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Inutile Tentare Imprigionare Sogni

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Baldo Creonti frequenta l’Istituto Tecnico Alberghetti di Imola. Una scuola che odora di saldatura e plastica di cavi elettrici ma che, in un remoto passato, era stata l’antica dimora nobiliare dei conti Alberghetti ormai estinti. Oggi però non restano che alti soffitti affrescati, sbiaditi dall’umidità, e una scolaresca di quattrocento alunni. Tutti maschi. Baldo, terminate con fatica le medie, non avrebbe voluto proseguire l’agonia della scuola superiore. A casa però lo aspetta una mamma ambiziosa, che non essendo riuscita a studiare, si ammazza a lavare scale e pavimenti purché suo figlio invece abbia un futuro diverso dal suo. Solo nonno Creonti sembra dargli ragione, ma poco importa: è sordo come una campana e annuisce a chiunque senza dire una parola da quando si è giocato a scala quaranta la sua bottega di alimentari. Baldo indossa jeans, camicia rossa di flanella e giacca nera come Dylan Dog e a scuola non ha molti amici. Ma un giorno qualcosa va storto. Il suo compagno Confittoni chiede aiuto: ha un appuntamento con una tipa di Ragioneria e il suo look non è adeguato all’incontro. Oscar, il ripetente bello e tormentato, risponde all’appello prestandogli il suo montoncino per nascondere la felpa dei Metallica. Confittoni allora parte super gasato e pieno di speranze ma qualcosa rovina il piano. L’incontro galante era solo uno specchietto per le allodole mentre in realtà si trattava di una imboscata bella e buona. Conflittoni ritorna a scuola dai sui amici con un occhio pesto e con il montoncino insanguinato. I suoi compagni sembrano determinati a vendicarsi anche se Baldo ha altre idee…

La storia è narrata in prima persona dal protagonista che racconta le vicende scolastiche di un alunno che odia studiare, gli insegnanti, i compagni, i bidelli, il preside. La sua critica feroce è rivolta a tutto il mondo della scuola, in particolare all’istruzione tecnica e professionale, ben diversa rispetto quella più blasonata da liceo. I capitoli sono molto brevi e non hanno una numerazione, caratteristica questa che, insieme alla scelta del narratore, ricorda molto la forma del diario. La voce autoriale è ironica, vivacemente espressiva. Il registro è colloquiale. Ambientazione e personaggi rispecchiano un mondo in crisi, una società al margine, demotivata a studiare, a costruire, a coltivare qualsiasi ambizione. A questo proposito si erige sugli altri personaggi, specie nelle ultime pagine, la mamma Creonti. Una donna che, senza lamentarsi, lava chilometri di pavimenti e desidera con tutto il cuore che il figlio si diplomi, proprio lei che non è mai riuscita ad andare a scuola. Cristiano Cavina, in questo romanzo, ancora una volta decide di raccontare le cose che ama da vicino, storie legate alla sua esperienza personale e, come al solito, ci riesce benissimo.