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Ippolito – La tragedia dell’amore

Ippolito – La tragedia dell’amore

L’ira delle donne può avere nefaste conseguenze. Soprattutto quando due donne occupano un posto di rilievo nell’Olimpo e vogliono primeggiare l’una sull’altra. A contendersi il cuore del giovane Ippolito, figlio di Perseo, sono infatti Afrodite e Artemide. La prima, la Dea della bellezza e dell’amore, non accetta che il giovane non si sia ancora abbandonato ai piaceri carnali, indossando la sua verginità e facendone un vanto. Artemide, Dea della caccia, è più incline ad altri piaceri: la forza racchiusa nel suo arco è letale per qualunque uomo o essere animale ella decida di colpire. Ippolito è alla seconda che dona il suo cuore e la sua anima. È un cacciatore che conosce il solo linguaggio delle armi e della forza fisica, disprezzando quello dell’amore. Ciò fa nascere nell’orgogliosa Afrodite il desiderio di vendetta. La Dea fa innamorare del giovane la sua matrigna, Fedra, che, rispettosa e devota al marito Perseo, preferisce impiccarsi e togliersi la vita piuttosto di tradirlo. Prima di impiccarsi e di intraprendere il suo viaggio verso il regno dei morti, lascia al marito un biglietto con su scritta la confessione della sua colpa. Apprendere ciò che la moglie aveva sofferto per il figlio Ippolito lo acceca, senza concedergli dubbi: lui ha sedotto la defunta moglie inducendola in tentazione e, per questo, merita di pagare. Perseo si scaglia contro il suo stesso figlio, sangue del suo sangue, chiedendo vendetta a Poseidone, Dio dei mari. Essa gli verrà concessa, donando alla scaltra Afrodite una meravigliosa visione del compimento dei suoi piani. O almeno, in parte...

Ippolito, personaggio amato da Seneca e D’Annunzio, arriva a noi grazie alle tragedie di Euripide. Quella di Fedra ed Ippolito è la massima espressione di un culto molto caro ai greci: quello dell’eros. Non praticarlo, non concedersi al piacere carnale, non amare erano non solo prove di poco coraggio verso le frecce di Cupido, ma anche un insulto ad Afrodite. Un ‘peccato’, lo definiremmo noi oggi. Come può il giovane Ippolito, principe greco, rinnegare il volere di una Dea? Semplicemente non può. Ed ecco scatenarsi la tragedia che, ancora oggi, accende la passione nei cuori di chi la ascolta. La fedeltà al marito era un altro dei valori fondamentali nella Grecia antica: l’uomo era libero di commettere adulterio, la donna doveva essere devota. Fedra è la rappresentazione più pura del rispetto coniugale, preferendo morire che macchiarsi del peccato del tradimento. Una tragedia piena di insegnamenti per i giovani Greci, i quali sapevano di potersi abbandonare ai piaceri concessi da Afrodite, ma con delle regole ben stabilite. Ammiriamo il personaggio di Fedra per la sua determinazione e disprezziamo, almeno in parte, i personaggi maschili. Come possono Ippolito e Perseo lasciarsi così sopraffare dalla vendetta? Gli uomini sono deboli all’inebriante voce di Afrodite. Tuttavia, la commozione che arriva al momento della rivelazione, la salvezza nel perdono e l’accettazione dei propri errori redimono i ciechi. Un racconto appassionante e tragico, reso ancora più coinvolgente dalla moltitudine di colori sprigionati dalla mano esperta dell’illustratrice Emanuela Orciari.