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Intervista a Zeruya Shalev

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Zeruya Shalev è nata e cresciuta in un kibbutz ed è tra gli autori israeliani più letti al mondo. In occasione del Premio Lattes Grinzane 2023 - dove era finalista - i giornalisti hanno potuto scambiare qualche opinione con lei purtroppo soltanto da remoto a causa della grave situazione in Israele e a Gaza. C’eravamo anche noi di Mangialibri.



Nel tuo romanzo Stupore la storia con la S maiuscola si intreccia e influenza la storia delle singole persone e delle loro famiglie, anche a più generazioni di distanza. Ciò che tiene tutto unito, passato e presente, i luoghi e le donne protagoniste del romanzo è il racconto di quello che è stato, senza il quale è impossibile capire. Cancellare i traumi è impossibile, ma quanto è necessario che vengano raccontati?
Quello che sta accadendo adesso in Israele è molto legato, è talmente legato a quello che racconto nel mio libro che non posso assolutamente ignorarlo. Nel mio libro racconto in parte come si è arrivati allo Stato di Israele e oggi lo Stato di Israele vive alcuni tra i giorni più terribili della sua esistenza. Stupore non è certamente un libro di natura politica, perché a me interessano molto di più le storie private dei singoli individui, ma nel mio libro la storia e le storie private si intrecciano, perché i personaggi principali della storia sono legati emotivamente, in modo molto stretto alla politica e alla vita in Israele. Quindi il mio romanzo apre una porta sulle sofferenze e sui traumi di queste storie. Credo quindi sì che sia molto importante parlare e scrivere dei traumi e cercare le parole per parlare anche degli eventi più terribili che accadono.

Sai creare intimità con il lettore, il tuo stile è ritmo e poesia. Ci vuole maestria per poter tradurre la tua musicalità, che rapporto hai con i tuoi traduttori e con la nostra Elena Loewenthal?
Grazie di questa domanda. L’intimità è per me molto importante e cerco di crearla, innanzitutto io stessa con il mio testo e poi anche con i lettori. Quindi mi fa molto piacere sentirlo dire da te, perché vuol dire che se l’hai percepita sono riuscita a creare questa intimità che per me è molto molto importante. La lingua ebraica ha una sua musicalità, un suo tono, è una bellissima lingua e dalla tua domanda deduco che questa musicalità viene fuori anche dal lavoro di Elena Loewenthal, che evidentemente ha fatto un ottimo lavoro. Ma devo dire che lo sapevo già dall’inizio, le sono molto grata. Conosco Elena da molti anni. Quando traduce non mi fa molte domande, evidentemente ha già tutte le risposte. Mi ritengo molto fortunata ad averla come traduttrice, perché noi scrittori che scriviamo in ebraico siamo molto dipendenti dai traduttori affinché il nostro libro circoli e quindi sono molto fortunata ad avere Elena come traduttrice per l’italiano.

Israele e Gaza sono in queste settimane in una situazione drammatica, di guerra, paura e morte. Quali credi siano gli sconfitti oggi? Quali i vincitori?
In questa situazione non ci sono vincitori. Quello che sta succedendo ai civili a Gaza non è quello che vogliamo. Come non vogliamo essere attaccati in questo modo così brutale. Quello che l’esercito israeliano sta cercando di fare adesso è evitare altre azioni di Hamas e vuole indebolire il suo grande potere. Quello che spero è che il popolo palestinese abbia un nuovo governo con cui arrivare ad una soluzione pacifica.

Nitide sono nei tuoi romanzi le figure dei bambini. I loro sguardi sono limpidi, giudicanti, a volte crudeli. Da dove prendi lo spunto? E, narrativamente, costruisci questi personaggi come quelli degli adulti?
Nei miei libri i bambini sono personaggi che hanno tanta importanza quanto gli adulti e quindi presto molta attenzione alla costruzione dei personaggi bambini. A volte scrivere - ma questo in generale, a prescindere dai personaggi adulti o bambini - mi sembra un po’ paragonabile alla maternità. Io tratto tutti i mei personaggi come se fossero dei figli, chiaro che spesso non riesco ad aiutarli abbastanza, a seguirli abbastanza, però li seguo con amore, con affetto, con empatia e a volte mi sembra davvero di essere la loro mamma.

I LIBRI DI ZERUYA SHALEV