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Intervista a Vito Catalano

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Nato a Palermo nel 1979, Vito Catalano divide il suo tempo tra la Sicilia e la Polonia. Nei suoi romanzi ama prendere le mosse da un dato storico, per poi intrecciarlo alle invenzioni frutto della sua fantasia, in modo da dar origine a storie avventurose e avvincenti. D’altra parte, anche come lettore, è sempre stato affascinato dai racconti “di cappa e di spada”, espressione ormai caduta in disuso ma utilizzata spesso dal nonno dell’autore - Leonardo Sciascia - a proposito di certi libri che apprezzava particolarmente. Lo raggiungiamo a mezzo mail e Catalano si presta volentieri a rispondere alle nostre domande.




Da dove nasce l’idea di raccontare questa vicenda? Qual è lo spunto che ti ha ispirato?
Ho scritto Il conte di Racalmuto partendo da un fatto vero: nel 1622 il conte Girolamo II del Carretto fu ucciso da un suo servo e la vicenda presenta ancora oggi dei punti oscuri. La storia a Racalmuto è stata tramandata di generazione in generazione e mio nonno ha pure brevemente scritto della vicenda in due suoi libri: Le parrocchie di Regalpetra e Morte dell’inquisitore.

Qual è stata la difficoltà maggiore che hai trovato nel delineare personaggi così lontani nel tempo?
Mi piace spostarmi indietro nel tempo, è una cosa che mi affascina; dunque non mi è stato difficile. Quanto poi il risultato sia riuscito saranno i lettori però a doverlo dire.

Qual è il personaggio del romanzo che hai particolarmente amato? C’è qualcuno, invece, che hai detestato tanto da faticare a raccontarlo?
Mi sono divertito a scrivere il romanzo e anche nel raccontare personaggi detestabili un autore può provare un certo gusto. Non credo di avere una predilezione particolare per alcun personaggio e in tutti, in fin dei conti, ho messo un poco di me stesso.

Cosa ti ha fatto decidere di dare un taglio noir alla tua storia, anziché considerarla unicamente un romanzo storico?
Mi piacciono il mistero e la tensione, anche da lettore o da spettatore al cinema. Ho messo nella mia storia ingredienti di mio gusto.

Come è nata la tua passione per la scrittura?
Sono cresciuto in un mondo di libri. Amo leggere, amo il libro come oggetto, amo l’odore dei libri, amo veder nascere i libri - anche le discussioni sulle prove di copertina. Tutto sommato non posso stupirmi se sono arrivato a scrivere dei libri.

Quanto pesa, nella tua vita professionale, il fatto di essere il nipote di Leonardo Sciascia e quanto invece questa parentela ha rappresentato un lasciapassare?
Per quel che riguarda il mio stato d’animo, essere nipote di Leonardo Sciascia non mi ha mai pesato: sono decisamente molto contento del nonno che ho avuto. A livello professionale considero l’ombra di mio nonno benevola né ho mai pensato a un confronto: mio nonno è un classico della letteratura europea. Devo poi dire che la parentela non ha rappresentato un vero e proprio lasciapassare, ma certo ho potuto conoscere in modo semplice e naturale persone che ruotano intorno al mondo dei libri e quindi è vero che ho superato agevolmente certi ostacoli che altri che vogliono percorrere la via della scrittura incontrano. Aggiungo, però, che nella mia vita, alcune volte -poche, ma è successo- nel mio interlocutore che apprendeva della mia parentela con Sciascia si sono anche risvegliati o mostrati livore e acredine.

Che legame hai con la Sicilia, terra ricca di storia e di passione, la stessa che abita le pagine del tuo romanzo?
La Sicilia è la mia terra ed è poi uno scenario che fortemente si imprime in coloro che ci nascono e ci crescono. Il legame è intenso e profondo, ma riesco a vedere distintamente le cose che mi piacciono e quelle che non mi piacciono.

Qual è il messaggio che speri i lettori colgano dalle pagine del tuo romanzo? E cosa, invece, la storia del conte di Racalmuto ha lasciato a te come scrittore e come individuo?
Ogni lettore può cogliere cose diverse nelle pagine di un libro. Nel mio romanzo c’è, credo, più di un tema: l’ambiguità umana o il potere che schiaccia gli uomini e ferisce la ragione, per esempio. Io ho raccontato una storia di quattro secoli fa, ma ho pure parlato del presente e dell’uomo di oggi.

Che tipo di lettore sei? Ci sono autori che ami particolarmente o ai quali ti sei ispirato?
Leggo soprattutto narrativa e saggi storici. E tanti sono gli autori che amo: Stevenson, Conrad, Dumas, Hugo, Tolstoj, Hawthorne, Perutz, Werfel, Dürrenmatt, Sciascia, naturalmente! E anche Bufalino, tanto per fare qualche nome.

Hai già un’idea per un prossimo romanzo? La vuoi condividere con i lettori di Mangialibri?
Tornerò a viaggiare nella storia. Qualche altra volta mi è capitato di dire che per la mia fantasia è più stimolante immaginare un uomo col mantello, mentre con una lanterna attraversa un vicolo buio, piuttosto che un tizio seduto sull’autobus che viaggia di notte per le vie di una moderna metropoli.

I LIBRI DI VITO CATALANO