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Inverno a Sokcho

Inverno a Sokcho

Sokcho. Sessanta chilometri a sud dal confine con la Corea del Nord. L’inverno in questa cittadina è vuoto e noioso, lo sa bene la ragazza che lavora alla pensione del signor Park, un posto decadente e malmesso. Nonostante le temperature proibitive dell’inverno e la bassa stagione turistica, la pensione ha comunque qualche ospite. Il nuovo arrivato è Yan Kerrand, un europeo proveniente dalla Normandia, infagottato in un cappotto pesante e con l’aria vagamente annoiata. Il francese viene sistemato nella dependance, in una stanza minuscola, così la ragazza non dovrà perdere molto tempo per pulirla ogni giorno. Dall’arrivo di Kerrand le giornate scorrono con una nuova frizzantezza, e la giovane donna si divide tra il lavoro alla pensione, le visite alla madre, una pescivendola al mercato del pesce di Sokcho, e qualche incontro con il fidanzato Jun-Oh, un aspirante modello interessato alla sua carriera e a fuggire da Sokcho. La giovane donna, forse anche perché il padre che l’ha abbandonata era francese, inizia a interessarsi a Kerrand e scopre che in Francia è un noto fumettista e che adesso è lì per scrivere un nuovo capitolo della sua saga. Tra una cena mancata (lui mal sopporta il cibo coreano) e un incontro fortuito, tra i due si crea una certa complicità, tanto che la ragazza si offre di accompagnarlo in macchina in gita alla frontiera con la Corea del Nord...

Esistono storie sospese e delicate, incontri che segnano, ma che non lacerano, come quelli dei personaggi di questo romanzo. Inverno a Sokcho parla di due esistenze completamente slegate che si sfiorano e si trovano a condividere un pezzetto di vita. E lo fanno nel pieno dell’inverno, in un paesino insignificante in Corea del Sud. Lei, una giovane donna appena laureata, si accontenta di un lavoro mediocre che però le permette di stare vicino alla madre. Lui, un uomo maturo, un europeo in cerca di un’ambientazione nuova per il suo fumetto. Eppure i due personaggi in qualche modo si trovano, si conoscono, si scoprono a vicenda e tramite l’altro cercano di capire qualcosa di sé. Lei rivede in lui l’ombra del padre, anch'esso francese, che non ha mai conosciuto. Kerrand nella giovane coreana trova una nuova musa, nuova linfa e nuovo inchiostro per i suoi fumetti. Sullo sfondo, una Corea del Sud pittoresca e provinciale, che si scontra con gli ideali competitivi di bellezza della grande metropoli, Seul, la quale richiede standard estetici adeguati per poter essere qualcuno, e questi standard passano quasi sempre dalla chirurgia. L’arrivo dello straniero rompe la monotonia invernale e si crea una tensione (fisica, emotiva, intellettuale) tra i due personaggi che, in fin dei conti, regge tutta la trama. Lo stile di Élisa Shua Dusapin, di origini franco-coreane, è raffinato e si adatta perfettamente alla delicatezza della storia e alla leggerezza della neve che fa da scenario alle vicende, tanto che con questo romanzo ha vinto numerosi premi, come il Prix Robert-Walser, il Prix Alpha e il Prix Régine-Deforges.