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Io ti voglio

Io ti voglio

Elena è rimasta sola. Ha lasciato Filippo, il suo ragazzo. Leonardo, lo chef dalle rughette sexy e la voce profonda e sensuale, le ha dichiarato il suo amore ma ha scelto di restare al fianco di sua moglie, adesso che sta meglio e vuole tornare a casa con lui. Elena ha cercato di colmare a suo modo il vuoto che Leo ha lasciato dentro di lei, ma ha finito per allontanare tutti: ha perso interesse per il suo lavoro, ha litigato col suo capo e si è licenziata; sopporta malvolentieri Paola, la collega con la quale ora convive, che si preoccupa per lei; vede poco i genitori perché le fanno troppe domande; è sempre sopra le righe e finisce per fare una scenata anche a Gaia, la sua migliore amica, rovinandole il giorno delle nozze. Ma soprattutto passa tutte le notti ad ubriacarsi nel locali a fare sesso insoddisfacente e promiscuo con sconosciuti, ogni sera uno nuovo rimorchiato da qualche parte. Solo Martino – lo studente ventenne che la adora ed è suo amico – le suscita un po’ di tenerezza, così quando si incontrano quasi casualmente a Venezia lei gli regala una dolce prima volta. Come se non bastasse un giorno le compare davanti Lucrezia, la moglie di Leo, che le rivolge accuse e minacce confuse; Elena non ha nemmeno voglia di capire cosa voglia quella donna ma per sfuggirle cade e viene investita da un’auto in corsa. Quando si risveglia in ospedale accanto a lei c’è proprio lui, Leonardo. È tornato per prendersi cura di lei e quando viene dimessa la porta con sé a Stromboli, dove è nato. In quella specie di paradiso in miniatura Elena torna pian piano alla vita e Leo aiuta il suo corpo a recuperare la capacità di provare piacere, smarrita nelle innumerevoli avventure di una notte. Perché loro due ora si appartengono. Tuttavia neppure rifugiarsi in paradiso serve ad impedire alle questioni irrisolte di tornare a bussare alle porte della propria felicità. E ce n’è davvero qualcuna di troppo ingombrante là fuori…

Si conclude la trilogia erotico-sentimentale che domina che le classifiche italiane di vendita, ed era inevitabile che si concludesse con un happy end; d’altra parte se nemmeno le favole si concludessero più con “e vissero felici e contenti” avremmo davvero ormai ben poche certezze. Per la verità forse in questo caso ce n’è addirittura un po’ troppo e le ultime pagine suonano appena superflue, ma tant’è. Questa terza parte della storia di Elena e Leo, nonostante l’inizio forzato in cui lei da schiva e riservata s’è trasformata in una specie di ninfomane impegnata in una discesa agli inferi ad un tempo scontata e assurda, è gradevole e mostra una maggiore consapevolezza di scrittura e una acquisita sicurezza che giova non poco. Le descrizioni delle bellezze naturali di un’isola meravigliosa come Stromboli appaiono funzionali alla storia d’amore che così, in certo modo, se ne arricchisce, almeno quanto avviene con il binomio eros–cibo, anche questo “utilizzato” con più efficacia. Persino nelle scene d’amore la penna s’è fatta più sicura e raggiunge un maggior tasso erotico con più classe. Resta qualche ingenuità, tutto sommato perdonabile: ma davvero è possibile che a trent’anni qualcuno non abbia mai assaggiato un riccio di mare e nemmeno lo abbia visto aperto? E qualche nota che – basta un attimo! – da erotica diventa comica: ma su un’isola in cui i prodotti dalla terraferma arrivano di rado, come fa Elena a rinnovare la sua scorta di slip di pizzo, considerate le volte in cui immancabilmente finiscono strappate nell’impeto della passione? Battute a parte, la protagonista non riesce più simpatica che nei romanzi precedenti, anzi a tratti appare più frivola e ciò non le giova, eppure la storia di queste due metà della mela destinate a farsi uno appassiona e chiede prepotentemente di essere letta fino in fondo. A conclusione ci sentiamo di dire che con tutta probabilità se questa storia fosse confluita in un unico romanzo avrebbe forse funzionato meglio, ma ci sono logiche commerciali che la ragione non conosce, per parafrasare – male – una frase del buon Blaise Pascal. Ciononostante non perdiamo l’occasione per consigliare questa lettura alle amiche che sotto l’ombrellone vogliono dedicarsi ad una storia leggerissima e senza impegno, come è giusto che sia in estate. Con la curiosità di leggere – al più presto, si spera – un nuovo romanzo della Cao, alla quale non mancano certo ottime qualità. Ad maiora, Irene!

LEGGI L’INTERVISTA A IRENE CAO