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Inventario di alcune cose perdute

Inventario di alcune cose perdute

Ci sono cose che non esistono più, cose che hanno fatto parte della storia del mondo e che ora sono sparite per sempre. L’assenza, la sparizione e l’estinzione non sono altro che modi diversi per dire la morte. È solo con la morte e con i riti annessi che si crea la memoria: i riti funebri che esistono nelle varie culture servono a esorcizzare il vuoto e l’assenza. Esperire la perdita, in realtà, serve a rendere nitido l’oggetto perso e piangerlo rievoca il senso del desiderio nei suoi confronti. La perdita è parte della vita, e così anche la perdita della memoria delle cose: nella storia del mondo abbiamo perso tantissime cose, ed è giusto così, perché ricordare tutto è come non ricordare niente: in California esiste una donna che ricorda ogni singola cosa, senza che lei possa selezionare i contenuti da conservare e questo è un vero fardello, perché l’oblio è naturale e ci protegge ed è anche l’unica cosa che può generare la conoscenza. È forse una fortuna, dunque, che l’uomo non sappia quali sono le grandi idee e le grandi opere d’arte che sono andate perse, perché così non ne sentiamo il peso della mancanza. La coscienza della nostra precarietà, in quanto esseri umani, ci porta a voler lasciare un segno del nostro passaggio, vorremmo che tutto fosse conservato per sempre come traccia della storia, della nostra storia, ma la scomparsa di queste tracce è inevitabile...

È naturale pensare che un mondo ideale è quello che conserva ogni singola cosa, che non dimentica niente, che funziona come un enorme database della memoria collettiva mondiale. Judith Schalansky, laureata in Storia dell’Arte e in Communication Design e insegnante di Tipografia al Potsdam Technical Institute, ragiona da una diversa prospettiva: forse è proprio perché abbiamo dimenticato alcune cose che siamo potuti progredire. In generale, infatti, è la mancanza, più che la presenza, che crea consapevolezza: siamo consapevoli dei diritti quando ci vengono tolti, siamo consci dell’importanza di una persona quando viene a mancare, ci rendiamo conto dei piccoli privilegi quotidiani quando realizziamo che non sono scontati. A livello macroscopico, funziona allo stesso modo. Probabilmente, il visitatore occasionale della Galleria d’Arte d’Amburgo, pensava di poter godere per molte altre volte della vista del quadro “Il porto di Greifswald”, senza pensare che nel 1931 potesse essere ridotto a cenere in un incendio. Lo stesso vale per moltissime altre invenzioni, costruzioni e opere d’arte di cui oggi non abbiamo più traccia. Come i carmi d’amore perduti di Saffo, o l’atollo Tuanaki, che si trovava presso le Isole Cook. Judith Schalansky scrive un’opera che ripercorre dodici cose che in un momento della storia dell’umanità sono esistite e che ora non esistono più, per poter, in qualche maniera, esperirle. La scrittrice e designer tedesca, già autrice di Atlante delle isole remote, ha composto un’opera letteraria e artistica allo stesso tempo: ogni capitolo è infatti accompagnato da una particolare immagine stampata in scuro su sfondo nero, che crea un gioco di “vedo non vedo” a corredo del senso di assenza che aleggia per tutto il libro.