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Inventario di un cuore in allarme

Inventario di un cuore in allarme

Te ne rendi conto per caso andando in motorino, a 18 anni, quando d’improvviso mentre la strada scorre sotto di te continui ad avere in testa un pensiero fisso: cominci ad aver paura. Paura di tutto: paura di morire, paura di non farcela, paura di non riuscire più ad andare avanti. Scopri così di essere ipocondriaco: quella nausea ti blocca lo stomaco e ti assale quando meno te l’aspetti, quando sei concentrato su un bacio da dare e che alla fine non darai mai. E magari pensi che è solo colpa di un fungo o di un cetriolo nel panino, o della birra ghiacciata. Invece è il modo che ha il tuo corpo e soprattutto il tuo cervello di metterti in guardia di fronte ad una situazione che non ti sembra, razionalmente parlando, un pericolo, ma nel profondo l’avverti come il peggiore dei pericoli e ti blocchi. Sei un ipocondriaco, ma un ipocondriaco serio, benché curioso: capisci di essere sempre stato malato e rivedi tutto quello che hai vissuto come sintomi di questa tua malattia. Rifuggi i medici e gli ospedali perché, anche se nella tua mente la diagnosi è certa e inevitabile, hai paura di avere una prova tangibile di questa tua malattia. Scopri allora di aver paura delle malattie, hai paura di questa malattia, ma hai anche paura a fidarti dei medici che potrebbero forse curarti. Che fare allora? La soluzione per esorcizzarle può essere quella di raccontarle, ma non ad un amico che potrebbe annoiarsi, quanto ad un lettore distante, che sai di non incontrare: metti nero su bianco l'inventario delle tue fobie, in modo che ognuno possa incontrare te e magari un pezzo di sé. Provi a raccontarle facendo ricorso alle discipline più disparate, dai tarocchi all’astronomia, dalla fisica all’astrologia. Provi ad esorcizzarle ammettendo ad un altro tutta la tua fragilità e tutte le tue imperfezioni, quelle che alla fine ti rendono unico...

Con questo libro, Lorenzo Marone lascia per un attimo la strada sicura del romanzo per addentrarsi nella sperimentazione, per l’autore napoletano, del monologo interiore: non che i romanzi non fossero legati a doppio filo ad una certa analisi interiore, ma Marone abbandona l’alter ego dei suoi personaggi per calarsi completamente e spudoratamente in prima persona al centro della narrazione. Certo non si tratta di un percorso nuovo, dato che esistono precedenti illustri da Molière a Woody Allen, che bene hanno scritto in modo dissacrante ed ironico, anche autoironico, della paura delle fobie, dell’ipocondria. Così come, restando a Napoli e dintorni, Marone ha in Francesco Piccolo, Valeria Parrella e Diego De Silva conterranei avvezzi al monologo psicoanalitico e psicoterapeutico. Accetta la sfida dell’analisi, attraverso un’ironia pungente e a tratti dissacrante, tanto che al lettore, sballottato fra le onde della paura, riesce a strappare sempre un sorriso empatico. Sicuramente si tratta di un’operazione di notevole sforzo introspettivo, che deve essere costata anche una profonda sofferenza a chi scrive e decide di mettere a nudo le sue debolezze; tuttavia, nonostante i numerosi aneddoti raccontati con una velata leggerezza, paga certe volte una certa pedanteria (pseudo)scientifica, che rallenta notevolmente il ritmo della narrazione rendendo diverse pagine molto difficili da digerire. Non è per sminuire, ma questo esperimento, pur gradevole nel suo complesso, manca ancora di equilibrio e di verve.