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Io non ho più paura

iononhopaura

Niccolò ha sedici anni e da qualche giorno gli fa molto male la gamba. Non si tratta di un piccolo dolore, di uno di quei doloretti che il ragazzo sopporta sempre bene, ma di un dolore fortissimo, lancinante, costante, insopportabile. La dottoressa che lo visita ritiene che si tratti di una forte contusione e gli consiglia di non preoccuparsi: lui è uno sportivo e agli sportivi queste cose capitano, sostiene, ma poi passano presto. Invece il male non passa e Niccolò viene visitato da un altro medico, uno specialista ortopedico, che è anche il padre di Mario, uno tra i suoi migliori amici. Dopo la visita e gli esami del caso, il medico consiglia una serie di accertamenti in clinica e, in seguito a questi, Niccolò sente per la prima volta una parola tremenda, che gli suona come un’ineluttabile condanna: “osteosarcoma”. La paura sale, il panico l’accompagna, un’ombra nera offusca i suoi giorni. Dire a voce “Coraggio, tutto si risolve” è semplice, affrontare il mostro improvviso che ha invaso il tuo corpo è invece molto molto difficile, constata Niccolò. Però, quando la professoressa Cassano gli spiega che, grazie ai progressi della medicina, le malattie un tempo definite incurabili “quasi non esistono più”, il ragazzo l’interrompe dicendo: “Ok, è tutto chiaro. Io sono pronto a combattere: da dove cominciamo?”…

Niccolò racconta la difficile battaglia che ha dovuto sostenere contro la malattia, senza tacere nulla, né la paura né il dolore, né l’esistenza del filo di speranza che lo ha portato fuori dal labirinto; filo dapprima sottile e poi sempre più forte e saldo. Certamente hanno contribuito al consolidamento della sua fiducia e della sua speranza anche i suoi due fratelli gemelli, i genitori, gli amici veri e, non ultimi, i medici. Tutti lo hanno aiutato a non perdere la forza d’animo, a salvaguardare il coraggio, impedendogli, insieme, di sentirsi solo a combattere contro la malattia, dura in sé stessa e dura per l’itinerario terapeutico che alla fine gli avrebbe permesso di sconfiggerla e poi, a distanza di soli due anni dal suo manifestarsi, anche di narrarla. E pare che, proprio attraverso la narrazione, cioè la capacità di tradurre in parole tutte quelle emozioni e quegli stati d’animo contrastanti e sconvolgenti che la malattia ha causato, si sia consolidata in Niccolò la comprensione di ciò che conta nella vita. Tanto da consentirgli di concludere così la sua storia: “(...) ora sto bene, posso dirlo, sto qui a scrivere a voi e sono pronto a riprendere la mia vita, ma soprattutto a farvi capire che a volte possono succedere le cose più orrende, e io ne so qualcosa, però voi non vi dovete arrendere, dovete combattere in ogni prova che vi presenta la vita, di qualsiasi genere”. Con un appezzabile gesto di solidarietà i diritti d’autore del libro saranno devoluti a Busajo Onlus, che si occupa di recuperare, rieducare e reinserire le bambine e i bambini di strada in Etiopia.