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Intervista a Robert Bryndza

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Robert Bryndza, attore inglese diplomato alla Guilford School of Acting di Londra, ha sempre amato la scrittura e, da quando ha deciso di farne una professione, non ha sbagliato un colpo. Il suo romanzo d’esordio ha venduto oltre un milione di copie in pochi mesi e i successivi lavori sono stati una conferma del suo successo. Ci siamo sentiti via mail, grazie all’ufficio stampa della casa editrice Newton Compton, e l’autore si è mostrato disponibile e davvero generoso. Ecco cosa ha raccontato agli amici di Mangialibri.




Da dove nasce l’esigenza di creare una nuova protagonista, Kate Marshall, anziché proseguire - in maniera più sicura, visto il successo già consolidato - con la serie che vede Erika Foster come personaggio principale?
Ci sono diversi motivi per cui ho voluto scrivere qualcosa di un po’ diverso. Il primo è che sono sempre stato piuttosto ribelle e mi piace rischiare. Il pensiero di scrivere la stessa cosa per il resto della mia carriera di scrittore mi riempie di terrore. Devo precisare che amo scrivere la serie di Erika Foster e ho intenzione di realizzare molti altri libri su di lei, ma mi piace percorrere strade diverse per mantenere la mia scrittura fresca e interessante. Ho iniziato la mia carriera scrivendo commedie e sketch per spettacoli comici, poi ho scritto romanzi sentimentali e, infine, ho osato provare a scrivere thriller polizieschi che fortunatamente hanno funzionato. Mi piace sempre rischiare e sperimentare cose nuove. L’altro motivo è che ho sempre desiderato scrivere una serie poliziesca su un investigatore privato che non dovesse per forza seguire le regole legate al fatto di essere un agente di polizia. Erika Foster è, appunto, un agente di polizia e spesso infrange qualche norma, ma non può uscire più di tanto dal seminato, perché rischia di perdere il lavoro! Un investigatore privato, invece, può avere maggiore libertà, può compiere azioni illegali e non deve preoccuparsi di seguire alla lettera la legge. Questo mi ha davvero attratto quando ho deciso di creare la serie di Kate Marshall.

Quali sono le differenze tra le due donne e quali, invece, le caratteristiche che le accomunano?
Erika Foster e Kate Marshall hanno entrambe vissuto un enorme trauma in passato, ma penso che questo trauma abbia plasmato i loro personaggi in modi molto diversi. Erika Foster è molto più schietta e amante del rischio, mentre penso che Kate Marshall abbia un modo leggermente più delicato per ottenere ciò che vuole! A livello pratico, Erika è slovacca e Kate è britannica e penso che questo si esprima anche nella loro personalità in modi diversi. Erika viene da un ambiente in cui le persone sono molto più appassionate e dirette, mentre Kate è britannica, quindi molto spesso dice le cose in modo diverso da come le sente veramente e nasconde i propri sentimenti. Penso che siano entrambi personaggi fantastici dei quali scrivere. Per me sono diventate persone reali e ora, come scrittore, mi limito a osservare quello che fanno e lo racconto.

Come mai fino ad ora nei tuoi romanzi le protagoniste sono donne? Quali difficoltà trovi, se ne trovi, a raccontarle, in quanto uomo, e quali sono invece i loro elementi di forza?
Trovo che questa sia sempre una domanda interessante, che mi viene posta molto più spesso rispetto a “Quanto è difficile scrivere un personaggio che è un serial killer?”. Ho molte amiche e ho avuto la fortuna di avere molte donne forti nella mia vita, cresciute all’interno della mia famiglia, e penso che questo mi abbia aiutato a individuare il modo in cui le donne pensano. Naturalmente, ci sono diversi tipi di donne nel mondo e non ce n’è una che pensi allo stesso modo di un’altra. Quindi la prima cosa che faccio, quando mi dedico a un personaggio, è costruirne il carattere e la personalità. E lavoro a partire da questi elementi.

Erika e Kate si incontreranno mai in una tua nuova storia?
Non lo so, ne sono convinto al 50%. Penso però che, se si incontrassero, vorrei lavorassero insieme. Odio il luogo comune spesso usato nella narrativa secondo cui due donne che lavorano insieme inevitabilmente devono odiarsi. Non vorrei che ciò accadesse se apparissero nello stesso libro, quindi penso che dovrei trovare un modo per farle lavorare insieme e in sintonia su un’indagine.

Se i tuoi libri diventassero film, chi ti piacerebbe interpretasse Erika Foster e Kate Marshall?
So che questa potrebbe essere una risposta impopolare, ma mi piacerebbe trovare attrici completamente sconosciute per interpretare Kate o Erika, nel caso se ne dovesse realizzare una versione cinematografica o televisiva. Mi piace quando vedo un attore o un’attrice sconosciuta sullo schermo, perché sono in grado di concentrarmi sul personaggio anziché pensare “Oh guarda, c’è Tom Cruise che recita questa parte”. Certo che mi piacerebbe molto vedere la serie di Erika Foster e di Kate Marshall in TV e incrocio le dita affinché ciò accada presto.

Come nasce un tuo libro? Da dove trovi l’ispirazione per trame così complesse e articolate?
Si dice che il processo di scrittura sia per il 5% ispirazione e per il 95% sudore, e penso che sia così anche per me. Devo scrivere molto, fare molti errori e scelte sbagliate prima di imbattermi nella trama che funziona. Trovo difficile scrivere e lavoro davvero molto sui miei libri, quindi sono molto felice di scoprire che trovi i miei romanzi e le mie trame complesse e articolate. Grazie!

Quando, nella tua vita, hai capito che avresti voluto scrivere?
La prima volta in cui ricordo di aver scritto qualcosa è stato quando avevo circa sette o otto anni. Avrei dovuto realizzare una breve poesia, alzarmi in piedi e leggerla al resto della classe. Ho scritto una poesia divertente su un vampiro, ho fatto ridere i miei compagni classe e ho adorato la sensazione di trasmettere in questo modo il mio sentire. Ovviamente avevo solo sette anni, quindi non avevo ancora le idee chiare, ma sapevo solo che mi piaceva scrivere. Tuttavia, vengo da una piccola città sulla costa orientale dell’Inghilterra e all’epoca non conoscevo nessuno nell’editoria né conoscevo scrittori, quindi diventare un autore mi sembrava difficile quanto diventare un astronauta. Così, mi sono unito al gruppo teatrale della mia scuola locale e ho incanalato la mia creatività nella recitazione. Ho continuato a recitare in spettacoli teatrali per tutto il periodo scolastico, poi ho frequentato una scuola di recitazione a Londra e ho studiato per diventare attore professionista. Ho trascorso diversi anni lavorando come attore e in quel periodo continuavo a scrivere solo per divertimento. Scrivevo e-mail ai miei amici interpretando personaggi diversi - come, per esempio, se fossi stato il protagonista di un’opera teatrale di Shakespeare o di un’opera moderna - e ogni volta riuscivo a farli ridere. Dopo un periodo particolarmente lungo di disoccupazione, un amico mi ha suggerito di scrivere qualcosa per me stesso, che avrei poi potuto anche recitare. Ho iniziato così a realizzare sketch comici e ad esibirli in spettacoli in giro per Londra, fino ad arrivare anche al Festival Internazionale di Edimburgo. In questo periodo ho incontrato quello che sarebbe poi diventato mio marito ed è stato lui a dirmi che sarei potuto diventare uno scrittore anziché un attore. Era convinto che avrei avuto molto più successo. E aveva ragione. Ho impiegato sei mesi a terminare il mio primo romanzo e fortunatamente le cose, da quel momento, sono decollate.

Come vivi il successo? Ha cambiato la tua vita e, se sì, in che modo?
Ha cambiato la mia vita in tanti modi, ma soprattutto mi ha dato la libertà di essere uno scrittore a tempo pieno, senza dover svolgere altri lavori. Quando vivevo a Londra come attore ho trascorso anni interi ad affittare piccole stanze in case orribili preoccupandomi in continuazione per i soldi. La sicurezza finanziaria e la possibilità di acquistare una casa senza problemi mi hanno cambiato la vita.

Oltre al thriller, c’è qualche altro genere letterario nel quale ti piacerebbe cimentarti?
Ho già avuto la fortuna di scrivere in due generi - la commedia romantica e il thriller - ma se avessi la possibilità di provare un nuovo genere mi piacerebbe scrivere fantascienza, adoro leggere libri di fantascienza.

Che lettore sei? C’è un autore che ami in particolar modo e/o al quale ti ispiri?
Leggo di tutto e di più: narrativa mainstream e narrativa letteraria di ogni genere. Le mie fonti di ispirazioni sono state Emily Brontë, Stephen King e anche una scrittrice britannica che si chiama Sue Townsend e ha scritto romanzi comici con sfumature drammatiche. Era un vero genio in quanto riusciva a dire tanto con poche parole ed è riuscita a raccontare molto bene la vita e la società britannica. Per quanto riguarda il crime, le mie fonti di ispirazioni sono Thomas Harris, Lynda La Plante e Robert Galbraith.

Hai intenzione di creare un terzo nuovo personaggio oppure hai già in mente nuove avventure per Erika e Kate?
Per il momento non ho in programma di dar vita ad alcun nuovo personaggio seriale, ma ho davvero tante idee che mi girano per la testa per parecchi libri e storie autoconclusive, oltre a nuove avventure per Kate ed Erika. Quindi c’è molta carne al fuoco per il futuro!

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