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Intervista a Rosa Teruzzi

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Giornalista, scrittrice, conduttrice televisiva, vive e lavora a Milano ed è esperta di cronaca nera. Dal 2016 delizia i lettori italiani con la serie dedicata alla fioraia del Giambellino con il pallino dell’investigazione Libera Cairati. L’abbiamo intervistata in occasione del NebbiaGialla Suzzara Noir Festival 2022.



Partiamo dalla fine: nel tuo Ombre sul Naviglio ci hai piazzato un colpo di scena che ribalta completamente l’immagine che ci avevi costruito di una delle protagoniste e potrebbe far saltare tutti gli equilibri. Sapevi dall’inizio che ci sarebbe stato?
Sì, ma solo dall’inizio di quest’avventura. E giuro che non so ancora che cosa succederà al Gatto con gli Stivali, un personaggio che mi piace moltissimo. Di solito, quando comincio a scrivere un romanzo, metto i personaggi in una situazione critica e mi immagino come andrà a finire, ma lo svolgimento per me è un’incognita. Mi piace pensare che Libera e le sue compagne vivano di vita propria, parlino con la loro voce e facciano esperienze indipendentemente da me.

Quando ti hanno chiesto di scrivere il secondo romanzo della serie della fioraia del Giambellino, ti sei chiesta come poi avresti concluso? Nella tua testa c’è già un finale (che peraltro speriamo sarà fra molti, molti libri)?
No, ti confesso che non esiste un “piano dell’opera”. Le mie donne del casello vivono ed evolvono romanzo dopo romanzo. Tra l’altro il secondo libro della serie, La fioraia del Giambellino, l’avevo già scritto prima ancora della pubblicazione del primo, La sposa scomparsa. Non avevo nemmeno un editore, all’epoca, ma già le storie delle mie protagoniste popolavano i miei pensieri e chiedevano di essere scritte. Finché Libera, Vittoria, Iole (e Irene) avranno qualcosa da dire, io cercherò di dare loro voce.

Nei tuoi libri ci sono dei protagonisti quasi fissi: i caselli, il lago e la Storia, quanto è importante dare il la ai lettori per incuriosirli nei confronti degli avvenimenti del passato?
Come donna, come giornalista e come scrittrice io subisco l’attrazione degli eventi non risolti del passato, perché hanno conseguenze nel presente. Questo è il fascino intramontabile dei cold case, secondo me. Tra l’altro Libera, la mia protagonista, è convinta che solo conoscendo la verità si possa ottenere giustizia. Per questo cerca di portare luce nei segreti che riguardano la sua famiglia (l’omicidio del marito, la morte della nonna) o quella di amiche e clienti. Perché ogni famiglia ha un segreto. In uno dei miei romanzi, La memoria del lago, un vecchio prete le contesta di indagare su una storia i cui protagonisti sono tutti morti. “A che può servire?”, le chiede. Lei gli risponde che, comunque, la verità ristabilisce l’ordine nel piccolo universo di chi è rimasto e l’ordine porta alla pace.

La caratteristica di Iole Libera e Vittoria è di essere donne libere: da pregiudizi, da schemi stabiliti, da obblighi sociali. Nella realtà anche loro però si scontrano con degli “stereotipi”, o per meglio dire, ne restano invischiate. La solitudine che pesa, l’amore con tutte le sue emozioni abbinate, eccetera… ma non è che alla fine non sono le persone ad appartenere agli stereotipi ma gli stereotipi che sono nati sulle sfaccettature dell’essere umano?
È probabile che sia proprio così. Quando ho immaginato le donne del casello ho cercato di renderle “vere”, di dare loro emozioni e sentimenti a tutto tondo che non le facessero apparire delle macchiette o non le identificassero con semplici ruoli (l’anziana lamentosa, l’adulta accudente, la giovane ribelle). Se ci sia riuscita, non lo so. La mia protagonista in genere più amata dai lettori – Iole, la nonna hippie – per esempio è considerata da alcuni troppo caricaturale. Io, per me, amo appassionatamente i miei personaggi e non saprei immaginarli diversi.

I “cattivi” di Ombre sul naviglio sono un po’ sui generis perché in realtà il loro delinquere è dettato da più o meno nobili ragioni. Spostandoci fuori dai libri ma restando nella realtà del tuo lavoro – ricordiamo ai lettori che nasci come giornalista di nera e attualmente sei caporedattrice di Quarto grado, una seguitissima trasmissione tv che si occupa appunto di cronaca – fermo restando che un reato resta una cosa sbagliata da fare, i cattivi per una buona causa esistono anche nella realtà o solo nei romanzi? E l’eventuale motivazione morale, può in qualche modo diminuire la gravità dei fatti?
In un romanzo, soprattutto in un giallo, la personalità del cattivo, le sue motivazioni, sono fondamentali. A me, personalmente, non sono mai piaciuti – neanche da lettrice – né i serial killer, né i cattivi-cattivi senza sfumature, da fumetto. Amo i cattivi che agiscono sulla base di una propria etica, pur se distorta. Che abbiano un movente comprensibile anche quando non è condivisibile. Come il Gatto con gli Stivali di Ombre sul Naviglio, per esempio. Sicuramente anche nella realtà esistono dei colpevoli “per una buona causa”, come li hai definiti tu, perché la giustizia non è sempre quella assicurata dai tribunali. Lo sono, a volte, i vendicatori. Ma la vendetta è un piatto amaro da digerire…

Il trio se proprio vogliamo essere pignole è quantomeno un quintetto più uno. Ci sono la Smilza (al secolo Irene Milani) che ormai è parte integrante se non della famiglia di sicuro delle imprese, Cagnaccio, direttore misogino che adora segretamente ma neanche troppo le sue donne e la cana, volendo potremmo aggiungere un ulteriore personaggio che è l’amore in tutte le sue declinazioni. Cercato, arrivato all’improvviso, perduto, ritrovato, carnale passionale filiale e chi più ne ha più ne metta. Nello sviluppo delle storie parti dal giallo dalla storia delle protagoniste o le sviluppi in parallelo lasciando che interagiscano a seconda di come procedono l’una o l’altra?
Come narratrice sono poco “metodica”. Non scrivo le mie storie basandomi su una scaletta precisa. Parto da un’idea e la sviluppo. La trama gialla e quella dei sentimenti dei miei protagonisti vanno di pari passo. Del resto succede così anche nella realtà, la vita professionale e quella affettiva sono per forza intrecciate. In questo mio procedere un po’ caotico probabilmente mi aiuta la dimestichezza con i tempi e i modi delle indagini accumulata in anni di lavoro sulla cronaca nera: non temo mai che la linea gialla delle mie storie sia inverosimile. E per quanto riguarda il “rosa” mi basta osservare le persone che ho intorno. Ad ogni avventura di Libera & co., poi, aggiungo qualche personaggio che finisco per amare. Perché il mondo delle mie protagoniste, come quello di ciascuno di noi, è ricco.

Per spingere chi ancora non lo avesse fatto a mettersi in pari con la lettura, possiamo svelare a chi non ti segue sui social che è quasi pronto il tuo prossimo romanzo. Ci dai qualche anticipazione? Il colpo di scena di cui parlavo all’inizio avrà delle ripercussioni sulla vita delle donne del casello?
Sì, avrà ripercussioni. E no, il mistero non sarà ancora risolto, perché nel frattempo le miss Marple del Giambellino verranno coinvolte in un altro caso di cronaca: la misteriosa fuga di una professoressa col suo giovane allievo, un inseguimento che si concluderà, con un colpo di scena finale, a Roma. Ma anche in questo romanzo restano protagonisti Milano e il lago di Como.

I LIBRI DI ROSA TERUZZI