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Io non ti lascio solo

Io non ti lascio solo

Filo ha già perso sua mamma, morta tragicamente. Non vuole rassegnarsi all’idea di aver perso anche il suo cane Birillo. Così quando suo padre, di ritorno da una battuta di ricerca al tartufo, gli annuncia che Birillo è fuggito terrorizzato da un improvviso temporale, decide di organizzare una spedizione per andare a cercarlo nei boschi dove si è smarrito, sebbene siano già passati alcuni mesi. Finge così di partecipare a un campo scout mentre in realtà ha programmato di esplorare i boschi insieme al suo migliore amico Rullo. Filo è estroverso e coraggioso, Rullo è l’esatto contrario: timido e pauroso. I due bambini si sono conosciuti a scuola, poco dopo la morte della madre di Filo, e da allora sono divenuti inseparabili. “«Come ti chiami?» «Teofilo». «Teofilo?» «Già, il nome piaceva a mia madre perché significa “amico di Dio”. Ma come si fa a essere amico di qualcuno che non esiste?» «Dio non esiste?» ripeto sorpreso. Di Babbo Natale lo sospettavo, ma di Dio no”. Filo e Rullo iniziano così le ricerche che li conducono nei pressi della cascina di Guelfo Tabacci, rude montanaro, sul quale grava un oscuro passato. Corre voce infatti giù in paese che l’uomo anni prima abbia assassinato il suo giovane figlio Tommaso. I due amici hanno motivo per sospettare che Tabacci tenga prigioniero Birillo. Complici le tenebre, decidono di introdursi di nascosto nella proprietà dell’uomo grazie alla complicità di Amelie e Scacco, due ragazzi del paese vicino…

Quello di Gianluca Antoni è un romanzo di formazione, è un giallo che a tratti si colora delle tinte cupe della favola nera. I temi trattati sono quelli universali dell’amicizia e il dolore della perdita di qualcuno che si ama. Ma intorno alla vicenda ne ruotano altri non meno importanti come quello delle violenze domestiche. La storia è strutturata su tre piani temporali: quello in cui viene narrata l’oscura vicenda di Tabacci, accusato della morte del figlioletto; quello delle peripezie di Filo e Rullo; quello contemporaneo. L’escamotage narrativo è il ritrovamento dei diari dei due ragazzini, uno nero l’altro rosso. La memoria del passato è custodita tra le pagine scritte dai due amici e segretamente celate tra le mura della cantina di Tabacci. Una storia dentro una storia, narrata con una prosa semplice ed evocativa. Ma la vera forza del romanzo sta nel capovolgimento, nel gioco psicologico. L’autore infatti, di professione psicoterapeuta e ipnotista, conduce il lettore su un terreno instabile. Tra diari e menzogne lo intrappola in un labirinto in cui diventa impossibile distinguere la verità, fino alle sconvolgenti rivelazioni finali. Io non ti lascio solo è uno dei romanzi vincitori del noto torneo di Io scrittore (edizione 2017) organizzato dal gruppo editoriale GEMS. Il testo è stato successivamente selezionato da Salani che l’ha pubblicato con una nuova veste e ha annunciato l’arrivo di una trasposizione cinematografica.