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Io, Monna Lisa

Io, Monna Lisa

Parigi. Louvre, oggi. Si trova dietro una teca di vetro spessa due centimetri e a prova di proiettile. Ciò che la ripara è anche ciò che la tiene prigioniera. Gli uomini hanno stabilito che debba essere protetta nel modo più assoluto, affinché l’umanità possa godere della sua bellezza, della sua essenza. Lei è la donna più famosa e ammirata del mondo. Ne è ben consapevole. Eppure, si sente così sola. Ogni giorno migliaia di turisti da tutto il mondo arrivano a flotte, per ammirarla e farle una foto. Tutti la guardano, ma nessuno la vede davvero. Spesso si lamentano delle sue dimensioni, se la immaginavano più grande, e poi, quel celebre sorriso, a loro pare per lo più una smorfia accennata. Da dietro il vetro, lei non sente altro che un vago brusio indistinto. Nessuno parla con lei. Anche se lei chiama, nessuno la sente. Lei, che ha vissuto molte vite. Che ha interloquito con gli artisti toccati dal genio divino. Lei, che ha vissuto molte vite e avventure, che è stata amata da imperatori, re e ladri. Che è sopravvissuta a una rivoluzione, a due guerre mondiali, ad aggressioni e un rapimento. Ecco, lei sente di star perdendo la sua voce, e non vuole assolutamente. Deve essere ascoltata, quindi “ascoltatemi, adesso”... 1504. Firenze, inverno. A cinquantun anni, Leonardo è ancora un bell’uomo. Veste abiti raffinati, una tunica corta di colore rosato e un mantello di velluto di un profondo verde scuro, dono di Ludovico Sforza. Il suo aspetto fine ed elegante cozza con gli usi dei tradizionalisti repubblicani di Firenze, con le loro vesti lunghe, semplici e i capelli tagliati corti. Arriva Lisa del Giocondo, accompagnata dalla sua domestica. Gli assistenti smettono di macinare i pigmenti per guardarla; ogni volta ammirati dalla sua bellezza. La donna osserva il ritratto che è stato commissionato a Leonardo da suo marito. Arriccia il naso, Leonardo capisce che non è di suo gradimento, così le spiega “Quando dipingo, dipingo due cose. Dipingo un uomo o, in questo caso, una donna. Ma dipingo anche una mente: la mia mente, le mie idee. Questo quadro non ritrae soltanto voi, ma anche la mia mente e le mie idee. Quella parte vi apparirà estranea poiché non siete voi, sono io”...

La scrittrice inglese Natasha Solomons nel suo ultimo romanzo Io, Monna Lisa presta la propria voce niente meno che alla Monna Lisa, la donna più famosa della storia dell’arte. La narrazione è dunque interamente affidata agli occhi della Gioconda, la quale racconta dal suo punto di vista, unico e privilegiato, le personalità che incontrato e gli avvenimenti di cui è stata testimone, dal Rinascimento italiano del XVI secolo sino al Novecento e alla contemporaneità. Nel corso del romanzo, il lettore vedrà sfilare una nutrita carrellata di personalità storiche e artistiche che quasi certamente avrà studiato con noia e riluttanza sui libri di scuola, ma che in questo libro smettono di essere piatte e grigie silhouette monodimensionali per assumere contorni profondamente umani. Niccolò Machiavelli, papa Leone X, Giuliano de’ Medici e Francesco I re di Francia - solo per citarne alcuni - vengono rappresentate con un dispiego di tratti caratteriali tali da farli apparire autenticamente ambigui, ergo umani. Oltre ai personaggi storici, che fanno da cornice e permettono di inquadrare le vicende, ci sono ovviamente le personalità artistiche. Il genio pittorico di Leonardo da Vinci in primis è magnificamente tratteggiato nella sua raffinatezza ma anche nelle sue umane debolezze così come nella sua smania di onniscienza - dai pionieristici studi sul volo basati sull’osservazione dei volatili, a quelli sull’anatomia umana basati sull’osservazione e la dissezione dei cadaveri (pratica considerata eretica e affine alla stregoneria), dalla progettazione di dighe all’allestimento di sfarzose cerimonie per signori e papi all’insegna di soli e lune di cartapesta, fanciulli pericolosamente ricoperti di polvere d’oro e leoni di legno meccanici - smania che applicò ad attività d’ingegno portate avanti in contemporanea e che spesso lo facevano sprofondare nell’inconcludenza. Attorno alla figura di Leonardo, oggetto di un amore al contempo filiale ed eroticamente platonico da parte della Monna Lisa - non la donna storica (logorroica, pia e mortale) bensì il celebre ritratto (estensione del genio di Leonardo e suo prodotto immortale) ruotano quelle dei due apprendisti della sua bottega. Come il diavolo e l’acqua santa, si contrappongono il sanguigno e truffaldino Salaì, grande amore di Leonardo, e il mite e giusto Francesco Melzi, che gestirà l’archiviazione e la catalogazione della produzione leonardesca. E poi, Michelangelo Buonarroti, rozzo e alquanto sudicio, ma toccato dal genio e vera e propria nemesi leonardesca, il fanciullesco Raffaello Sanzio e poi, attraverso i secoli, Fragonard, Picasso, Freud... Io, Monna Lisa è un romanzo che ha al centro il tema della hybris artistica, le sue ripercussioni e gli effetti sulla società. Così Leonardo, consapevole di aver creato un’opera immortale la quale, sopravvivendogli, sarà condannata a una vita di eterna solitudine le confessa “Non avrei mai dovuto crearti, eppure non riesco a pentirmi di averlo fatto.” No, non può pentirsi, questo ritratto rappresenta uno spartiacque fondamentale nella produzione artistica europea, se non addirittura mondiale, come si rende conto la stessa Monna Lisa “... mi guardai attorno alla sala dov’erano esposte Madonne azzurre dal naso camuso con bambini informi, e i Magi in groppa a cavalli legnosi venuti a adorare sacri bambineggi informi. Non somigliavo per niente a quei dipinti rinascimentali, sebbene fossero in teoria miei contemporanei. Leonardo mi aveva dipinta e insieme avevamo cambiato il modo con cui si guardava il mondo. L’arte non era più stata la stessa, dopo di me.” Infine, Io, Monna Lisa può essere inteso come una vera e propria dichiarazione d’amore per l’arte, unico mezzo di cristallizzazione della vita: “L’arte è la parte eterna di noi. Leonardo da Vinci è morto, ma guardando il paesaggio di squisita bellezza che è riuscito a realizzare attorno a me, colgo una visione della sua anima, della sua vera essenza. Leonardo sarà sempre su questa terra, finché ci sono io”.

LEGGI L’INTERVISTA A NATASHA SOLOMONS