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Intervista a Roy Chen

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Tra un impegno e l’altro raggiungiamo Roy Chen. Dopo BookCity Milano 2022 e il tour di presentazione del suo nuovo libro a Torino, Roma e Firenze è pronto a rispondere alle domande di Mangialibri. Chen è un traduttore di letteratura classica dal russo all’ebraico, dal 2007 è il drammaturgo stabile del Teatro Gersher di Tel Aviv, parla bene l’italiano e questo suo primo romanzo pubblicato in Italia da Giuntina suscita molta curiosità.



Anime è un romanzo coinvolgente e perturbante, che pone domande al lettore e lo lascia libero di trovare le proprie risposte. Tu hai trovato qualche risposta alle domande che ti hanno spinto a scriverlo?
Una delle domande che questo romanzo pone è: “Cambieresti se rinascessi oppure ripeteresti gli stessi errori?”. L’errore principale del mio protagonista, Grisha, è che invece di vivere è impegnato con la domanda su come vivere mentre Marina, la sua mamma, crede che di vita ce ne sia una sola, tutto il resto è una metafora. Lei è sicura che si dovrebbe vivere ora. Oggi è l’unico giorno. La verità sta nel mezzo, immagino.

I luoghi del romanzo si intrecciano con quelli del tuo percorso di vita. Quanto tempo ti ha richiesto lo studio dell’antica Venezia? E quanto è stato forte il richiamo del teatro shakespeariano?
Anime è un romanzo storico in cui confluisce la storia della mia vita ma anche la storia del popolo ebraico, che muore e rinasce, un popolo perennemente in viaggio. Ho scritto il libro in cinque anni, durante i quali ho visitato il Ghetto Ebraico a Venezia, la città di Fes in Morocco, Mosca dove Grisha è nato, e ovviamente Jaffa dove vivono i miei protagonisti (e dove è il mio teatro – Gesher). Dal primo momento in cui ho messo piede nel ghetto ebraico di Venezia mi sono sentito a casa, ho sentito che dovevo conoscere il luogo e immaginare le persone che avevano camminato qui. Era un luogo multiculturale, molto sorprendente con poeti, filosofi, compositori, rabbini, tipografi e, naturalmente, anche criminali e mascalzoni, come potrebbe essere senza! Il teatro è sempre dentro di me. Il teatro è lo specchio dell’anima. E chiunque provi a radersi senza uno specchio potrebbe tagliarsi.

Cambiare o rifare gli stessi errori, prendere decisioni diverse e perseguire nuovi sogni. Questi sono alcuni degli spunti del romanzo, considerazioni che ognuno a volte fa in momenti di bilancio. Tu come ti poni davanti a questi temi?
Credo in un altro tentativo, credo che sia possibile migliorare, espiare i peccati, ricominciare. Non devi morire per questo, devi “aprire una nuova pagina”. Come scrittore è difficile da fare, ma come lettore è una delle mie cose preferite da fare.

Il romanzo ha una stratificazione di stili diversi, che attraggono chi legge. Questo modo di scrivere riflette anche il tuo eclettico carattere?
Ogni capitolo è scritto in uno stile diverso. L’infanzia viene da una fiaba, la giovinezza è un romanzo di formazione, quando il mio protagonista è nato come donna marocchina ho deciso che lo stile appropriato sarebbe stato una tragedia teatrale, mentre ho scritto il capitolo che si svolge a Dachau come un assurdo monologo, una sorta di poema dadaista, e l’ultima incarnazione è scritta come una moderna prosa realistica. Da un lato riflette le diverse vite delle protagoniste, dall’altro il mio eclettico carattere.

Il titolo del romanzo è Anime, al plurale. I personaggi possono sembrare tanti, uniti e fluidi. Non credi che poteva essere adatto anche Anima, al singolare?
Ci sono almeno due anime qui, madre e figlio. E ci sono anche i lettori, care anime.

La yiddish mame è una figura protagonista di molta letteratura, anche ironica. Marina, la mamma di Grisha, quanto le somiglia o se ne discosta?
Mia madre è di origine marocchina, ed è molto simile alla yiddish mame. Quando gli amici italiani hanno letto il libro hanno detto che anche le madri italiane sono molto simili. Forse una madre è sempre una madre.

Vivere il presente è un ottimo consiglio che si può trarre dal libro. Tu nel tuo indaffarato presente, che progetti hai? Oltre ai romanzi arriverà in Italia anche il tuo teatro?
La prima presentazione di Anime a Milano è stata al Teatro Franco Parenti, un bellissimo teatro! Mi sento sempre a casa a teatro. Chi sa cosa riserva il futuro? Spero davvero che un giorno la mia commedia in italiano venga portata in scena.

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