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Intervista a Micol Arianna Beltramini

altQuanto c’è di autobiografico in Vienimi nel cuore ? Quasi tutto e niente al tempo stesso. Persone, parole e fatti sono rimodellati per parlare di quello che voglio dire. Però sono come li ho vissuti, in un certo senso. Alcuni più vicini al vero, altri trasposti in diversi quando e diversi dove. In fondo non ci credo che si può scrivere di quello che non si è vissuto. Io non ci riesco, principalmente perché mi interessa poco. Imparo solo da quello che vivo. Ho voglia di scrivere solo di quello che imparo. Leggendo i tuoi racconti viene da definirti una sorta di ‘esploratrice dell’amore’. Che senso ha nella tua scrittura questa centralità dell’amore con le sue differenze e le sue contraddizioni ? Ma perché, c'è altro al mondo? No, sul serio. entrerò nello specifico perché mi va di farlo, a ventisei anni credevo di aver capito più o meno tutto della vita, a ventotto compiuti so che non avevo capito un accidente. Esplorare serve, non voglio mai smettere di essere curiosa, di avere fame. L'amore è Bozo the clown, la metafora perfetta di quanto il mondo sia perfettamente privo di senso, disarmonico o armonico che sia. Si può parlare di tutto parlando d'amore. Tempo fa traducevo un atlante dell'universo, a un certo punto parlava di stelle doppie, quelle che gravitano una attorno all'altra. Capita che una diventi un buco nero e l'altra continui a orbitarle attorno, lasciando che assorba tutta la sua energia. Suona familiare? A me ha fatto un effetto incredibile. Ma sto divagando, non darmi corda che se no inizio a parlare dei due modi in cui muoiono le stelle e si fa notte... Perché la sofferenza sembra legata inesorabilmente all’amore ? Perché è tutto sempre così dannatamente difficile ? Mi hai presa per l'ufficio reclami? A me onestamente non disturba che l'amore faccia star male. Far funzionare una cosa del genere difficilmente poteva essere facile - mi si perdoni l'arzigogolo. Mettila così: in principio, e in linea teorica, amore e piacere dovevano essere finalizzati alla procreazione, giusto? Ma noi siamo animali complessi, dovevamo differenziarci in qualche modo, e abbiamo fatto un casino. Prendi tutta la questione amore/sesso, in teoria sono insiemi tutt'al più intersecanti, in pratica chi li sa distinguere? Si fa sempre un gran casino, noi umani. Però non fa così male, sul serio. Voglio dire sul momento è massacrante, ma grazie a dio ci si rialza sempre. E si impara, se si vuole imparare, ché ti fa tanto più forte, quel che non ti uccide. Il tuo stile si differenzia molto da quello dei cosiddetti ‘scrittori giovani’ italiani. Cosa pensi del panorama letterario nostrano ? Intanto una tavoletta di cioccolato simbolica e la mia eterna riconoscenza per non aver iniziato con 'in quanto ennesima Melissa P'. Cento Colpi di Spazzola l'ho letto ma nel bene e nel male non mi pare abbia molto a che vedere col mio modo di scrivere. Le mie stelle guida sono un po' tutte di altre nazionalità, temo, a parte Calvino su cui verteva metà della mia tesi di laurea e senza cui difficilmente avrei anche solo pensato di iniziare a scrivere. L'ultimo libro italiano che ho veramente amato credo sia Dei Bambini Non Si Sa Niente, di Simona Vinci. A cosa stai lavorando in questo momento ? Ad una favola, una piccola follia che credo non finirò mai: nel frattempo accumulo nuove esperienze da rigurgitare in nuovi racconti. Ah, e ho tradotto Il libro segreto di Superman per la Newton & Compton. Quello è stato divertente. [david frati]