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Intervista a Nicoletta Rocca

altC'è ancora spazio per la magia nella società di oggi? E se sì, quale? Chiedersi se oggi ci sia ancora spazio per la magia, è una domanda molto più complessa di quella che può apparire. Per prima cosa bisognerebbe chiarire cosa si intenda per "magia". Personalmente rifuggo da definizioni secche che se da una parte potrebbero rischiare di essere troppo definitive, dall’altra potrebbero addirittura essere vuote. Allora piuttosto che per definizioni, sarebbe utile avanzare delle risposte che chiariscano la funzione della magia: con questo termine, a questo punto, racchiuderei tutte quelle tecniche che in qualche maniera tendono a risolvere la realtà in una determinata situazione. Immaginiamo l’uomo come Atlante, che sulle spalle sostiene il proprio mondo. Non è un compito facile e certamente lo sforzo è enorme se si considera che il rischio maggiore è quello di essere schiacciato dal peso. "Reggere il proprio mondo" è una situazione di equilibrio che forze avverse conosciute e misteriose potrebbero rovesciare in una situazione insostenibile e caotica di incertezza e di impossibilità. Sembra un discorso poetico più che una vera e propria fotografia della nostra situazione, eppure noi siamo in una continua tensione di questo tipo: si pensi a una scelta importante di cui non abbiamo certezza di esito, si immagini la ricerca disperata e infruttuosa di risposte davanti a un dolore, ma anche semplicemente si consideri la curiosità verso un futuro che per legge ci è ignoto. Di fronte alle nostre fragilità e alle nostre paure noi siamo inabili, incapaci di agire e ci sentiamo "agiti" da un destino che non possiamo governare e che trascende il nostro desiderio di potenza e di controllo sul tutto che ci circonda. Ricorrere alla magia è senza dubbio alla base di questo bisogno di trascendere la realtà, di superarla e infine padroneggiarla. Sebbene questa non sia una definizione, è già in grado di sottolineare il bivio che si delinea fra magia e razionalità. La nostra cultura, più o meno consapevolmente, ha imboccato la strada della razionalità scegliendo la risposta scientifica come unica lettura del mondo. Ma avremmo davvero raggiunto tutto quello che abbiamo oggi se non avessimo mai dato spazio all’irrazionale, a tutto ciò che per natura non poteva essere classificato all’interno delle leggi scientifiche? Avremmo avuto le arti e la letteratura se non avessimo dato un linguaggio alle nostre passioni? Avremmo avuto la psicanalisi se non avessimo creduto nell’inconscio? Avremmo raggiunto la Luna se fossimo rimasti imprigionati nel mondo conosciuto? Probabilmente non avremmo avuto nemmeno una religione se i nostri interrogativi fossero stati acquietati dalla scienza. Non esistono due tipi di realtà, una razionale e una irrazionale, la realtà è un delizioso miscuglio di senso e non senso che potrebbe lasciarci spiazzati se avessimo un solo strumento indagatore e rendersi invece più intelligibile se aprissimo i nostri orizzonti a più possibili punti di vista. Questo è senza dubbio il motivo principale che mi ha spinto all’indagine sulla magia nella nostra società nel mio libro "Italia Magica", avvalendomi delle riflessioni di Ernesto De Martino che ha spostato la discussione sulla magia da giudizi di stampo illuministico che miravano a stabilirne la verità più che la realtà, al "riscatto" che essa produce da quel caotico negativo che ci accomuna tutti. Così per tornare alla domanda iniziale che chiedeva se oggi vi sia ancora spazio per la magia, la mia risposta è che un mondo senza magia è un mondo limitato, e alla luce di quanto ho detto questo sembra meno folle. Esiste una differenza tra magia 'di provincia' e magia 'metropolitana', ovvero c'è un approccio diverso al magico a seconda della classe sociale di appartenenza? Quanto emerge dalla mia indagine sul campo, è che non esistono più sottorealtà o sottoculture in cui la magia abbia un carattere preponderante rispetto ad altre culture. Volutamente la ricerca è stata svolta in ogni parte d’Italia senza privilegiare determinati ceti sociali più di altri, proprio a testimonianza del fatto che se ieri il mondo magico era caratteristica di società ristrette e suburbane, oggi questo tipo di distinzione non ha più senso se non come cliché. Probabilmente perché la diversità di "culture popolari" ha lasciato il posto a un’indistinta "cultura di massa". Anche la magia è imbrigliata in questa rete. Siamo di fronte a un mercato e alla sua offerta di prodotti sempre più immateriali e sempre più diversificati. La magia viene venduta in buona parte dai media e in egual misura si può dire che anche la sua fabbricazione è di tipo mediatico, come ogni produzione immaginaria. Nel tuo libro sono presenti anche numerose interviste a persone che nel corso della loro vita si sono rivolte a maghi, cartomanti, sensitivi. Che impressione hai ricevuto da queste esperienze e perché la scelta di inserirle nel tuo libro? La parte che riguarda quella che ho definito degli "utenti magici" è il cuore vero e proprio del libro, l’indagine sul campo, quella che illustra meglio di ogni teoria il significato e il senso della magia per come la si intende nella nostra società. Le interviste sono state raccolte in prevalenza fra persone istruite, alcune anche con un titolo di studio, proprio per sdoganare l’idea inaccettabile che la magia compaia solo in determinati ambienti. Le storie che ho raccolto mi sono state raccontate con toni diversi: alcuni hanno parlato della loro esperienza sorridendo delle loro ingenuità, altri con serietà mi hanno spiegato l’importanza che nelle loro vite ha poi acquistato quel determinato intervento, altri ancora sembrava volessero giustificarsi. Inoltre c’è chi era scettico e si è ricreduto e chi aveva fiducia e poi è diventato scettico, c’è quello che l’ha fatto una volta sola giusto per curiosità e quello che è stato costretto, chi ci si è trovato e chi è andato a cercarselo. Ho lasciato libertà di raccontarsi a tutti coloro che ne avevano voglia e nei termini in cui ne avevano voglia, senza altro giudizio se non quello del diretto interessato. Alla fine ne emerge una varietà multicolore di storie, protagonisti e motivazioni all’interno delle quali potrebbe esserci anche quella di ognuno di noi che per credenza, per curiosità o anche solo per caso potrebbe aver avuto o avrà la possibilità un giorno di voler cercare delle risposte anche avvalendosi della magia. Durante la raccolta delle interviste c'è stato qualche aneddoto particolare che ti ha colpito e che vuoi raccontarci? Mi è capitato di intervistare una ragazza che si è presentata come "assolutamente scettica persino sugli oroscopi" poi quando le ho chiesto di che segno fosse ha risposto così: "Sono Toro ascendente Vergine, con la Luna in Capricorno e marte in Ariete, quindi puoi ben capire che per me è inconcepibile l’astrologia!". Oppure un giovane professionista che portava sempre in tasca una tartarughina di legno come portafortuna. Quando gli ho chiesto se credesse nell’efficacia del suo amuleto lui mi ha detto: "No, io non ci credo, però mi hanno detto che funziona anche se non ci credi". Ma gli aneddoti più curiosi riguardano i maghi che ho avuto la fortuna di incontrare. C’era un’astrologa che mi ha fatto arrivare a casa sua una domenica mattina prestissimo. Io sono andata lì con il mio registratore sforzandomi di sembrare meno assonnata e più professionale possibile. Quando l’ho incontrata mi ha detto che prima di parlare con me aveva bisogno di "conoscermi astrologicamente" per capire se poteva fidarsi o meno. Così ha voluto i miei dati di nascita e in cinque minuti mi ha congedata dicendomi che mi avrebbe ricercata se "i miei astri fossero stati favorevoli". Dopo un paio di giorni mi ha concesso l’intervista e da lì ho dedotto che evidentemente "gli astri mi avevano aiutato". Che ruolo ha la magia nella tua vita, se ne ha uno? Oltre a quello di materia di studio, naturalmente… Sarebbe come chiedere a un giornalista sportivo per che squadra tifa. E' molto difficile orientarsi nella bibliografia sull'argomento, ricca di testi fuorvianti o millantatori. Per i nostri lettori interessati alla magia hai qualche libro da consigliare? Prima di addentrarsi in un particolare campo di indagine è essenziale munirsi di "attrezzi del mestiere" con i quali formarsi in primo luogo un’opinione e poi un metodo critico di approccio a un qualsivoglia fenomeno. A chiunque fosse interessato alla magia consiglierei di leggere i testi antropologici e filosofici, unitamente a quelli sociologici e psicologici sull’argomento. Nel mio libro c’è già una bibliografia essenziale che mi ha aiutata a essere più preparata. In generale diffido da ogni libro che tenda a convincere più che a spiegare, che usi un linguaggio ambiguo, e che strumentalizzi l’indagine per approdare a dei giudizi. La magia è un terreno scivoloso tanto per chi ne parla male che per chi la esalta. Una buona formazione e conoscenza sull’argomento ci aiuta a saper individuare trappole di questo tipo. Fra i giovani scrittori in questo campo stimo l’operato di un arguto indagatore che si chiama Francesco Dimitri. Un testo illuminante è senza dubbio "Il mondo magico" di Ernesto De Martino. Ma qualsiasi direzione la vostra ricerca voglia prendere, liberatevi prima di ogni pregiudizio e non date mai nulla per scontato, siate ben disposti ma anche critici considerando che se un quadro non vi piace sarà il pittore al centro delle vostre critiche non l’arte nella sua totalità. [david frati]