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Intervista a Tiziana Giardoni

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Al Salone Internazionale del Libro di Torino 2021, quello che ha sancito in qualche modo il ritorno alla vita, La Corte editore ha presentato il libro – purtroppo uscito postumo - di Stefano D’Orazio, il batterista dei Pooh prematuramente scomparso. Una festa per ricordarlo che ha visto come ospite d’onore Tiziana Giardoni, la donna che gli è stata vicina nell’ultimo lungo tratto della sua vita, diventando poi sua moglie poco prima che il musicista ci lasciasse. Abbiamo approfittato della sua disponibilità e gentilezza per farle qualche domanda, non capita spesso in fondo di poter parlare con chi un mito lo ha vissuto ed era con lui anche durante la nascita del libro. Ecco cosa ci ha raccontato.




La prima inevitabile domanda è quanto ti pesa o quanto invece ti fa piacere portare avanti qualcosa che avrebbe dovuto fare Stefano?
Non mi pesa assolutamente perché so quanto Stefano ci ha lavorato. In questo romanzo ha messo tutte le sue energie, come faceva per tutto, anche per tutti i lavori che sono ancora chiusi in un cassetto. Per me è motivo di soddisfazione e di orgoglio. Orgoglio personale e soprattutto per Stefano. Io spero che da lassù stia vedendo quello che sto facendo e ne sia contento.

Tu ovviamente gli eri vicino mentre scriveva Tsunami. Discuteva con te quello che scriveva, le idee che gli venivano?
Assolutamente sì e anche questo mi riempiva di orgoglio perché ogni volta che terminava un capitolo, lui mi chiamava e mi diceva: “Mettiti seduta che ti devo leggere una cosa”. Io gli rispondevo: “Ma non me lo puoi leggere alla fine? Perché mi devi svelare in anticipo quello che succede?”. Questa cosa mi faceva anche un po’ arrabbiare, ma lui diceva: “Eh no, te lo leggo perché devo vedere, devo capire dai tuoi occhi se sei interessata o meno a quello che racconto, se funziona, se il libro sta andando come voglio che vada. Se cattura la tua attenzione, poi sarà così anche per gli altri. Se non la cattura devo cambiare qualcosa”. Questo era il suo modo di procedere.

Una domanda che credo ti abbiano fatto tutti e che si fa chi legge il libro. Quanto Stefano c’è in Walter – il protagonista – e quanto il distacco, il prepensionamento nel libro, riporta a quella che è stata la scelta di sciogliere i Pooh e andare avanti con altre cose, ognuno per sé?
Io il libro l’ho letto e riletto mille volte, inizialmente Walter il protagonista non lo avevo messo a fuoco del tutto. Sicuramente c’era qualcosa che faceva parte di Stefano, della sua vita, delle sue scelte. Poi piano piano, ragionandoci su, ho capito che sì, Walter è Stefano. Mentre lo scriveva ho evitato di proposito di parlarne con lui. Mi lasciavo affascinare, sono sempre stata affascinata dalle sue parole, cioè quando lui parlava io lo ascoltavo incantata, come una fan non come una moglie.

In effetti, con tutto il rispetto per gli altri membri della band, si aveva l’impressione che lui emanasse qualcosa di diverso, di più…
È così, e questo senza nulla togliere agli altri. Ascolti Dodi suonare e quello che esce dalla chitarra ti incanta, ascolti le voci meravigliose di Roby o Red cantare e ti perdi, ma quando parla Stefano senti che è un’altra cosa. Ci sono dei testi di Stefano inediti, ma una delle cose che mi ho imparato con lui è che un lavoro non si pubblica tanto perché esca, deve uscire nel modo giusto, per la persona giusta. Così come Parsifal, uscirà quando sarà esattamente come doveva essere. Se non ci sarà qualcuno che merita di cantare quei pezzi, resteranno nel cassetto.

L’altro personaggio che ho trovato irresistibile è Capitano. C’è un Capitano a casa vostra?
Certo che sì, il gatto col muso schiacciato è la nostra micia, la gatta di Stefano. Lui se aveva del tempo libero lo passava giocando con la gatta, anche se nel romanzo l’ha trasformata in maschio. E tutte le cose che fa Capitano non sono inventate.

Mentre la Miriam del romanzo sei tu, ovviamente...
Sì, ci ha messo tante piccole cose nostre che mi hanno fatta riconoscere.

Stefano nella sua carriera ha spaziato tantissimo: canzoni, teatro, musical. Perché l’esigenza o la voglia di scrivere anche un libro?
Lui aveva già scritto un’autobiografia nel 2012, Confesso che ho stonato, un libro che personalmente ritengo pazzesco, perché lì c’è la sua vera natura, quella di un uomo che sapeva ridere di se stesso e che sapeva far ridere senza celebrarsi. I personaggi famosi che scrivono delle autobiografie tendono a mettere in luce le cose buone che hanno fatto e omettere o minimizzare gli errori o le cose sbagliate, lui no, lui descrive gli errori che ha o pensava di aver fatto e ci ride sopra. È quello che ha sempre fatto anche nella vita. Una cosa intelligente che soprattutto fra gli artisti non è così comune, anche se le “stonature” le hanno fatte tutti. Poi un anno dopo il matrimonio ha scritto un libro che ha intitolato Non mi sposerò mai. Probabilmente ha scoperto che gli piaceva quel modo di esprimersi, attraverso i libri.

Possiamo dire che Confesso che ho stonato è stata la sua biografia del prima di te (professionalmente si parte da molto più lontano) e Tsunami quella del dopo?
Sì, lui ha voluto in qualche modo celebrare questo cambiamento di vita, molti hanno detto - io non lo so sinceramente - che forse quello tsunami ero io. Quella che gli ha sconvolto un po’ la vita.

Stefano bel bello dopo una vita, testuale, di “onorato zitellaggio”, ti ha comunicato pubblicamente la data del matrimonio. Ma è andata proprio così o ne avevate parlato?
Noooo! Cioè io gliela buttavo lì, sapeva che mi sarebbe piaciuto, che era un mio desiderio, ma ormai era un gioco, io sapevo che lui non voleva sposarsi, non lo ha fatto a sessant’anni figurati se mi aspettavo che lo facesse a settanta, invece ha voluto farmi un regalo e davvero mi ha mostrato tutto il suo amore. Come si fa a non amare un uomo del genere?

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