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Io ti ho trovato

iotihotrovato

Alice è nella minuscola mansarda attrezzata ad atelier della sua piccolissima casa. Compone collage con ritagli di vecchie mappe e carte geografiche e li vende su internet, ricavandone cifre assurde. Riesce a vendere uno o due collage alla settimana, grazie ai quali può mandare avanti la sua famiglia. Fuori dalla finestra riesce a vedere le onde del Mare del Nord che si infrangono sul molo di cemento, sollevando grandi schizzi di schiuma. Nello schermo del suo iPad, invece, quel che vede è un salotto quadrato, un gatto su un divano verde e una teiera posata su un basso tavolino. In sottofondo sente la voce di sua madre che parla con la badante, mentre suo padre ogni tanto si inserisce nella conversazione. Quando si è trasferita al Nord, sei anni prima, mai avrebbe preso in considerazione l’idea che i suoi genitori, energici e intelligenti, di lì a poco sarebbero stati entrambi colpiti dall’Alzheimer e avrebbero avuto bisogno di assistenza costante. L’escamotage di osservarli attraverso l’iPad non è il massimo, ma se non altro riesce a rassicurarla un po’. Alice alza la testa dallo schermo e guarda fuori. Quell’uomo è ancora lì, sulla spiaggia. L’ha notato per la prima volta alle sette del mattino, quando si è svegliata e ha aperto le tende. Ed è ancora nella stessa posizione: seduto sulla sabbia umida, braccia allacciate alle ginocchia, fermo a guardare il mare. L’uomo indossa jeans e camicia e non ha né cappotto, né cappello o sciarpa a ripararlo dal vento. C’è qualcosa in lui che preoccupa Alice: non è abbastanza malconcio da essere un vagabondo, né abbastanza strano da essere uno dei pazienti del centro di salute mentale del paese. Non sembra un tossico, fino ad ora non è comparsa alcuna bottiglia accanto a lui e non pare avere intenzioni suicide. Ha l’aria sperduta e non muove un muscolo neppure quando, più tardi, comincia a piovere e i capelli castani gli si appiccicano alla testa…

Due piani temporali e tre diverse narrazioni. Questo è l’espediente di cui Lisa Jewell - autrice londinese, nota per Ellie all’improvviso del 2018, divenuta scrittrice un po’ per gioco, dopo aver accettato una sfida, lanciata da un’amica, che consisteva nello scrivere tre capitoli di un romanzo in cambio di una cena nel suo ristorante preferito - si serve per costruire un intreccio capace di coinvolgere il lettore e tenerlo incollato alle pagine del romanzo. Da una parte, in un tempo presente un uomo ha perso la memoria. Dall’altra una giovane donna straniera è alla ricerca del marito, sposato da poco e sparito nel nulla senza lasciare traccia. Contemporaneamente, dal passato, si riaffacciano frammenti di una storia che dura il tempo di un’estate e travolge come un tornado ogni cosa incontri lungo il suo cammino: famiglia, affetti, innocenza. A mettere insieme i tasselli di un mosaico scomposto e parecchio articolato è una donna single, madre di tre figli e padrona di tre cani, che, per mantenere la famiglia, crea collage con i ritagli di vecchie mappe e carte geografiche. È una donna capace quindi di impegnarsi a fondo per far combaciare alla perfezione i più piccoli particolari e sa guardare oltre al dettaglio per ricomporre l’intero. Con un passato piuttosto complesso, fatto di scelte sbagliate e di rischi affrontati con coraggio, la donna, stravagante e anticonformista, sa farsi carico dell’intera vicenda e diventa anello di congiunzione fondamentale tra le varie parti di un puzzle le cui tessere, trovata la giusta collocazione, creano un’immagine d’insieme in grado di sciogliere ogni dubbio e di mostrare la verità e tutto ciò che essa sottende. Pur con la presenza di qualche cliché e di un paio di ingenuità narrative, la Jewell riesce, com’è nel suo stile, a confezionare una storia scorrevole - carica di colpi di scena e di indizi ben disseminati qua e là nel corso della narrazione - e a creare quella tensione indispensabile a mantenere viva la tensione nel lettore. Un romanzo interessante, che racconta l’amore in diverse delle sue possibili accezioni, da quello sano a quello guasto, da quello cui ci si aggrappa per il disperato desiderio di sentirlo reale a quello capace di ingannare, di deludere e di ferire.