Salta al contenuto principale

Intervista a Michel-Yves Bolloré e Olivier Bonnassies

Articolo di

Un’intervista generosa e vivace, in un labirinto di fatti - ma soprattutto idee - contenuti nel loro primo impegnativo libro. Con un exploit da 300.000 copie nella prima uscita sul mercato francese, il saggio “che rimette al centro il problema dell’esistenza di Dio” (come lo ha definito Antonino Zichichi) sta facendo il giro del mondo. All’ombra del Cupolone e della città prossima al Giubileo, Roma, abbiamo incontrato la coppia di autori. Non sono religiosi consacrati né fisici, ma con diverse storie professionali e generazionali, hanno provato a rimettere in discussione il materialismo. Editorialmente hanno fatto centro. Nascerà una discussione pop e duratura su Dio e sulle evidenze scientifiche dei suoi miracoli?



Qual è il messaggio del vostro lavoro per i lettori, soprattutto giovani, in un’epoca in cui le questioni complesse sono sempre più rare?
BOLLORÉ: Il messaggio è duplice. Abbiamo voluto raccontare una storia, quella dei rapporti fra la scienza e Dio. Dal Rinascimento fino al Novecento la scienza ha provato a spiegare l’Universo senza considerare l’esistenza di un dio creatore. Oggi la scienza, diventata più straordinaria rispetto ai secoli precedenti, mostra anche che non si può spiegare l’Universo senza un creatore. Il secondo messaggio è far capire ai giovani che la tesi materialista, cioè che l’Universo sia solamente materia, non è oggi una credenza ragionevole e razionale. Oggi la credenza razionale è che ci sia un magnifico orologio che regola l’Universo.

Non è un libro sulla fede, il vostro...
BOLLORÉ: No. Non è un libro sulla religione o sulla fede, non è solo per i cristiani. È per chi si pone la domanda: Dio esiste? Noi non diciamo chi sia Dio, cosa ha detto e cosa pensa, è un’altra questione. Vogliamo mostrare oggi che esiste un dio creatore. Dopo 3 anni di lavoro osserviamo che i credenti diminuiscono. La metà dei francesi è atea e questo divide la società, le famiglie, crea ansia ma crea anche sete di sapere.

Fra gli scienziati che avete citato molti affermano di non sapere se un dio esista; sanno, però, che esiste una risposta. Fra questi c’è anche Einstein che non temeva di utilizzare la parola ‘dio’ nei suoi discorsi e negli scritti…
BOLLORÉ: A Einstein, il più rigoroso scienziato, un esempio per i giovani, abbiamo dedicato un intero capitolo. Lui non credeva al Dio della Bibbia ma, pur rifiutando ogni religione, affermava che è necessario credere che esista un creatore.

Alla domanda in cosa credono gli scienziati c’è un’unica risposta?
BOLLORÉ: C’è un capitolo su questo, con tutte le statistiche.

Sì, l’ho letto e ho un’obiezione. Mi riferisco ai dati statistici che citate sui più grandi scienziati, premi Nobel compresi, e il loro rapporto con l’idea di un creatore. Non è un campione così obiettivo: fare scienza è molto spesso una prerogativa di chi ha la fortuna di crescere in Paesi ad alto reddito e di poter studiare per tutta la vita…
BOLLORÉ: Hai perfettamente ragione. I sondaggi sono fragili, come abbiamo specificato, perché i dati si possono presentare in modo strumentale; la domanda stessa agli scienziati - in cosa credi - è fragile. Lo studio che abbiamo citato, però, è autorevole, abbiamo dato conto dei sondaggi esistenti sempre per permettere ai lettori di conoscere e farsi un’idea.

Se la risposta esiste e un giorno la troveremo, il rischio potrebbe essere smettere di fare ricerca?
BONNASSIES: È interessante in questo senso la storia di Fred Hoyle (astrofisico britannico, NdR), colui che si è opposto all’abate Lemaître, il cosmologo cattolico che ha elaborato la teoria del Big Bang, ha parlato dell’atomo primitivo all’origine dell’Universo e, quindi, di un Universo in espansione. Hoyle si opponeva sostenendo la tesi dell’Universo "stazionario" e deridendo la teoria del collega tanto da chiamarla con un nome che allora sembrò ridicolo: Big Bang. Oggi non è più così. Una nuova teoria ha anche bisogno di avversari per imporsi. Ed Hoyle, tra l’altro, da ateo diventò deista.

Voi parlate dell’alba di una nuova rivoluzione. In questo contesto di novità, le risposte arriveranno solo dal genio dell’uomo o anche dalla macchina, dall’intelligenza artificiale?
BOLLORÉ: Il passo successivo non sappiamo quale potrà essere. Le rivoluzioni precedenti, da Galileo a Darwin, hanno scioccato le persone e ce n’è voluto di tempo per farlo accettare. Ci vuole tempo. Intanto il nostro libro racconta quello che è successo finora, in modo molto accessibile. Rendere comprensibili idee complesse e curare l’esattezza è stato un lavoro enorme.

Pensate che leggere Dio. La scienza, le prove possa orientare i giovani a scegliere una disciplina particolare? E quale vi aspettate che sia?
BOLLORÉ: Ci sono ancora frontiere e domande senza risposta nella scienza. Si pensava che tutto fosse stato scoperto, ma è un’illusione: il mondo è infinitamente più complesso. Ci è stato criticato che non abbiamo tenuto conto di quanto la scienza sia in continuo divenire. La scienza si avvicina alla realtà ma non è mai la realtà. Sappiamo che il Sole e la Luna hanno avuto un inizio e avranno una fine, questo è dimostrato dalla scienza perché ci mostra che l’Universo si consuma. E che ci sarà un momento, la morte termica dell’Universo appunto, in cui non ci saranno più stelle, e quindi non ci sarà più vita. Vuol dire che non c’è un tempo infinito, non si può pensare che le stelle esistano da sempre.

Esiste una prova dell’esistenza di Dio più convincente fra le tante da voi raccolte?
BOLLORÉ: No. Ci sono prove convergenti nel campo della scienza, della filosofia, della morale, della religione.

Nel libro parlate anche dei miracoli, riportando i fatti di Fatima con una rassegna stampa, foto e testimonianze…
BOLLORÉ: Questo è un tema davvero importante. Molti spesso confondono le prove con la dimostrazione. La dimostrazione, come abbiamo imparato a scuola con la matematica, è una sola possibile, vale per sempre. Ma esiste solo in matematica. Nel mondo reale non ci sono che prove, e non sono mai decisive. Come accade nelle indagini di polizia, una sola prova non è sufficiente: occorre portarne diverse affinché i giurati possano decidere "al di là di ogni ragionevole dubbio". Nella scienza è così. Occorrono prove indipendenti, da diverse fonti. La nostra idea sui miracoli è simile. Se Dio non esiste non esistono nemmeno i miracoli - tutti sono d’accordo su questo, no? Ciò vuol dire che allora tutto si potrebbe spiegare senza Dio. Il fenomeno di Fatima non è spiegabile razionalmente: sfido i lettori a trovare una ragione, una risposta plausibile a quanto sia successo a Fatima, secondo le cronache del tempo. Storie così esistono in ogni religione e ci comunicano che un mondo materialista, interamente fatto di materia, non offre soluzioni ai problemi.

Ha detto che ci sono lettori che vi scrivono. Cosa? Suggeriscono prove, confutano?
BOLLORÉ: Per noi è interessante ricevere queste lettere che spesso sono contributi interessanti, rispondiamo perciò a ognuno di loro. Non mancano le critiche, alcune anche rilevanti. Da queste lettere ci siamo resi conto che siamo letti da persone di ogni confessione. Questo libro è per tutti coloro che si chiedono se Dio esiste oppure no.

I LIBRI DI MICHEL-YVES BOLLORÉ E OLIVIER BONNASSIES