le proprie esperienze di viaggio. La determinazione e il lavoro interiore necessari per condurre uno stile di vita del genere si possono intuire nel portamento flemmatico della scrittrice, che parla lentamente, scegliendo con cura ogni parola. La foto è di Elsa Kallonen.



Cosa ti ha spinto a scrivere e cosa è per te la scrittura?
Ho avuto a che fare con i libri per tutta la mia vita: ho studiato letteratura all’università e ho lavorato per una casa editrice per più di dieci anni come copywriter. Intorno al 2010 ho realizzato che avevo davvero bisogno di un cambiamento e ho deciso di fare un viaggio in Giappone per fare ricerche su una cortigiana giapponese vissuta mille anni fa di nome Sei Shōnagon e scrivere un libro su di lei. Una cosa ha portato all’altra e, undici anni dopo, sto ancora percorrendo quel cammino. I miei libri sono a metà tra il mio diario di viaggio e le ricerche sulla vita di personaggi storici femminili. Per me la scrittura di viaggio rappresenta molto, così come la ricerca di culture diverse dalla mia, perché ho l’opportunità di scoprire sempre qualcosa di nuovo. Infine, la scrittura di libri viene dalla voglia di condividere cosa ho scoperto sul passato di queste donne e sulle tradizioni che ho indagato.

Da dove nasce la tua passione per la cultura giapponese?
La mia passione per il Giappone è cominciata all’inizio degli anni ’90 quando studiavo letteratura all’università di Helsinki. Non so perché decisi di iscrivermi alla classe di letteratura giapponese ma sentii subito una profonda connessione con la tradizione di quel paese e seppi che era qualcosa di cui volevo sapere di più. Già allora venni a conoscenza di Sei Shōnagon e del suo Note del guanciale, e pensai che avrei voluto farci qualcosa un giorno, anche se fu solo dopo dieci anni che decisi di recarmi in Giappone per fare ricerche sul suo passato. Non so leggere il Giapponese e lo parlo poco, ma adoro ogni forma della tradizione giapponese: il kabuki (il teatro tradizionale), l’ikebana (l’arte della disposizione dei fiori recisi) l’architettura (dai templi ai giardini). Amo nel profondo l’estetica giapponese: è qualcosa che potrei esplorare per tutta la mia vita perché c’è sempre qualcosa di nuovo che posso imparare. Ciò mi spinge a tornare in Giappone ogni volta che posso.

Quali scrittrici o scrittori rappresentano i maestri letterari a cui ti sei ispirata per elaborare uno stile personale?
Non saprei. Quando stavo scrivendo il mio primo libro ho iniziato a mescolare generi diversi: diario di viaggio, biografia, elementi di finzione narrativa (liste e lettere). Non penso di aver avuto degli autori che hanno influenzato la mia scrittura ma, ovviamente, ho degli scrittori preferiti: quelli che parlano di altre culture. Amo viaggiare attraverso la lettura ed esplorare modi di vivere diversi dai miei.

Qual è il personaggio in cui ti sei immedesimata di più o che ti è venuto più facile raccontare?
Quando stavo facendo le mie ricerche per il libro ho realizzato che ci sono così tante donne che non conosciamo perché sono state, per qualche motivo, dimenticate. Le dieci personalità che ho scelto per il mio libro erano le mie preferite: donne con cui potevo sentire una connessione personale, con ognuna di esse in modo diverso. Per esempio, potevo certamente identificarmi con Isabella Bird: donna nubile che soffriva di depressione, insonnia ed emicrania, a cui il dottore prescrisse di viaggiare e solo quando si mise in viaggio si sentì guarita. Ci sono però dei tratti che le accomunano tutte: ognuna di esse è una donna ordinaria, perché non volevo scrivere di nobili o regine, ma piuttosto di donne normali con cui avrei potuto immedesimarmi. Queste donne erano coraggiose e grandi lavoratrici ma non erano superwomen: soffrivano di disturbi fisici, non avevano soldi o un’educazione. Inoltre, molte di loro erano intorno alla quarantina quando decisero di fare qualcosa di nuovo nella loro vita. Di certo è stato per il loro coraggio e la loro ordinarietà che ho potuto prenderle come esempio. Ho pensato che se loro hanno potuto fare tutto questo, nonostante i loro problemi, perché io non sarei stata in grado di farlo?

Dopo aver studiato la storia di donne distanti nel tempo e nello spazio, come ritieni siano evolute le aspettative della società nei confronti delle donne e cosa potremmo imparare da questi esempi del passato?
Certamente molte cose sono cambiate ma penso che anche oggi si nutrano determinate aspettative su uomini e donne - ma specialmente sulle donne – circa il modo di vivere la propria vita e su cosa costituisca una vita degna di essere vissuta. Aspettative che, principalmente, ruotano intorno alla necessità di costruirsi una famiglia. Ciò che mi ha colpito dell’esempio di queste donne è la dimostrazione che è possibile vivere una vita piena di significato in molti modi differenti: non c’è un’unica soluzione ma si può scegliere un percorso diverso e trovare comunque significato e soddisfazione.

Quale consiglio daresti alle donne di oggi che vivono - ognuna secondo la propria storia personale - il conflitto tra aspettative della società e soddisfazione personale?
Nel mio libro ci sono questi consigli delle donne a cui penso di notte e uno dei miei preferiti, che ricorre abbastanza spesso, è: “Se sai cosa vuoi fare, allora fallo”. Suona davvero facile ma è arduo da mettere in pratica perché subito elaboriamo delle scuse per le quali non possiamo fare ciò che desideriamo. Magari sono le aspettative degli altri, ma spesso si tratta di ostacoli che noi stessi ci poniamo e che scaturiscono dalla nostra idea di come dovremmo vivere e comportarci.

I LIBRI DI MIA KANKIMÄKI