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Io sono l’indiano

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La madre, quella adottiva, ripeteva spesso all’ispettore Massimo Valeri che nella vita ci si abitua a tutto, basta saper aspettare. Glielo ripeteva soprattutto quando lui picchiava i compagni di classe che lo chiamavano zingaro. Prima che quel ragazzo imparasse a convivere con se stesso, con la propria anima inquieta e a sopportare certi attacchi, ci sono voluti tempo e tanta, tanta pazienza. Crescendo, Massimo ha scelto di fare un lavoro che lo ha portato lontano da casa, è stato costretto ad accompagnare la madre, rimasta vedova, in una residenza per anziani, in modo che qualcuno si occupasse di lei anche in sua assenza, e ha continuato a non credere all’affermazione della donna. Non è vero che ci si abitua a tutto, continua a pensare anche ora. Ci si abitua al successo e alle cose belle, all’amore e al superfluo. Ma al dolore no. Alla miseria, all’assenza e alla morte non ci si abitua mai. Si trova il modo per sopportare tutto, ma da qui a farci l’abitudine c’è una bella differenza! Per esempio, non riesce proprio ad abituarsi all’idea di vedere quella donna sempre lì, ferma in ginocchio nello stesso punto, da almeno una settimana. Guarda un po’ più in alto del portoncino d’ingresso del commissariato e sembra un soldato che fa la guardia e non muove un muscolo di fronte alle avversità. Indossa un vestito nero, lungo e leggero, inzuppato dalla pioggia che negli ultimi tempi è scesa a secchiate. Si chiama Zula, viene dall’Eritrea e ha ventidue anni. Sta cercando il suo promesso sposo e pretende di essere aiutata a ritrovarlo. Sono partiti insieme per un lungo viaggio che, quando li ha portati in Italia, ha finito per dividerli. E ora lei chiede che qualcuno l’aiuti a trovare il suo Jamal. Bruno Tognozzi, il sostituto commissario che comanda la sezione Anticrimine del commissariato, ha affidato il caso proprio a lui e Valeri, quindi, deve cercare di trovare una soluzione a quella che per Tognozzi rappresenta la solita rogna da affibbiare allo sfigato di turno...

Dopo il commissario Casabona, un nuovo personaggio scaturisce dalla penna e dalla fantasia di Antonio Fusco, funzionario della Polizia di Stato e, pertanto, addetto ai lavori abilissimo nel trasferire su carta l’importante bagaglio di esperienza maturata sul campo. Si tratta dell’ispettore Massimo Valeri, figura davvero interessante nei cui confronti la simpatia, da parte del lettore, è immediata. Serio professionista e personaggio ironico e dissacrante quanto basta, lo Zingaro - così viene chiamato a causa delle sue origini - si discosta da quelli che potrebbero essere i soliti schemi entro i quali inquadrare una tale figura professionale. Proveniente da una famiglia di etnia sinti e adottato da giovane, vive su un’imbarcazione ormeggiata nel porto turistico di Roma, in compagnia della gatta Lorena, che con lui condivide un profondo senso di indipendenza. Valeri ha fatto della lotta al pregiudizio e alle gerarchie imposte la sua personale battaglia e non riesce a mostrare indifferenza di fronte alla muta richiesta di aiuto di una giovane donna che, sofferente e dignitosa, staziona da tempo davanti al suo ufficio e vuole sapere che ne è stato del suo promesso sposo, il giovane insieme al quale è fuggita dall’Eritrea alla ricerca di un futuro meno difficile. E quando, insieme a un assistente scomodo quanto lui stesso e perciò assegnatogli come collega, individua il giovane extracomunitario e non può che accertarne la morte, Valeri realizza che la ricerca non si è conclusa, perché occorre chiarire se la morte del giovane sia davvero accidentale, come i primi superficiali controlli fanno presupporre, o se si tratti invece di un omicidio. Nulla è come sembra quindi, e anche gli ultimi, quelli che spesso sono destinati a rimestare nel fango delle loro desolate esistenze, meritano attenzione; anche a loro deve essere concessa la consolazione, per quanto magra, della verità. Un intreccio sapientemente composto - d’altra parte l’abilità di Fusco come tessitore di trame è indubbia - nel quale oppressori e oppressi si fondono e confondono e solo la determinazione e il profondo senso di giustizia di un personaggio tanto affascinante quanto complesso come è Valeri potranno cercare di porre ogni tessera di quel contorto puzzle che è la vita al loro posto. Una vicenda che sdogana un protagonista che buca la pagina e una lettura estremamente interessante. La prima, si spera, di una lunga serie.