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Io mi fido di te

Io mi fido di te

Luciana non ha il desiderio incontenibile di avere un figlio: non desidera sopra ogni cosa vedersi con il ventre gonfio oppure mentre allatta come in una tela rappresentante Madonna con bambino. Il suo compagno Davide e lei non fanno assolutamente nulla né per impedire una gravidanza, né per favorirla. Non avverte una reale mancanza. Si tratta piuttosto di un sentimento alquanto vago, peraltro soffocato dalle urgenze quotidiane. Anche l’adozione è qualcosa che non prende mai in considerazione, tanto più che lei e Davide non sono legalmente sposati, quindi, anche volendo, non potrebbero avviare una pratica in tal senso. Poi, però, Luciana prende un caffè con Maria De Filippi, che le racconta di aver cominciato a percorrere la complessa strada dell’affido. E ne parla con una leggerezza che diventa una sorta di energia contagiosa, la scintilla capace di accendere un fuoco. Davide scorge da subito negli occhi della compagna il nuovo desiderio, ma non prova le stesse sensazioni. Così il tempo passa, finché un giorno, sdraiata sul divano a leggere qualcosa riguardante l’affido, Luciana scoppia in un pianto che pare senza consolazione, un pianto che spinge Davide a dirle che, se davvero ha intenzione di percorrere la strada dell’affido, lui c’è. Non farà da apripista, non ci riesce, ma starà dietro di lei e la appoggerà nelle sue decisioni. Passano mesi fatti di colloqui con assistenti sociali e psicologi, durante i quali a Luciana viene comunicato che, avendo lei quarantuno anni e Davide quarantatré, il bambino che verrà loro dato in affido non sarà piccolo, ma avrà dai cinque anni in su. Quando poi riceve la notizia che i bambini che si intende loro affidare sono in realtà due e la comunica per telefono a Davide che è in aeroporto e sta per imbarcarsi, lui rimane a lungo in silenzio e, prima di chiudere la conversazione, le confessa che si augura davvero che l’aereo caschi...

La Lucianina nazionale questa volta non si serve solo di ironiche battute o di storielle divertenti, ma ci mette il cuore e i sentimenti, anzi il sentimento più forte: l’amore di una madre. La Littizzetto - comica, attrice, conduttrice televisiva e radiofonica, scrittrice, opinionista torinese - apre le porte del suo privato e racconta, nel suo ultimo romanzo, la sua esperienza di affido. E lo fa non indorando la pillola, ma parlando a cuore aperto delle difficoltà quotidiane e dei problemi che la sua scelta ha inevitabilmente comportato. L’idea di genitorialità è qualcosa che, inizialmente, non le appartiene. Non avverte una reale mancanza, ma prova un sentimento decisamente inconsistente, un’ipotesi che, tuttavia, non importa se finirà per concretizzarsi o meno. Quando poi la “mitica Defilippica” (Maria De Filippi) le racconta la sua esperienza di affido, ecco che qualcosa anche in lei comincia a muoversi e assume le sembianze di una necessità, che sfocia nell’arrivo, nella sua vita e nella sua casa, di due fratelli, Jordan e Veronica, nove e undici anni. Da quel giorno, dal momento in cui la presenza ingombrante, meravigliosa e complicata dei due ragazzi si fa prepotente nella quotidianità della Littizzetto, la comica torinese veste l’abito di madre di figli nati dal cuore e, forse, proprio per questo ancora più figli rispetto a quelli partoriti. Il racconto della nuova quotidianità è ricco di aneddoti spassosissimi, che inducono tuttavia a profonde riflessioni sulle difficoltà legate al percorso che sfocia nell’affido e sull’adozione; sull’enorme carico di sofferenza che i ragazzi dati in affido spesso portano con sé e con il quale tutti devono imparare a convivere; sulle difficoltà di rivedere le proprie priorità in nome del nuovo ruolo che si è deciso di assumere. L’ansia, le preoccupazioni, la stanchezza diventano pane quotidiano per la Littizzetto, che non dimentica mai, per fortuna, di ironizzare su tutto e di stemperare le tensioni, convinta - al di là di ogni tipo di ansia da prestazione - che uno solo è l’ingrediente principe capace di trasformare un gruppo eterogeneo di persone in famiglia: l’amore. “Il volersi bene. Darsi una mano ed esserci tutti i giorni, resistere davanti alle difficoltà, festeggiare quando le cose vanno bene e stringere i denti quando tutto gira storto”. Scanzonata e irriverente come sempre, Lucianina offre ai lettori il racconto onesto e potente - nel quale però la comicità cui la Littizzetto ha abituato il suo pubblico non manca mai - di una mamma equilibrista che cerca di arrabattarsi tra autorevolezza e comprensione, senza perdere di vista l’essenza della questione: quando ci si mette l’anima, difficilmente si sbaglia.