Salta al contenuto principale

Io, Felicia

iofelicia

Ci sono incontri che cambiano la vita. Quello di Mari Albanese, una giovane studentessa di filosofia presa dalla politica e dall’impegno contro la mafia, con Felicia Impastato, la madre di Peppino - ammazzato selvaggiamente nel 1978 dagli uomini di Tano Badalamenti boss di Cinisi - è uno di questi. Un incontro più che di parole di sguardi e di carezze, che fanno sentire epidermicamente la presenza di chi c’è e di chi non c’è più. Attorno al ricordo del giovane fondatore di Radio Aut le due donne si legano fortemente, riscoprendo e recuperando la purezza dell’esistenza, dove dolore e gioia convivono stretti l’uno all’altra. Per Angelo Sicilia la signora Felicia è semplicemente “nonna Felicia”. La conosce all’inizio degli anni 2000 quando decide di trasferirsi a Cinisi per formare un gruppo di giovani attivisti che si occupino del territorio e facciano controinformazione mafiosa sul modello della radio libera di Peppino Impastato. Ed è subito un capirsi e un volersi un bene dell’anima, al punto che l’anziana donna arriva a considerare il regista palermitano un suo niputi. Sarà proprio lei a ispirargli la sua “rivoluzione teatrale”, consistente nell’utilizzo dei tradizionali pupi siciliani per narrare le storie di Peppino, Falcone, Borsellino. Perché tutti, bambini e vecchi, vengano a conoscerle…

Felicia Impastato, dopo l’efferata uccisione del figlio, ha lottato fino alla fine dei suoi giorni per vedere trionfare la giustizia e poter, come spesso diceva, morire tranquilla. Con la sua testimonianza di “donna coraggio” all’interno di un mondo chiuso e retrivo ha avuto il grande merito, come sottolinea nella bella postfazione Vincenzo Pinello, di far uscire dall’anonimia della storia un “fatto”, l’omicidio di Peppino, e di trasformarlo in una questione collettiva, come già aveva cercato di fare Marco Tullio Giordana ne I cento passi. Il ritratto di Mari Albanese e Angelo Sicilia di questa figura femminile “contro” è svolto in modo volutamente disorganico, attraverso il racconto del loro rapporto intimo con Felicia e le conversazioni registrate con lei nelle quali si toccano le tappe più importanti della sua vicenda: la famiglia, il marito amico di mafiosi, il processo a Badalamenti, la ricerca della verità. Il piano narrativo di Io, Felicia, politico e sentimentale al tempo stesso, ruota tutto attorno a due parole-chiave, resistenza e cambiamento. Resistere alla mafia per cambiare una mentalità omertosa e violenta, dove il silenzio e l’indifferenza sono più letali delle pallottole e delle bombe al tritolo. Quella di Felicia Impastato è stata una grande lezione di legalità che ci ricorda come di fronte alla cultura mafiosa sia doveroso non girare la faccia da un’altra parte ma prendere posizione e alzare la voce.