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Intervista a Paolo Cendon

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Intervistare Paolo Cendon, il cui nome campeggia su numerosissimi trattati e tomi di diritto civile, mi ha emozionato e divertito. Il professore più citato in assoluto da magistrati ed avvocati quando si tratta di risarcire il danno si definisce “sgarrupato” e scherza sornione citando personaggi dei fumetti. Così in un clima poco professorale e molto disteso, iniziamo la nostra conversazione sulla piattaforma Zoom.




Nel tuo Storia di Ina descrivi l’attrazione tra una giovane donna ed un uomo maturo, un tema divisivo, che solitamente desta scandalo ed induce a pensare più che a scelte sentimentali a ragioni di interesse…
Io ritengo che ogni individuo sia libero di vivere le proprie scelte. Ritengo ci sia un limite che consiste nel non provocare torti, danni a sé stessi ed agli altri. Ho narrato e descritto l’attrazione che Marigondi ha provato per Ina e che ha rivoluzionato il mondo di certezze accademiche che lo contornava. L’amore ha tantissime funzioni ed è comunque un sentimento vitale, rivoluzionario. Nel libro ho volutamente evitato descrizioni particolareggiate dei rapporti tra i due lasciando intendere piuttosto che mostrare perché Ina è un ex allieva di Marigondi. A mio modo di vedere il docente deve mostrare rispetto per gli studenti e le studentesse in particolare. E tuttavia il sentimento che ho descritto travolge i due personaggi ed è l’uomo ad essere trasformato, rapito dal magnetismo della giovane.

Ne L’orco in canonica invece hai usato toni estremamente realistici, è così?
Sì, il romanzo è tratto integralmente da una storia vera. Ho descritto in maniera approfondita tutti gli abusi sessuali che nel corso della vicenda la protagonista ha subito. È stata lei stessa che lo ha consentito. Inizialmente dovevamo scrivere il libro assieme, poi la giovane per intuibili ragioni ha preferito che fossi io in autonomia a lavorare sulla sua storia. È stato molto impegnativo ma ho avvertito la necessità di andare fino in fondo nel descrivere la violenza psicologica subita da Anna nel corso degli anni perché la vicenda potesse servire a non sottovalutare certe situazioni e comunque a sollevare il velo d’ipocrisia attorno agli abusi dei preti. Certe vicende sono accadute ed accadono anche nella provincia italiana. La storia dell’Orco mi ha impegnato per circa tre anni e mi sono costantemente sforzato di mantenere una certa tensione narrativa, pur non staccandomi dalla realtà per non annoiare il lettore, per realizzare comunque un’opera letteraria compiuta, spero di esserci riuscito.

Oltre ad essere un giurista di fama sei anche un uomo che vive nella realtà, ha descritto in pagine e pagine di trattati giuridici il danno che si genera per sofferenze all’interno della famiglia quando avvengono separazioni dolorose: ci credi davvero all’effetto rigenerante dell’amore?
Beh, nella storia di Ina sostengo la tesi che ognuno giovane o vecchio debba poter scegliere di amare chi desidera, è la ricerca della felicità il nodo centrale attorno a cui ruotano i personaggi Ina e Marigondi. È soprattutto quest’ultimo che dopo l’incontro con la giovane donna avverte in sé la necessità di esprimersi e di agire in modo nuovo ed io ovviamente parteggio per lui in senso ideale. Ho scelto anche il nome in onore di un mio caro amico scomparso, ho voluto ricordarlo.

Hai inventato le ferite “esistenziali” rivoluzionando il concetto di danno, hai creato “l’amministrazione di sostegno” offrendo prospettive dinamiche agli anziani e malati spesso solo transitoriamente incapaci di gestirsi, che rapporto hai con l’età che avanza?
Buono, io non avverto l’avanzare degli anni, sono uguale a quello che ero trenta o quaranta anni fa. Sono sempre impegnato in battaglie etiche. Se nella società sono presenti situazioni di profonda ingiustizia cerco di intervenire. Non sono motivato dal senso del dovere quanto piuttosto da un profondo senso di umanità. La battaglia per abolire l’inabilitazione è stata impegnativa, ma ha portato beneficio a tanti ed innovato, nel solco delle riforme di Franco Basaglia, istituti giuridici che la coscienza sociale aveva superato da un pezzo. Occorreva solo correggere il codice civile e lo abbiamo fatto.

E dunque qual è la matrice ideologica del tuo impegno?
Io sono veneziano. Ritengo che la mia città natale, con un sostrato così ricco dal punto di vista culturale abbia reso la mia mente curiosa e aperta verso la dimensione esistenziale dell’individuo. Negli anni giovanili all’università mi sono formato con un grande giurista, poi l’attività accademica ha fatto il resto nel senso che ho dovuto portare avanti ricerche innovative nel campo del diritto dotandomi del rigore necessario per affrontare ogni questione. Inoltre da piccolo sono stato vicino ad organizzazioni cattoliche, sono stati i miei genitori ad indirizzarmi. Credo che di dovermi impegnare per promuovere una politica delle persone. La Costituzione italiana in fondo afferma il diritto degli individui ad esprimersi liberamente, a seguire le proprie inclinazioni e i propri desideri. Ovviamente poi esistono innumerevoli condizionamenti all’agire umano, ne sono consapevole, ritengo comunque di interpretare bisogni di tipo altruistico e non egoistico. Credo nel concetto di “cura”, in un ampio sistema di riparazione dei torti e seguo queste linee di pensiero. Inoltre sono nato sotto il segno dello scorpione, sono un combattente per natura.

Cos’è il patto di rifioritura? Marigondi in Storia di Ina si occupa proprio di questo…
Si tratta di un progetto a cui tengo tantissimo, che cito in Storia di Ina in maniera accidentale ma che costituisce l’impegno attuale di Paolo Cendon. È in sostanza il completamento dell’amministrazione di sostegno e s’inserisce nel più ampio disegno di tutela delle persone fragili. Il fragile è la persona affetta da una dipendenza, il malato psichiatrico lieve, colui che vacilla e che necessita di essere sorretto. Ecco lo Stato, si deve porre a fianco di questo individuo per sorreggerlo e far sì che esca dal baratro in cui è caduto. La persona si impegna a rispettare un patto e pian piano, mediante accorgimenti di tipo psichiatrico o psicologico, od anche solo assistenziale, secondo un programma che varia da persona a persona, si esce dal tunnel, si sconfiggono i demoni insomma. Se non lo si fa, il progetto esistenziale concordato prevede un programma più stringente che pone l’individuo in maniera progressivamente più severa di fronte alle proprie responsabilità.

È il tema del saggio Rifiorire?
Sì, ho voluto illustrare il progetto legislativo a cui sto lavorando e che porrò all’attenzione del Ministro della giustizia, in un saggio dal tono discorsivo e leggero. Una carrellata di esempi, anche tratti dalla letteratura e dai film – eh sì sono un irriducibile cinefilo - che possono servire a tutti per capire il mio pensiero. In esergo ho posto delle citazioni che mi sono particolarmente care, ad esempio quella notissima di Lao Tzu che ho posto nel primo capitolo: “Invece di maledire il buio è meglio accendere una candela”. Aggiungo che il saggio Rifiorire ha come sottotitolo Storie e pensieri sul diritto alla felicità: significa che ciascuno di noi deve ricercare la dimensione che avverte più congeniale per vivere e intendiamoci questo è un diritto non un’affermazione utopistica.

Il tuo modo di descrivere i personaggi è originale e così pure certe ambientazioni: quali sono i tuoi autori di riferimento?
Ora facciamo il giro del mondo e così per ogni nazione ti dirò i miei preferiti. Italia: Svevo, ho amato molto Senilità e La coscienza di Zeno, Bassani, Cassola e Moravia. Russia: Tolstoj amato più di Dostoevskij, anche se di quest’ultimo ho tanto ammirato L’idiota, anche apprezzati Gogol’ e Cechov. America: Hemingway, Scott Fitzgerald, Saul Bellow, Norman Mailer, John Steinbeck, Edgar Allan Poe. Francia: Maupassant, Flaubert, Simone de Beauvoir la cui lettura mi è servita molto, Dumas padre ed anche Sartre. Gran Bretagna: Shakespeare e James Hadley Chase. Riguardo allo stile ho tratto molti insegnamenti da questo grande scrittore di thriller. Pensa che Chase ha iniziato come commesso in una libreria, è uno scrittore formidabile. Sudamerica: Garcia Marquez. Spagna: Cervantes. Riguardo a quest’ultimo autore affermo che quello che sono come uomo ed anche come pensatore lo devo proprio a lui. Senza l’apporto ideale di questo genio universale non sarei qui a scrivere e a elaborare riforme. E comunque sono anche un gran lettore di fumetti, Tex Willer in cima alla lista.

I LIBRI DI PAOLO CENDON