Intervista a Silvia Annichiarico, Gabriella Mancini e... Renzo Arbore

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Silvia Annicchiarico, da sempre “ragazza terribile” di tv, radio e gossip, ha voluto che Renzo Arbore fosse presente alla conferenza stampa di presentazione del suo memoir scritto a quattro mani con la giornalista Gabriella Mancini, pur conoscendo il “rischio” che correva di “accentramento dell’attenzione” da parte dello showman pugliese. Un incontro avvenuto via Zoom, coordinato dal comico Gianni Fantoni, che ha raggiunto Renzo Arbore via telefono, perché poco avvezzo alle “diavolerie moderne”. È stato proprio Arbore, manco a dirlo, a catturare l’attenzione di tutti ed è sempre stato lui ad “aprire le danze”.




Che effetto fa questo tuffo nel passato di Ma la notte… sì!?
RENZO ARBORE - Il libro di Silvia me lo sono sciroppato, nel senso di divorato, tutto in una mezz’ora! Beh, forse un po’ di più, ma non mi aspettavo che Silvia si ricordasse tutte queste cose che io stesso avevo dimenticato, pur avendole vissute con lei. Mi sembra molto interessante, perché è un dietro le quinte e io che adesso bazzico i social vedo che la cosa più interessante per il pubblico è proprio il “dietro le quinte”, i retroscena. Non vogliono vedere lo spettacolo così, bello e confezionato, vogliono vedere la “cucina”. E quindi questo libro mi sembra proprio rispondere alle esigenze di quelli che vogliono conoscere i particolari della vita dietro lo spettacolo. Io ho conosciuto Silviotta a Milano, era il ’69 e facevo un programma, il primo talk show, che si chiamava “Speciale per voi” e Silviotta faceva parte della comitiva dei ragazzi. Naturalmente era la più loquace di tutti, la più intrigante, perché sapeva tutte le pecche, le cose di tutti e conosceva i media. Notai questa ragazzotta che, in perfetto milanese, che era una lingua che a me piaceva moltissimo, sapeva tutti i cavoli delle persone che io invitavo, i divi, i personaggi, ma conosceva anche personalmente i comici Cochi e Renato, Iannacci... In questo libro ci sono questi altarini che sono bellissimi, perché sono senza malizia, senza la cattiveria che si usa oggi, momento nel quale ciò che è cattivo funziona, ma a me non piace. Invece Silvia parla bene di tutti, anche di quelli che non le piacevano o che le hanno fatto delle cattiverie, perché la sua natura è proprio quella di essere benevola. C’è un debole di Silviotta per me, lo dice anche nel libro, ma questo perché siamo amici da tanti, tanti anni, ma non abbiamo avuto una storia d’amore. C’è una grande amicizia uomo - donna, che io ho solo con Marisa Laurito e con le persone con cui ho lavorato. Quindi questo rende ancora più prezioso il nostro legame.
SILVIA ANNICHIARICO - Con Andy Luotto, però, ho avuto una relazione!
RENZO ARBORE - No, vabbè, tu hai rimorchiato quanto hai potuto! Lei faceva un po’ “interessi privati in atti d’ufficio”, cercando di rimorchiare i personaggi o quelli della band. Ma lo diceva direttamente, a volte anche in onda: “Adesso vediamo se posso rimediare qualche amico, qua”.
GABRIELLA MANCINI - Abbiamo raccontato tanti aneddoti su Quelli della notte, quelli più curiosi, com’è nato e come è cresciuto il programma, ci sono tante storie, c’è anche la storia della Milano della mala... Ci siamo divertite un botto a scriverlo, perché Silvia ha questo linguaggio radiofonico, immediato e io ho cercato di mantenerlo nella scrittura. Ci siamo trovate al volo ed è stata la cosa più importante perché se ci siamo divertite noi, abbiamo capito che si sarebbero divertiti poi anche i lettori.
SILVIA ANNICHIARICO - Diciamo che ho una memoria di ferro, dal 1947 al 2021, giorno per giorno... Ma devo rivelare che ho anche delle bellissime agende criptate dal 1968 in cui mi sono appuntata tutto. E Gabriella è stata brava perché io parlavo e lei traduceva, a volte “dettavo” e l’unica cosa che mi dispiace è che le ho fatto fuori tutto il suo whisky.
GABRIELLA MANCINI - Per la verità alle cinque del pomeriggio dicevo, soprattutto le prime volte: “Silvia, ci facciamo un tè?”.
SILVIA ANNICHIARICO - L’incontro con Gabriella è avvenuto tre anni fa, pensate un po’ in tre anni quante cose ci siamo dette! Abbiamo cercato di lasciare solo le parti più salienti. E mi sono trattenuta!
GABRIELLA MANCINI - Diciamo che ci abbiamo messo tre anni perché Silvia lavora di notte ed era un po’ dura trovarsi, tra il suo lavoro e il mio di giornalista. Abbiamo saltato anche qualche estate perché faceva troppo caldo, ma è stato troppo divertente perché non avevamo una scadenza, quindi tutto avveniva quando ci incontravamo.
SILVIA ANNICHIARICO - Mi veniva in mente qualcosa e glielo raccontavo. Lei ha diviso tutto il materiale per anni, io saltabeccavo un po’ qua e là mentre lei scriveva, abbiamo fatto una specie di autoreverse e ce l’abbiamo fatta. Ogni pagina che si scriveva doveva essere mandata all’editore, che a sua volta la mandava direttamente all’avvocato, onde evitare querele e allora speriamo in Dio, perché alcuni sono vivi, altri, invece, sono mancati.

Perché hai scelto proprio Gabriella Mancini per raccogliere i tuoi ricordi, i tuoi aneddoti?
SILVIA ANNICHIARICO - Perché la vedevo sempre, dal momento che abita vicino casa mia e un giorno le ho raccontato un aneddoto divertente nel corso di un’intervista sul Milan che lei mi ha fatto per la “Gazzetta dello Sport” e su Gianni Rivera e la mia liaison con lui che è raccontata anche nel libro e le ho detto che da piccola mi attaccavo ai carri del fieno che i cavalli trasportavano dal verziere e fino alla strada di casa mia e lei mi fa: “Ma come, ti attaccavi ai carri del fieno?!”. Ma io ero un maschiaccio! E da lì è cominciata l’avventura e lei è stata molto tenace nel sopportarmi.
GABRIELLA MANCINI - Con tutti quegli aneddoti che ha cominciato a raccontarmi, non potevo che proporle di scrivere un libro…
SILVIA ANNICHIARICO - Sì, esatto, è stata lei a consigliarmi questa cosa ed è stata molto brava a sopportarmi e supportarmi. Ho trovato il tempo perché mi entusiasmava e poi era la mia commemorazione, nel senso che ho cominciato dall’inizio, aprendo i miei bei cassettini della memoria e piano piano, piano piano siamo arrivate. Siamo andate soprattutto un po’ random. Ma sono anche molto stupita di me stessa e soprattutto mi sono molto divertita.

Scusate ma perché fai la radio di notte?
SILVIA ANNICHIARICO - È stato Lorenzo Suraci di RTL che mi ha chiamato in radio per la prima volta, grazie a Marco Predolin e Gianni De Berardinis. Poi ho fatto Radio 1, Radio 2 e nel 2005 sono ritornata da Suraci che mi ha chiesto se potevo fare di notte un programma a RTL e da dodici anni, dalle 3 alle 6 della mattina, conduco in diretta e soprattutto ho un iter di vita particolare perché vado a dormire alle 9 di sera, mi sveglio alle ore 1.30, prendo la macchina, con tutte le tempeste del mondo, vado a Cologno Monzese e trasmetto fino alle 6, torno a casa alle 6.30, passo dal bar, prendo un toast e un bicchiere di vino bianco alle sette meno un quarto e poi vado a letto e dormo.
RENZO ARBORE - Posso fare una domanda anche io? Come ha fatto Gabriella a bloccare la loquacità inarrestabile di Silvia?
SILVIA ANNICHIARICO - È una santa!
GABRIELLA MANCINI - Renzo, non lo so nemmeno io, perché quando comincia a raccontare Silvia è un fiume in piena! E poi apre la parentesi, apre la parentesi della parentesi e io mi mettevo lì e scrivevo, finivo il capitolo e il giorno dopo mi chiamava: “Gabri, mi sono dimenticata questo!”. È sempre stato così, ma è stato anche un grande divertimento, anche a pensare a lei che ha questa energia travolgente, che di notte sta alla radio e si rivolge a tante persone che in questo momento sono un po’ tristi. Infatti questo può essere anche un libro che porta un po’ di spensieratezza. A me ha aiutato moltissimo nel periodo di lockdown sapere di sentirla con la sua energia, il suo brio. Mi veniva il mal di testa alla fine, ma va bene così.

Arbore, cosa hai trovato in Silvia e Silvia, cosa hai trovato in Renzo?
RENZO ARBORE - Ho sempre apprezzato una parola che si dice in napoletano, “scetato”, ovvero sveglio. Un “pubblico scetato”, sveglio, non è un pubblico dormiente o marmorizzato, come diceva Boncompagni, facendomi molto ridere. Ecco tra il pubblico scetato, la più scetata è Silvia, perché è perspicace, sveglia, scetata appunto!
SILVIA ANNICHIARICO - Lui mi chiamava “intraprendente Annicchiarico”, per non chiamarmi rompiballe, questa è la verità. Ad ogni modo, ribadisco, io in Renzo ho trovato un benefattore, un filantropo, un consigliere, un amico, un padre, insomma un riferimento preciso, un pilastro. È il mio pilastro, gli dico tutto quello che mi succede, non mi tengo un cecio in bocca!
GABRIELLA MANCINI - Difatti la bellezza di Silvia è la semplicità del racconto che viene fuori. Delle volte bisogna un po’ interromperla, perché lei ne avrebbe ancora da raccontare.
SILVIA ANNICHIARICO - Mi tengo tutto per il prossimo libro, perché ne ho delle altre, eh…

Il titolo di questo libro allude a un programma televisivo davvero indimenticabile...
RENZO ARBORE - Noi siamo stati perseguitati per anni dal tormentone: “Ma quando tornate a fare Quelli della notte?”. Per la verità quella è stata una cosa un po’ magica, un po’ fuori ordinanza nella storia della televisione italiana, perché, devo dire la verità, io venivo da un programma importante che aveva fatto tanto ascolto. Si chiamava Cari amici vicini e lontani, era dedicato ai sessanta anni della radio e aveva fatto 14/18 milioni di ascoltatori e invece mi buttai con questi quaranta... quaranta persone quaranta! e tranne Silviotta che già era un po’ conosciuta perché aveva fatto con me L’Altra Domenica e Bracardi per il resto erano tutte assolutamente facce nuove. Quindi fu un tuffo pericolosissimo e curioso: credo che non sia stata più ripetuta una cosa del genere, quaranta facce nuove che improvvisavano uno spettacolo senza né capo né coda. Ho rivisto la prima puntata ed era veramente stupefacente perché si capiva che non sapevamo dove saremo andati a finire. Ma Silviotta era l’anima della cosa, perché c’era l’orchestra ed erano momenti di grande allegria quando improvvisava l’orchestra. Se volete sapere come è nata la cosa, beh, io andavo lì alle sette e mezza del pomeriggio, improvvisavamo le canzoncine, perché quelle avevano bisogno di un minimo di indicazione da dare a Gianni Mazza per l’arrangiamento di una canzoncina perché allora andavano di moda e poi... basta, si teneva il segreto perfino su quello che avremmo detto, era vietato parlare, bisognava rigorosamente improvvisare. Con Silvia, poi, non si può dimenticare il programma L’Altra Domenica, perché faceva la corrispondente per tutto quello che succedeva a Milano e quindi la vita notturna, i cantanti, Mauro Rostagno, anche la Milano pericolosa di allora, quella dei boss come Epaminonda… e poi lo raccontava insieme a tutta una vita che mi affascinava moltissimo e che diventava pubblica attraverso L’Altra Domenica, perché poi tutti sognavamo di andare a Milano per vivere quelle atmosfere e quei concerti che Silvia raccontava. Poi io l’ho scritturata anche per il film Il Pap’occhio. A questo proposito, quello che posso raccontare di curioso è che il cinema, al contrario della televisione, è preparazione, finzione, insomma un film va preparato. Nel film facemmo l’ultima cena e la nostra ricordava proprio quella religiosa. Dissi a Silvia: “Dovete fare finta di chiacchierare” ma lei, che non vedeva l’ora di farlo, si mise a chiacchierare come se fosse stata a casa sua, invece che in scena. Dovemmo fare quattro, cinque ciak e lei continuava a chiacchierare finché non le dissi: “Silvia, questo è un film!”.

Quella che avete fatto è stata una televisione di qualità: cultura, musica, sano cazzeggio: perché non si può più fare?
RENZO ARBORE - Non ci sono più improvvisatori. Io ne ho raccolti molti, a cominciare da Silvia: Andy Luotto, Riccardo Pazzaglia, Maurizio Ferrini, Nino Frassica, Massimo Catalano erano tutti improvvisatori, compreso Roberto D’Agostino. Adesso purtroppo non ce ne sono più, i comici fanno il loro monologo, alcuni sono anche molto bravi, fanno delle scenette straordinarie, come Aldo, Giovanni e Giacomo che sto seguendo in questo periodo su Internet. Sono tutti attori, ma di improvvisatori non ce ne sono più. In questi anni io ho fatto anche delle prove, invitandoli a casa mia e intavolando un finto dibattito, ma purtroppo non ce ne sono più. È come se fossero stati una generazione di jazzisti della parola, ce ne sono molti che fanno pop, ma di jazzisti della parola ce ne sono pochissimi, quasi nulla. Trovando le persone giuste, un programma come Quelli della notte funzionerebbe anche oggi, perché quello è un programma umorale, di persone che si vogliono bene e che si stimano l’uno con l’altro e si divertono. In pratica funzionerebbe come funziona qualche serata in pizzeria, quando, dopo aver mangiato, con una grappa e una chitarra cominci a scherzare con i tuoi amici e improvvisi, come in un talk show brillante che si dovrebbe tornare a fare.
SILVIA ANNICHIARICO - Renzo, facendo la radio - e sono quarant’anni di radio - si impara proprio a improvvisare, perché tu sei da sola davanti a un microfono e parli di tutto, le prime cose che ti vengo in mente, in questo volo pindarico, le dici. Siccome poi io abito da sola, sono zitella e vivo da sola, parlo anche da sola, quindi spesso improvviso a me stessa e mi parlo addosso. E così faccio in radio.
RENZO ARBORE - E infatti tu fai un lavoro alla radio eccezionale. Innanzi tutto sei solitaria e quindi senza un partner, vai lì di notte, intrattieni un pubblico esigente che è quello di RTL, non so come fai... Bisognerebbe dare un premio alla tua loquacità e non poteva che nascerne un libro... Questo tipo di “spetteguless” è molto carino! Silvia è sempre stata la mia Milano e mi commuovo perfino un po’, perché attraverso Silvia io ho conosciuto una città che per me, terrone, era una città sconosciuta, sulla quale avevo anche dei pregiudizi da provinciale e invece, attraverso Silvia, nel 1969, quando c’era ancora la neve sporca a Milano e c’era lo smog, io ho conosciuto una Milano affettuosa, con il cuore in mano, come si dice, una Milano chiacchierona, civile, importante, da ammirare perché lavoratrice, rispettosa, educata, che poi ho frequentato, anche in maniera intensa con un’altra milanese che Silvia ha conosciuto benissimo, che si chiamava Mariangela Melato. Quindi devo a Silvia il mio impatto con una città bellissima, della quale sono un grande ammiratore, tanto che ne apprezzo anche le specialità alimentari, perché Silvia è la mia pusher dei nervetti con le cipolle!
SILVIA ANNICHIARICO - Nel libro parlo anche di Enzo Jannacci che tu, Renzo, ami molto.
RENZO ARBORE - Lo so, e infatti è un altro di quelli che non solo a me ha fatto scoprire Milano a molti terroni che lo considerano, come faccio io, uno dei più grandi talenti della storia della musica pop italiana. Venne da me che ero in tour con l’Orchestra Italiana a cantare Oh mia bella Madunina, che non era la sua, ma di Giovanni D’Anzi, ma fu un suo regalo straordinario. Enzo va ricordato e i milanesi dovrebbero ricordarlo ancora più spesso, perché per noi che siamo della “bassa”, siamo venuti dal sud, è necessario ricordare i milanesi che ci hanno avvicinato a quel tipo di cultura lì, cominciando da Alberto Rabagliati.

C’è anche un aneddoto su Berlusconi, nel libro...
RENZO ARBORE - Io e Silvia ci frequentavamo moltissimo e una volta andammo a mangiare al ristorante “Alzaia 26” per chiacchierare un po’. Arrivò Craxi con la moglie e mi presentò tale Silvio Berlusconi e signora. Io non sapevo ancora chi fosse, ma unimmo i tavoli e cominciammo una parata di barzellette terribili e io sfoderai una serie di barzellette che portavo da Napoli (Craxi era innamorato di tutto ciò che era napoletano) ed erano tutte sulla cacca. Senza nessuna vergogna, passammo una serata parlando di queste cose, stranissime a tavola. Poi incontrai Berlusconi altre volte, ma sempre per merito di Silvia che una volta fermò una macchina per strada. Andavamo non so dove e lei ha cominciato a dire: “Silvio, Silvio, Silvio...”. Quella macchina con Silvio si fermò e lei disse: “C’è Arbore qui, vuoi dirgli qualche cosa?”. Mi pare guidasse Urbano Cairo.
SILVIA ANNICHIARICO - Sì, sì, il delfino! Ma Renzo, racconta dell’assegno...
RENZO ARBORE - E vabbè... io ero molto forte quel periodo e lui, per ridere, disse: “Scrivi tu la cifra!”, ma era uno scherzo. Ci siamo incontrati più volte. Poi all’inizio delle sue tv private mi interpellò, ma io non volevo lasciare la Rai, dove sono sempre rimasto, anche se mi disse: “Dammi una mano” e io qualche idea gliela diedi, ma anche un consiglio sbagliato, perché gli dissi di fare qualcosa di alternativo alla Rai, mentre lui voleva fare direttamente concorrenza alla Rai, usando anche le stesse persone. E aveva ragione lui, naturalmente. D’altronde io ero alternativo, in tutte le cose che facevo.

Da Silvio torniamo a Silvia: quali sono i suoi più grandi pregi?
RENZO ARBORE - Silvia è partita come cantante ed è ancora, per me, una cantante, perché lei già lavorava con Nora Orlandi, ha fatto i cori di tanti dischi importantissimi che io mettevo alla radio, senza sapere che nei cori ci fosse lei. Poi quando è finito il programma Quelli della notte e io sono scappato negli Stati Uniti con alcune persone perché lo dovevo fare per Minoli, Silvia ha messo in piedi un suo piccolo gruppo con gli amici dell’orchestra di Quelli della notte, ha girato e ha fatto una mini tournée di cui mi arrivava voce negli Stati Uniti. Lei è una profonda conoscitrice della musica leggera, è stata a Sanremo, insomma questa ragazza sta dappertutto.

Silvia, cosa vorresti fare da grande?
SILVIA ANNICHIARICO - Ricomincio da oggi, oggi ho tredici anni e vorrei rifare tutto quello che ho fatto, però una piccola soddisfazione in più potrei trovarla forse in un compagno di giochi, di merende, diciamo un badante ah ah, uno all’altezza della mia ironia.

C’è qualche aneddoto che non siete riuscite a inserire in questo libro?
SILVIA ANNICHIARICO - Io mi sono trattenuta moltissimo, ne avrei altrettanti di aneddoti, ci verrebbe come ho detto tranquillamente un altro libro. Ho dovuto anche, per motivi diciamo di timore reverenziale, evitare qualcosina di un po’ più piccante, per esempio un bel primo piano delle tette della Parietti o della De Sio, ecco avrei messo qualcosa di un po’ più osé, ma il mio editore non ha voluto, anche se onestamente preferisco queste linee guida.
GABRIELLA MANCINI - Sì, abbiamo puntato molto più sulla storia, l’ho dovuta anche un po’ frenare.
SILVIA ANNICHIARICO - Ho raccontato delle cose dell’infanzia anche un po’ pesanti, però sempre in maniera leggera, mia mamma che non stava bene, mio papà pure, poi ho avuto un fratellastro che ho trattato malissimo... Insomma ci sono tante chicche. Sono stata anche abbastanza stronzetta, lo ammetto anche nel libro. In effetti alcune cose potevo anche evitarmele, tipo gaffe, tipo cattiverie, perché mia mamma aveva un amante, mio papà aveva un’amante e loro però sono restati insieme per me e io li ho sgridati, ma sono stata anche un po’ superficiale e di questo ora sono pentita. Adesso che sono morti, penso che avrei dovuto fare le cose con un po’ più di cuore, invece sono stata un po’ stronzetta.
GABRIELLA MANCINI - Comunque ha fatto tanti di quegli incontri! Ha incontrato persino i Beatles e con questo ho detto tutto… Insomma se l’è spassata, la Silvia.

Renzo, hai letto qualcosa che avresti preferito non fosse inserito nel libro?
RENZO ARBORE – Ma no, no, ho letto tante cose. Forse ciò che manca un po’, se posso dirlo, è che Silvia ha avuto una grande amicizia con Mario Marenco che io considero uno dei più grandi umoristi che abbia incontrato nella mia vita, forse proprio il più grande, perché la follia di Mario non aveva maestri né discepoli (o meglio forse qualcuno c’è che cerca di imitarlo), e soprattutto non aveva antenati, perché si è inventato una follia tutta sua, con tutte le cose che sto rivedendo ora di Alto Gradimento e non solo. E Silvia se lo sciroppava sempre. Erano due matti, certo, ma è stata una cosa bellissima, un’amicizia bellissima.

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