Conoscerlo di persona, porgli le domande in presenza e ascoltare le sue osservazioni sarebbe stato indubbiamente molto, molto divertente. Purtroppo però all’ultimo momento la sua partecipazione al Salone Internazionale del Libro di Torino 2024 è saltata, e abbiamo dovuto limitarci a un’intervista via mail. Will Ferguson riesce comunque a trasmettere ironia e simpatia anche attraverso la pagina scritta, che riporta le sue risposte argute, capaci ogni volta di far sorridere e di accendere nuovi interrogativi. Ci ha scritto/parlato di coraggio, incoscienza, mode, assurdità e, soprattutto, dell’affannosa ricerca della felicità che, da sempre, caratterizza l’umanità.
Serve più senso dell’umorismo, incoscienza o coraggio per decidere di scrivere un libro che prende in giro il mondo dell’editoria, gli scrittori e i lettori di self help, la filosofia new age e l’affannosa ricerca della felicità, anzi Felicità®?
È un segreto di Pulcinella nel mondo dell’editoria la consapevolezza che la ragione per cui esistono così tanti libri di autoaiuto risieda nel fatto che non funzionano (se funzionassero, sarebbe sufficiente pubblicarne soltanto uno). È inoltre risaputo in editoria che i libri a cui viene concesso il maggior budget in pubblicità siano quelli a cui in realtà servirebbe in misura minore. L’editoria è zeppa di questo tipo di contraddizioni. È davvero affascinante. Tutto quel che io ho fatto è stato condividere queste informazioni.
Pubblicato per la prima volta poco dopo l’alba del nuovo millennio e ripubblicato ora. Cosa è cambiato e cosa, invece, è rimasto tale e quale a ventuno anni fa?
Il desiderio, non corrisposto, di felicità, è parte della condizione umana. Questo aspetto non cambierà mai. Quel che invece è cambiato – e in maniera direi drammatica – è la velocità e la diffusione del mondo online. Questo romanzo è stato pubblicato per la prima volta prima dell’avvento dei social media. Se lo avessi scritto ora, l’aspetto online sarebbe stato parte centrale nella storia. Ironicamente, i social media e la nascita dell’intelligenza artificiale rendono più credibile che mai l’idea della mania dell’autoaiuto che si diffonde in tutto il mondo come un virus. Vent’anni fa il concetto dietro il romanzo era considerato satirico e inverosimile. Ora è scomodamente possibile.
Il tuo libro è zeppo di ironia, ma c’è anche tanta, tanta amarezza. Sono questi i sentimenti che tu speri che il lettore colga nel tuo testo o ce ne sono anche altri?
La mia parola preferita in inglese è “agrodolce”. Rende moltissimo il senso di ciò che significa essere vivi e cercare di dare un senso al tutto. Al di là della commedia, io vorrei che i lettori trovassero il libro scomodo, oserei dire inquietante. Perché una commedia non può dare vita a grandi domande?
Le mancanze sono, in fondo, ciò che rende tale ogni essere umano. L’uomo contemporaneo, secondo te, lo ha capito o c’è ancora da lavorare in questo senso?
L’umorista Steven Leacock ha detto che lo humour esiste in quello strano spazio “tra le nostre aspirazioni e i nostri successi.” Penso che quello sia il punto in cui trascorriamo gran parte delle nostre vite, nello spazio che si trova tra ciò che pensiamo di essere e come invece il mondo ci vede. Le persone felici e di successo come innaturali. Queste sono le persone che non sono riuscite a fallire.
Ora la domanda più ovvia di tutte: esiste la felicità? E che cosa è, per Will Ferguson?
La felicità è come quel velo, quella patina che si ha negli occhi: quando cerchi di individuarla, si è spostata. Non è uno stato dell’essere. È transitoria, impossibile da trattenere, come la nebbia. È un verbo e non un sostantivo. Ma sentitemi! Non sembro un guru dell’autoaiuto? Qualcuno vuole entrare a far parte della mia comune?
Qual è il tuo rapporto con gli editor, dal momento che il protagonista della tua storia è un appartenente a questa categoria?
È una domanda in cui mi imbatto spesso come scrittore. Gli editor sono un male necessario o una malvagia necessità? Non ho ancora trovato la risposta a questa domanda.
L’ironia, l’umorismo possono salvare la vita, o almeno la giornata?
L’unica cosa che so per certo è che la vita è intrinsecamente assurda. Di fronte a questa considerazione ci sono solo due risposte. Puoi dire che “la vita è assurda e questo è tragico”. Oppure puoi dire che “la vita è assurda e questo è divertente”. Anche la terza opzione – che la vita è tragica ed esilarante, amara e dolce – è comunque assurda.
Che genere di letture preferisci? Ci sono autori che hanno influenzato il tuo modo di scrivere?
Durante la pandemia ho letto Il dottor Zivago, due volte. E si tratta probabilmente di due volte in più rispetto a quanto meritasse. Leacock, già citato poco fa, ha sicuramente influenzato il mio stile. Kundera ha influenzato la mia visione del mondo (specialmente Il libro del riso e dell’oblio, nonostante lo abbia letto trent’anni fa e abbia paura di riavvicinarmici nel caso la mia memoria non riuscisse più a richiamarlo). Il romanzo che preferisco in questo momento è Satellite Love, una storia triste e divertente di una ragazza del sud del Giappone che si innamora di un satellite che transita intorno a casa sua ogni notte. L’autore è il mio figlio maggiore, Genki Ferguson e si tratta di una storia mille volte migliore di qualsiasi cosa io abbia mai scritto.
Che progetti ci sono nel tuo futuro?
Le idee sui libri mi tormentano in continuazione. Perseguitano il mio sonno e mi molestano mentre cerco di cenare con gli amici. Per esempio, in questo periodo, ho un’idea basata sulla storia vera, della quale ho letto, di una ragazza che è scomparsa in un ascensore tra due diversi piani di un palazzo e di suo fratello ossessionato da questa scomparsa. Un romanzo misterioso esistenziale. Vediamo se riesco a tirarne fuori qualcosa. Chi lo sa? Se non ci riuscirò, potrei sempre diventare un guru dell’autoaiuto.