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Io ti guardo

Io ti guardo

Elena ha quasi trent’anni e adesso che ha ottenuto il suo primo vero lavoro si può dire soddisfatta della sua vita. Le è stato affidato il restauro di un bellissimo affresco di un autore anonimo del ’700 in un palazzo antico nel cuore di Venezia, la sua splendida città, e il suo unico problema adesso è riuscire a ricreare la giusta sfumatura di rossi per i chicchi di melograno, il frutto che nel sensuale affresco che ritrae il Ratto di Proserpina ha un ruolo simbolico fondamentale. Elena ama il suo lavoro con passione, è abituata a leggere l’arte e la realtà attraverso le sfumature di colore. Ma nella sua vita tranquilla non c’è molto spazio per altre sfumature; meno male che c’è la sua amica di sempre, Gaia, biondina tutto pepe, professione PR e personal shopper, che cerca sempre di coinvolgerla nella sua vita rutilante. Con scarsi risultati, peraltro. Da pochissimo un caro amico degli anni dell’università, Filippo, le ha rivelato i suoi sentimenti più profondi; anche Elena gli vuole molto bene e la sicurezza che lui le ispira potrebbe essere alla base di una bella storia. Un giorno il proprietario del palazzo nobiliare, il committente del restauro, le annuncia che lì andrà ad abitare uno chef di fama internazionale di origine siciliana, perché deve avviare un nuovo ristorante in città. Elena non è affatto contenta di avere tra i piedi qualcuno che turbi la sua concentrazione, ma non può immaginare ancora quanto. Leonardo è un quarantenne muscoloso e affascinante, bruno, occhi scuri e penetranti, capelli un po’ lunghi, barba incolta: al suo occhio di esperta d’arte pare un personaggio di Goya, di certo altrettanto inquietante e sinistramente seducente. Pochi giorni e pochi scambi di battute – dal primo momento lui a turbare i suoi pensieri – ed Elena si ritrova in balia dei sensi come mai le era capitato, a fare sesso con Leonardo sul pavimento ai piedi dell’affresco. Ma non è l’inizio di una storia d’amore. Lui le ha proposto un patto apparentemente assurdo, la guiderà in una specie di percorso di formazione alla ricerca del piacere e alla scoperta della sua sensualità solo se lei prometterà di non innamorarsi mai. Prendere o lasciare. Elena ha poche esitazioni e accetta, Leonardo le ha fatto intravedere un mondo sconosciuto al quale non sa e non vuole rinunciare. Ma saprà mantenere fede a quanto ha promesso?

All’autrice – Irene Cao, giovane esordiente pordenonese, laureata in Lettere Classiche, dottorato in Storia Romana, ex barista, hostess, commessa – non fa piacere sentirselo ripetere di continuo da quando è uscito il primo volume della trilogia erotica-sentimentale dell’estate, ma è inevitabile pensare che Io ti guardo, Io ti sento, Io ti voglio siano le risposte italiane di Rizzoli alle “Sfumature” di E. L. James targate Mondadori che hanno fatto saltare il banco nel 2012, e lasciarsi tentare comunque da un confronto. Lo schema-base, d’altra parte, è inevitabilmente quello di genere, sempre collaudato e sempre efficace fin dai tempi di Colette, del romanzo inglese delle Brontë o della Austen ma anche delle storie antiche: lei carina, dolce e timida, lui impetuoso bello e un po’ str… ehm, dannato. Il romance, condito da una buona dose di sesso – ormai divenuto patrimonio letterario femminile, inteso di autrici e lettrici – è la moda del momento, non possiamo nasconderlo. La Cao ci tiene a sottolineare di aver scritto prima della scorsa estate il nucleo della sua storia nella quale non c’è solo erotismo ma anche “componenti del romanzo tipico italiano” e una “componente emozionale” che allontana i suoi libri dal “meccanicismo” delle scene erotiche della James. Quindi, siamo o no davanti ad uno dei tanti cloni? No, o meglio non proprio. Innanzitutto la scrittura. La formazione culturale di uno scrittore influisce in maniera evidentemente decisiva, c’è poco da fare, e che la Cao abbia alle spalle studi classici si vede eccome. E non solo nei riferimenti all’arte, al cibo, alla bellezza preziosa di una città fuori dall’ordinario come Venezia, ma soprattutto nella scrittura scorrevole, gradevole, ben strutturata, volutamente semplice ma non banale. Nient’affatto una dote così scontata in un momento in cui scrivere correttamente è già quasi un’eccezione, per una serie di motivi. Poi, in un contesto in cui è difficile ormai scandalizzare anche con le parole, è parsa apprezzabile la scelta di un linguaggio esplicito ma mai volgare, appena demodé, patinato e più elegante nelle scene di sesso, un linguaggio che comunque nulla toglie all’erotismo; curioso che invece in molti blog diverse donne se ne lamentino. Eppure che ci sia pepe e non peperoncino – per restare in tema di cibo – in una storia che si definisce soprattutto romantica ci sta, no? Particolarmente apprezzabili risultano poi gli altri due protagonisti di questa storia, gli elementi che la rendono diversa e godibile. In primo luogo l’ambientazione italianissima che è certo un pregio e in questo primo volume non poteva che essere Venezia, romantica ma non sdolcinata, con la sua bellezza raffinata e malata, come fosse sempre ad un passo da un crollo che non arriva mai; per intenderci la Venezia celebrata magistralmente da Luchino Visconti nella sua trasposizione cinematografica del romanzo di Thomas Mann, Der tod in Venedig, con la sua opulenza e la sua semplicità, qui non solo colta nel suo aspetto caotico e turistico ma anche in quello più intimo e in ombra delle piccole calli di sera. Poi il cibo, un tripudio di sapori, odori e colori che il passionale chef insegna ad Elena, alla conquista di un piacere assoluto e imprescindibile da e attraverso tutti i sensi, in una sorta di educazione erotica insomma. Sesso e cibo non è, in realtà, un binomio originalissimo, intendiamoci, pensiamo ai romanzi di Laura Esquivel, di Joanne Harris, di Isabel Allende, ma gli esempi sarebbero infiniti. Tuttavia era da tempo che non se ne leggeva una interpretazione così leggera e allo stesso tempo intensa; un binomio sostanzialmente sotteso al successo che, da un po’ di tempo a questa parte, stanno riscuotendo libri e programmi televisivi di cucina. A proposito. Irene Cao ha raccontato di essersi ispirata per la figura di Leonardo alla cucina di Filippo La Mantia, chef siciliano dalla storia curiosa, ma alla sottoscritta la descrizione fisica del personaggio ha fatto venire in mente piuttosto il fascinoso Carlo Cracco di MasterChef Italia! Chissà se un giorno riuscirò a domandarle se questa associazione pare evidente solo a me… Da segnalare infine la vincente strategia di lancio della Rizzoli che per questo primo volume della trilogia, seguito a breve distanza dagli altri, ha ridotto il prezzo a soli cinque euro. In questo modo tutte, care amiche, potrete provare a dedicare ad Elena e Leonardo qualche ora sulla spiaggia e decidere se volete sapere come andrà a finire la loro storia.

LEGGI L’INTERVISTA A IRENE CAO